Nei giorni scorsi nonno Talpone e la sua Istrice sono andati nel Monferrato per fare la vendemmia.
E’ una consuetudine lontana, per molti anni Talpone è andato nella vigna del suo vecchio amico Rinaldo, un burbero piemontese di poche parole, diffidente all’inizio come tutti quelli della sua terra, ma con una vena d’oro di gentilezza e generosità una volta diventato amico.
Sono passati decenni, anche se i ricordi sono nitidi e precisi purtroppo la vita si srotola, portando via uomini e cose.
Così tre anni fa ha travolto quella persona adorabile e fidata, con una tragica lunga agonia, che ha lasciato un segno lacerante in tutti quelli a lui vicini.
Ma niente cambia nel nostro coraggioso Talpone : Rinaldo è ben presente e vitale nella sua mente, niente sfugge dei ricordi lontani, sono quelli recenti che talvolta paiono vacillare.
Quindi lui si sente orgoglioso e felice di andare ogni anno su quelle colline per vendemmiare a settembre, in quei filari gonfi di grappoli, da tagliare delicatamente tra le foglie rossastre e riporre prima nei secchie poi nella gerla del portatore che la verserà nella bigoncia del rimorchio.
Quando si è terminato, si segue il trattore sino al magazzino, ove viene allegramente macinata dalla diraspatrice e il succo viene pompato su fino ai grandi contenitori a fermentare.
Ovunque un profumo acuto e inebriante di mosto, si prepara il vino nuovo, che tante cure e travasi dovrà subire fino ad affinarsi in delizia del palato, intanto, concluse le prime operazioni, si va a pranzare con grasse portate di fritti, bolliti e buon vino vecchio.
Quest’anno purtroppo il raccolto è stato magro.
Una malattia ancora sconosciuta ha seccato molti ceppi nei filari, il vitigno della Barbera e del Dolcetto hanno subito gravi danni, anche la Francia sta soffrendo di questa malattia.
Stranamente solo il ceppo del Merlot sembra essere più resistente e ha fornito un buon raccolto.
Mentre potava e riponeva i grappoli nonno Talpone sentiva vicina la presenza del suo amico Rinaldo, con il suo viso sornione e leggermente beffardo, alla Paolo Conte, che sospirava “ Ma guarda un po’, ci toccherà bere delle bottiglie di Barbera in gran parte preparate con uva veneta !”
Ma forse è il minore dei mali mio caro, quando si leggono i giornali alla mattina per la disperazione e la rabbia occorre ricorrere al conforto di un numero doppio di bottiglie, con la tentazione di tirarle, svuotate s’intende.
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