La gentile mamma dei miei due nipotini, l’avvocato Tuttopiede, mi ha riferito che, mentre era ai giardinetti con i piccoli, è stata avvicinata da un burbero signore non più giovane che ha avuto da recriminare sulla maglietta di suo figlio.
Nonno Talpone ha subito chiesto quale fosse il motivo, temendo che gli avessero fatto indossare una delle solite magliette con quelle scritte teoricamente spiritose, tipo quella da lui stesso sbadatamente sbandierata per tutto il paesello umbro quando faceva le corsette agonistiche.
Scoprendo in seguito che portava sul petto una scritta in italiano che recitava “ Tengo sempre dei preservativi in tasca, ogni tanto li spolvero “
Niente di tutto questo, il piccolo scoiattolino aveva una maglietta della GAP, che, è stato spiegato in seguito a nonno Talpone, è il marchio di una catena di negozi di abbigliamento americana, tipo discount.
GAP ?
E allora ?
Ah, forse il vecchio imbecille del quartiere locale pseudo- vip, aveva forse alluso alle unità del Gruppo di Azione Partigiana, operanti nelle città italiane nella Resistenza ( 1943-1945 ).
Con quella cervellotica reminiscenza il vecchio nostalgico aveva pensato bene di sgridare un bambino di cinque anni e la sua giovane mamma.
A pensarci bene aveva ragione, forse si doveva andare a comperare le magliette da UBA UBA ( ma esiste ancora ? ), o meglio da BUNGA BUNGA.
Aggiornatevi mamme, se volete convivere nel quartiere degli pseudo vip, detto anche Wisteria Lane.
Thursday, 29 September 2011
Wednesday, 28 September 2011
NON HO L’ETA’
Tre giorni senza scrivere un post e nonno Talpone si sente in colpa come se avesse marinato la scuola, come ha potuto mancare all’appuntamento con il suo blog ?
Vero che non ha ricevuto richiami all’ordine dal figlio Martello di dio, troppo impegnato con il suo trasloco di casa, sommerso da scatoloni e preso da donazioni alla Charity di ogni tipo di libri, vestiti, oggetti, tanto da ridursi probabilmente a due valige e due gatti, oltre al Tasso irlandese ovviamente.
Non è stato nemmeno punto da mosca tze-tze , cadendo in letargo, anche se per i maligni questo è quasi un suo stato endemico.
Semplicemente Talpone ha raggiunto per pochi giorni la sua amata Istriciotta in Umbria e laggiù si è fatto irretire dalla fantasia di fare qualcosa di concreto e manuale, così ha chiamato il suo fido muratore Georghiu, abile giovanotto rumeno, iniziando una serie di pesanti lavoretti di manutenzione all’esterno di casa.
Le sue enfatiche affermazioni “ Non so a quali generazione appartengo “ si sono liquefatte rapidamente già alla prima sera, dopo nove ore di picconamento e scarriolature di terriccio e pietre.
Il secondo pomeriggio dopo sei ore ha pagato e ringraziato l’amico muratore per l’opera prestata e subito dopo cena si è trascinato a letto sfinito.
Dopo una giornata di riposo ha ripreso la penna e il computer con le mani ancora dolenti per stendere queste poche righe.
Nonno Talpone non si rende conto che, se è nonno, magari avrà anche gli anni e le forze relative al suo status, quindi forse si deve rassegnare a sognare le avventure e le prove di forza, va bene continuare a giocare ai pirati e ai cavalieri medioevali con gli amati nipotini.
Poi lavate le mani, andare a cena e poi tutti a nanna.
Vero che non ha ricevuto richiami all’ordine dal figlio Martello di dio, troppo impegnato con il suo trasloco di casa, sommerso da scatoloni e preso da donazioni alla Charity di ogni tipo di libri, vestiti, oggetti, tanto da ridursi probabilmente a due valige e due gatti, oltre al Tasso irlandese ovviamente.
Non è stato nemmeno punto da mosca tze-tze , cadendo in letargo, anche se per i maligni questo è quasi un suo stato endemico.
Semplicemente Talpone ha raggiunto per pochi giorni la sua amata Istriciotta in Umbria e laggiù si è fatto irretire dalla fantasia di fare qualcosa di concreto e manuale, così ha chiamato il suo fido muratore Georghiu, abile giovanotto rumeno, iniziando una serie di pesanti lavoretti di manutenzione all’esterno di casa.
Le sue enfatiche affermazioni “ Non so a quali generazione appartengo “ si sono liquefatte rapidamente già alla prima sera, dopo nove ore di picconamento e scarriolature di terriccio e pietre.
Il secondo pomeriggio dopo sei ore ha pagato e ringraziato l’amico muratore per l’opera prestata e subito dopo cena si è trascinato a letto sfinito.
Dopo una giornata di riposo ha ripreso la penna e il computer con le mani ancora dolenti per stendere queste poche righe.
Nonno Talpone non si rende conto che, se è nonno, magari avrà anche gli anni e le forze relative al suo status, quindi forse si deve rassegnare a sognare le avventure e le prove di forza, va bene continuare a giocare ai pirati e ai cavalieri medioevali con gli amati nipotini.
Poi lavate le mani, andare a cena e poi tutti a nanna.
Tuesday, 27 September 2011
TENNIS E PAPPATACI
Forse i recenti temporali faranno scomparire questa miriade di piccolissimi pappataci, proliferati in questa caldissima estate, insetti voraci che ci riempiono di punture, facendoci grattare furiosamente in ogni parte del corpo, lasciando gonfiori e pustolette fastidiose.
Nonno Talpone rimpiange perfino le vecchie zanzare, quelle grosse dalle lunghe zampette, non meno fameliche, ma almeno visibili e, forse, schiacciabili.
No, queste sono microscopiche, dicono che siano cinesi, forse anche perché anche loro sono prodotte in economia.
Certamente si possono acquistare pomate, spray, diffusori elettrici, gabbiette con lucine azzurre che con poderosi schiocchi fulminano ogni incauto insetto che vi si avvicini.
Personalmente il vecchio Talpone preferiva il vecchio zampirone a spirale quando doveva sostare all’aperto, anche se il districare le due spirali unite era un gioco di pazienza orientale e di solito finiva con la distruzione furiosa degli incastri.
Meglio di tutto quelle candeline aromatiche che danno allegria e forse sicurezza.
Ma qualche giorno fa lui ha fatto un’importante scoperta : i soliti cinesi hanno inventato una racchetta colorata che, azionando un pulsante, si elettrifica e con un breve schiocco distrugge tutti gli insetti invisibili che incontra nella sua traiettoria.
Nonno Talpone, ha il segreto rimorso di essere una plateale “ schiappa” nel gioco del tennis, del pingpong e di ogni gioco che richiede l’uso di una palla.
In pratica non ne vede la traiettoria, il movimento, l’uso stesso gli sta antipatico e frustrante.
Ecco finalmente la sua rivincita, ora si aggira per le stanze con la sua racchetta colorata, la muove intorno con mosse sapienti, che lui ritiene di Tai Chi Chuan, ad ogni schiocco un sorriso beato gli si delinea sulle labbra, fa ginnastica e si sente un paladino, un ammazzasette delle favole.
Tre consigli :
- Attenti a non folgorarvi da soli con movimenti incauti
- Le mosche sono troppo veloci, occorre ancora la vecchia paletta
Nonno Talpone rimpiange perfino le vecchie zanzare, quelle grosse dalle lunghe zampette, non meno fameliche, ma almeno visibili e, forse, schiacciabili.
No, queste sono microscopiche, dicono che siano cinesi, forse anche perché anche loro sono prodotte in economia.
Certamente si possono acquistare pomate, spray, diffusori elettrici, gabbiette con lucine azzurre che con poderosi schiocchi fulminano ogni incauto insetto che vi si avvicini.
Personalmente il vecchio Talpone preferiva il vecchio zampirone a spirale quando doveva sostare all’aperto, anche se il districare le due spirali unite era un gioco di pazienza orientale e di solito finiva con la distruzione furiosa degli incastri.
Meglio di tutto quelle candeline aromatiche che danno allegria e forse sicurezza.
Ma qualche giorno fa lui ha fatto un’importante scoperta : i soliti cinesi hanno inventato una racchetta colorata che, azionando un pulsante, si elettrifica e con un breve schiocco distrugge tutti gli insetti invisibili che incontra nella sua traiettoria.
Nonno Talpone, ha il segreto rimorso di essere una plateale “ schiappa” nel gioco del tennis, del pingpong e di ogni gioco che richiede l’uso di una palla.
In pratica non ne vede la traiettoria, il movimento, l’uso stesso gli sta antipatico e frustrante.
Ecco finalmente la sua rivincita, ora si aggira per le stanze con la sua racchetta colorata, la muove intorno con mosse sapienti, che lui ritiene di Tai Chi Chuan, ad ogni schiocco un sorriso beato gli si delinea sulle labbra, fa ginnastica e si sente un paladino, un ammazzasette delle favole.
Tre consigli :
- Attenti a non folgorarvi da soli con movimenti incauti
- Le mosche sono troppo veloci, occorre ancora la vecchia paletta
Sunday, 25 September 2011
FIGLI, NIPOTI E FAVOLE
Dalle alte vette dolomitiche sono finalmente scesi a trovarci il temibile Martello di dio e il sorridente Tasso irlandese, dopo nove giorni di arduo trekking.
Mamma Istrice da due giorni aveva pulito e rassettato casa, imbandito una quantità pantagruelica di specialità, con opportune varianti: vegetariane ( per uno ), celiache ( per l’altro ), ordini e ingiunzioni ( per Talpone ).
Una volta lavati e sfamati, mentre la lavatrice cominciava il suo tour de force di lavaggio intensivo di una serie impressionante di indumenti luridi ma altamente tecnologici ( persino le mutande erano di fibra speciale ), il caro figliolo ha cominciato subito a pianificare programmi, visite e gite per i genitori da qua al settembre del prossimo anno, in accordo con la Grande Madre.
Si è poi accorto del genitore maschio e l’ha gentilmente blandito con amorosi vezzeggiativi, quali “ Ciccione “, “ Sei grasso, grasso, grasso !”, “ Ma quanto pesi ?”, “ Ti sei finalmente iscritto in palestra e in piscina ?”, “ Ma quanto mangi, tira indietro la pancia “, “ Allora sei proprio senza denti ?”.
Il grande martellatore ha poi espresso la più vivida disapprovazione per la favola di Alice raccontata alla nipotina “ Ma insomma dovevi proprio spaventarla in quel modo ? Sei un incosciente, stai attento quando parli !”.
Non so come a 2500 metri si fosse collegato a internet e avesse letto i vari post, non si era fatto sentire credo solo per costi telefonici, ma ha recuperato in fretta, Talpone, come tutti i padri messi in minoranza nelle discussioni famigliari, ha abbozzato.
Il buon Tasso irlandese prudentemente in questo caso ha preferito astenersi e fare “ l’inglese”.
Quando il pater familias ha cercato di fare qualche battuta di diversione dal tema “ pesi & misure “ si è sentito dire, amorevolmente s’intende, scherzosamente senz’altro, “Ma perché non lo ricoveri in qualche istituto, come la Baggina ?”( Lui)
“ Perché mi costerebbe troppo “ ( Lei )
A questo punto era l’ora di andare a ritirare i nipotini all’asilo e Talpone vi si è incamminato di buon passo, lasciando il caldo nido famigliare, per prendere aria e fare della salutare ginnastica tra le verdi strade milanesi, ombrose di tunnel sotto le ferrovie, giungendo dai suoi adorati con la sua scatoletta magica di metallo piena di caramelle, comprese le famose coca coline, dette tecnicamente “ Cola Fritz”.
Rifocillati i nipotini con pane e marmellata di limone, due bicchieri di succo di arancia, in attesa dei genitori, nonno Talpone timorosamente ha provato a raccontare loro la storia del fantasma Alice.
Secondo il convinto parere del nonno, i bambini amano ancora le favole raccontate con amore e partecipazione da anziani come lui, senz’altro con migliori risultati che l’utilizzo intensivo di televisione, giochetti elettronici e ( orribile !) i libri sonori, dato che niente supera la parola, questa magia che è il tratto distintivo dell’uomo.
Il risultato della narrazione è stato una serie di domande tecniche.
“ Ma perché quel signore non aveva la televisione e il frigorifero ?”
“ Ma i fantasmi non sono tutti grandi e grossi ?”
“ Perché la bambina non ha chiesto da bere una Coca Cola o una Fanta, che sono più buone ?”
“ C’era un’altalena nel giardino della casetta ?”
Per finire con un’affermazione definitiva dello Scoiattolo “ Spiderman avrebbe ammazzato tutti i fantasmi senza problemi ”
La piccola Piovra “ Anca Supemmen !”
Si sono quindi rimessi a giocare tra loro, indossando i loro costumi di Darth Fenner e di Iron Man, prendendosi allegramente a cuscinate.
Mamma Istrice da due giorni aveva pulito e rassettato casa, imbandito una quantità pantagruelica di specialità, con opportune varianti: vegetariane ( per uno ), celiache ( per l’altro ), ordini e ingiunzioni ( per Talpone ).
Una volta lavati e sfamati, mentre la lavatrice cominciava il suo tour de force di lavaggio intensivo di una serie impressionante di indumenti luridi ma altamente tecnologici ( persino le mutande erano di fibra speciale ), il caro figliolo ha cominciato subito a pianificare programmi, visite e gite per i genitori da qua al settembre del prossimo anno, in accordo con la Grande Madre.
Si è poi accorto del genitore maschio e l’ha gentilmente blandito con amorosi vezzeggiativi, quali “ Ciccione “, “ Sei grasso, grasso, grasso !”, “ Ma quanto pesi ?”, “ Ti sei finalmente iscritto in palestra e in piscina ?”, “ Ma quanto mangi, tira indietro la pancia “, “ Allora sei proprio senza denti ?”.
Il grande martellatore ha poi espresso la più vivida disapprovazione per la favola di Alice raccontata alla nipotina “ Ma insomma dovevi proprio spaventarla in quel modo ? Sei un incosciente, stai attento quando parli !”.
Non so come a 2500 metri si fosse collegato a internet e avesse letto i vari post, non si era fatto sentire credo solo per costi telefonici, ma ha recuperato in fretta, Talpone, come tutti i padri messi in minoranza nelle discussioni famigliari, ha abbozzato.
Il buon Tasso irlandese prudentemente in questo caso ha preferito astenersi e fare “ l’inglese”.
Quando il pater familias ha cercato di fare qualche battuta di diversione dal tema “ pesi & misure “ si è sentito dire, amorevolmente s’intende, scherzosamente senz’altro, “Ma perché non lo ricoveri in qualche istituto, come la Baggina ?”( Lui)
“ Perché mi costerebbe troppo “ ( Lei )
A questo punto era l’ora di andare a ritirare i nipotini all’asilo e Talpone vi si è incamminato di buon passo, lasciando il caldo nido famigliare, per prendere aria e fare della salutare ginnastica tra le verdi strade milanesi, ombrose di tunnel sotto le ferrovie, giungendo dai suoi adorati con la sua scatoletta magica di metallo piena di caramelle, comprese le famose coca coline, dette tecnicamente “ Cola Fritz”.
Rifocillati i nipotini con pane e marmellata di limone, due bicchieri di succo di arancia, in attesa dei genitori, nonno Talpone timorosamente ha provato a raccontare loro la storia del fantasma Alice.
Secondo il convinto parere del nonno, i bambini amano ancora le favole raccontate con amore e partecipazione da anziani come lui, senz’altro con migliori risultati che l’utilizzo intensivo di televisione, giochetti elettronici e ( orribile !) i libri sonori, dato che niente supera la parola, questa magia che è il tratto distintivo dell’uomo.
Il risultato della narrazione è stato una serie di domande tecniche.
“ Ma perché quel signore non aveva la televisione e il frigorifero ?”
“ Ma i fantasmi non sono tutti grandi e grossi ?”
“ Perché la bambina non ha chiesto da bere una Coca Cola o una Fanta, che sono più buone ?”
“ C’era un’altalena nel giardino della casetta ?”
Per finire con un’affermazione definitiva dello Scoiattolo “ Spiderman avrebbe ammazzato tutti i fantasmi senza problemi ”
La piccola Piovra “ Anca Supemmen !”
Si sono quindi rimessi a giocare tra loro, indossando i loro costumi di Darth Fenner e di Iron Man, prendendosi allegramente a cuscinate.
Saturday, 24 September 2011
VENDEMMIA
Nei giorni scorsi nonno Talpone e la sua Istrice sono andati nel Monferrato per fare la vendemmia.
E’ una consuetudine lontana, per molti anni Talpone è andato nella vigna del suo vecchio amico Rinaldo, un burbero piemontese di poche parole, diffidente all’inizio come tutti quelli della sua terra, ma con una vena d’oro di gentilezza e generosità una volta diventato amico.
Sono passati decenni, anche se i ricordi sono nitidi e precisi purtroppo la vita si srotola, portando via uomini e cose.
Così tre anni fa ha travolto quella persona adorabile e fidata, con una tragica lunga agonia, che ha lasciato un segno lacerante in tutti quelli a lui vicini.
Ma niente cambia nel nostro coraggioso Talpone : Rinaldo è ben presente e vitale nella sua mente, niente sfugge dei ricordi lontani, sono quelli recenti che talvolta paiono vacillare.
Quindi lui si sente orgoglioso e felice di andare ogni anno su quelle colline per vendemmiare a settembre, in quei filari gonfi di grappoli, da tagliare delicatamente tra le foglie rossastre e riporre prima nei secchie poi nella gerla del portatore che la verserà nella bigoncia del rimorchio.
Quando si è terminato, si segue il trattore sino al magazzino, ove viene allegramente macinata dalla diraspatrice e il succo viene pompato su fino ai grandi contenitori a fermentare.
Ovunque un profumo acuto e inebriante di mosto, si prepara il vino nuovo, che tante cure e travasi dovrà subire fino ad affinarsi in delizia del palato, intanto, concluse le prime operazioni, si va a pranzare con grasse portate di fritti, bolliti e buon vino vecchio.
Quest’anno purtroppo il raccolto è stato magro.
Una malattia ancora sconosciuta ha seccato molti ceppi nei filari, il vitigno della Barbera e del Dolcetto hanno subito gravi danni, anche la Francia sta soffrendo di questa malattia.
Stranamente solo il ceppo del Merlot sembra essere più resistente e ha fornito un buon raccolto.
Mentre potava e riponeva i grappoli nonno Talpone sentiva vicina la presenza del suo amico Rinaldo, con il suo viso sornione e leggermente beffardo, alla Paolo Conte, che sospirava “ Ma guarda un po’, ci toccherà bere delle bottiglie di Barbera in gran parte preparate con uva veneta !”
Ma forse è il minore dei mali mio caro, quando si leggono i giornali alla mattina per la disperazione e la rabbia occorre ricorrere al conforto di un numero doppio di bottiglie, con la tentazione di tirarle, svuotate s’intende.
E’ una consuetudine lontana, per molti anni Talpone è andato nella vigna del suo vecchio amico Rinaldo, un burbero piemontese di poche parole, diffidente all’inizio come tutti quelli della sua terra, ma con una vena d’oro di gentilezza e generosità una volta diventato amico.
Sono passati decenni, anche se i ricordi sono nitidi e precisi purtroppo la vita si srotola, portando via uomini e cose.
Così tre anni fa ha travolto quella persona adorabile e fidata, con una tragica lunga agonia, che ha lasciato un segno lacerante in tutti quelli a lui vicini.
Ma niente cambia nel nostro coraggioso Talpone : Rinaldo è ben presente e vitale nella sua mente, niente sfugge dei ricordi lontani, sono quelli recenti che talvolta paiono vacillare.
Quindi lui si sente orgoglioso e felice di andare ogni anno su quelle colline per vendemmiare a settembre, in quei filari gonfi di grappoli, da tagliare delicatamente tra le foglie rossastre e riporre prima nei secchie poi nella gerla del portatore che la verserà nella bigoncia del rimorchio.
Quando si è terminato, si segue il trattore sino al magazzino, ove viene allegramente macinata dalla diraspatrice e il succo viene pompato su fino ai grandi contenitori a fermentare.
Ovunque un profumo acuto e inebriante di mosto, si prepara il vino nuovo, che tante cure e travasi dovrà subire fino ad affinarsi in delizia del palato, intanto, concluse le prime operazioni, si va a pranzare con grasse portate di fritti, bolliti e buon vino vecchio.
Quest’anno purtroppo il raccolto è stato magro.
Una malattia ancora sconosciuta ha seccato molti ceppi nei filari, il vitigno della Barbera e del Dolcetto hanno subito gravi danni, anche la Francia sta soffrendo di questa malattia.
Stranamente solo il ceppo del Merlot sembra essere più resistente e ha fornito un buon raccolto.
Mentre potava e riponeva i grappoli nonno Talpone sentiva vicina la presenza del suo amico Rinaldo, con il suo viso sornione e leggermente beffardo, alla Paolo Conte, che sospirava “ Ma guarda un po’, ci toccherà bere delle bottiglie di Barbera in gran parte preparate con uva veneta !”
Ma forse è il minore dei mali mio caro, quando si leggono i giornali alla mattina per la disperazione e la rabbia occorre ricorrere al conforto di un numero doppio di bottiglie, con la tentazione di tirarle, svuotate s’intende.
Tuesday, 20 September 2011
ALICE HA SETE
Il mio amico nonno Talpone ama raccontare le favole ai bambini, certe volte però, come molte persone anziane, si lascia trasportare troppo dalla sua fantasia, con esiti imprevedibili.
Tempo fa, una sera era in aperta campagna a cenare su un prato in compagnia dei parenti, tra cui anche la sua ridente nipote Melinda, affettuosa madre di un maschietto e due femminucce, tutti oltremodo vivaci e agitati, la più piccola della nidiata, la piccola Sabrina di sei anni, lo aveva preso di mira per raccontare ripetutamente e con grande entusiasmo la storia di una bambina fantasma di nome Alice, che spaventava un vecchio signore che abitava in una casetta solitaria.
Il breve racconto terminava con uno slancio della piccola che urlando faceva il fantasma che ghermiva il braccio di Talpone .
Il nostro eroe, in uno slancio di generosità , pensò di arricchire questa storia con maggiori particolari di effetto e cominciò a raccontare:
“ Un vecchio signore in pensione decise di lasciare la città, per cercare un posto tranquillo e economico per vivere i suoi ultimi anni con i pochi soldini rimasti.
Dopo molte ricerche, ebbe la fortuna di trovare in un lontano paesino, ad un prezzo veramente irrisorio, una casettina isolata nel bosco.
Era piccolina e molto trasandata, due sole stanzette, cameretta e cucina, ma aveva intorno un piccolo orticello incolto, i muri e il tetto sembravano robusti, così l’acquistò, fece eseguire alcune riparazioni e lavori di pittura e vi si trasferì con le sue poche cose.
Non vi era elettricità e l’acqua bisognava raccoglierla con un secchiello da calare in uno stretto pozzo vicino all’acquaio della cucina, a fianco del focolare, ma il posto era tranquillo, di poche spese e pensava di viverci senza problemi.
Durante il giorno lavorò nell’orto a strappare le erbacce, poi alla sera, finita la sua modesta cena si preparava ad andare a dormire quando sentì bussare alla porta.
Incuriosito andò ad aprire e vide sulla soglia una bambina dai capelli biondi, dal vestitino bianco leggermente sporco di terra e strappato.
Le chiese cosa volesse, la piccola con una voce tenue e tremolante rispose che si chiamava Alice, si era persa, aveva molta sete e desiderava dell’acqua.
Il vecchietto la fece subito entrare in cucina, le porse un bicchiere che la bimba bevve avidamente e poi lo restituì ringraziando con una vocetta roca.
Ma quando si girò per porgere un altro bicchiere colmo d’acqua, lui si accorse che la bambina era scomparsa e rimase alquanto stupito anche per quella figurina cauta e silenziosa.
Guardò fuori di casa, ma non vi era traccia della piccola, richiuse allora la porta con il catenaccio e. ancora perplesso, andò a dormire.
L’indomani la bella giornata di sole lo distrasse dallo strano episodio della notte precedente, zappò per bene e seminò insalate, carote e cavoli nel suo orticello.
Ma alla sera, dopo cena, il fatto si ripeté: un lieve bussare alla porta, la bimba pallida di nome Alice che chiedeva un bicchier d’acqua , beveva e poi scompariva misteriosamente.
Dopo la terza visita notturna il vecchietto decise di andare in paese a domandare in giro se qualcuno fosse a conoscenza della strana figura.
Molti lo ignorarono o finsero di non sapere niente, ma alla fine una vecchietta più gentile gli disse che si ricordava di una bambina bionda che tanti anni prima abitava in una casetta nel bosco, purtroppo era morta per delle febbri terribili e i genitori disperati se ne erano andati via in un posto lontano.
Nessuno ne aveva più notizia, la tomba della piccola ricoperta di erbacce era in qualche posto nel bosco, forse il suo nome era Alice, forse abitava proprio nella casetta del nuovo venuto.
La notizia lo turbò un poco, ma da uomo pratico decise che, fantasmi o no, i suoi risparmi li aveva messi tutti nell’acquisto della sua casetta e quindi ci sarebbe rimasto, in fondo un bicchiere d’acqua non si negava a nessuno.
Anzi per festeggiare la sua decisione entrò nell’emporio del paese, acquistò un etto di prosciutto e un grosso melone maturo.
Ritornò quindi a casa sua, lo mise nel secchio che calò al fresco nel pozzo vicino all’acquaio e si preparò una minestrina.
Aveva da poco terminato e posato il cucchiaio nella scodella, quando sentì bussare ancora alla porta.
Si alzò di fretta, aprì, vide la bambina smunta nel suo vestitino lacero e le disse cordialmente “ Entra Alice, ho pronto il tuo bicchiere d’acqua fresca, puoi mangiare con me, se vuoi”
La bambina entrò, bevve il suo bicchiere e disse “ Grazie, sei stato molto gentile, adesso però devi venire con me, subito !”, gli afferrò la mano e trascinandolo con forza sovrumana si buttò nel pozzo vicino all’acquaio per trascinarlo nell’oltretomba.
Ma c’era il grosso melone maturo nel secchio dentro il pozzo, il fantasma lo penetrò come se fosse gelatina e vi rimase dentro intrappolato.
Il vecchietto si trovò liberato dalla stretta che lo attanagliava e vide il melone che si agitava nel secchio, come scosso da un terremoto.
Non poteva tagliarlo e fare magari del male alla bambina, allora lo ricalò in fondo al pozzo, gli gettò dei fiori e richiuse l’imboccatura con una grossa pietra.
Si mangiò poi il prosciutto che gli mise una gran sete, quindi decise di aprire una bottiglia di vino, che consumò con gusto.
Da allora il signore non bevve più acqua, quel melone giù in fondo al pozzo rimase tranquillo, anche se ogni tanto gli pareva che si sentisse un tintinnio di metallo dal fondo, come se lo volesse chiamare, allora lui alzava il calice di vino e rispondeva al saluto, precisando deciso :” Più tardi cara, più tardi, non c’è fretta!. “
La storia piacque molto ai nipotini e venne ripetuta tre volte dal buon nonno Talpone, poi, dato che era ormai notte fonda, ognuno tornò a casa sua.
Qualche giorno dopo gli telefonò la cara nipote Melinda e gli riferì che la piccola Sabrina era rimasta scossa dal suo racconto, per gli incubi aveva dormito malissimo le notti seguenti e non voleva più mangiare prosciutto e melone.
Per fortuna non aveva ancora chiesto una bottiglia di vino.
Tempo fa, una sera era in aperta campagna a cenare su un prato in compagnia dei parenti, tra cui anche la sua ridente nipote Melinda, affettuosa madre di un maschietto e due femminucce, tutti oltremodo vivaci e agitati, la più piccola della nidiata, la piccola Sabrina di sei anni, lo aveva preso di mira per raccontare ripetutamente e con grande entusiasmo la storia di una bambina fantasma di nome Alice, che spaventava un vecchio signore che abitava in una casetta solitaria.
Il breve racconto terminava con uno slancio della piccola che urlando faceva il fantasma che ghermiva il braccio di Talpone .
Il nostro eroe, in uno slancio di generosità , pensò di arricchire questa storia con maggiori particolari di effetto e cominciò a raccontare:
“ Un vecchio signore in pensione decise di lasciare la città, per cercare un posto tranquillo e economico per vivere i suoi ultimi anni con i pochi soldini rimasti.
Dopo molte ricerche, ebbe la fortuna di trovare in un lontano paesino, ad un prezzo veramente irrisorio, una casettina isolata nel bosco.
Era piccolina e molto trasandata, due sole stanzette, cameretta e cucina, ma aveva intorno un piccolo orticello incolto, i muri e il tetto sembravano robusti, così l’acquistò, fece eseguire alcune riparazioni e lavori di pittura e vi si trasferì con le sue poche cose.
Non vi era elettricità e l’acqua bisognava raccoglierla con un secchiello da calare in uno stretto pozzo vicino all’acquaio della cucina, a fianco del focolare, ma il posto era tranquillo, di poche spese e pensava di viverci senza problemi.
Durante il giorno lavorò nell’orto a strappare le erbacce, poi alla sera, finita la sua modesta cena si preparava ad andare a dormire quando sentì bussare alla porta.
Incuriosito andò ad aprire e vide sulla soglia una bambina dai capelli biondi, dal vestitino bianco leggermente sporco di terra e strappato.
Le chiese cosa volesse, la piccola con una voce tenue e tremolante rispose che si chiamava Alice, si era persa, aveva molta sete e desiderava dell’acqua.
Il vecchietto la fece subito entrare in cucina, le porse un bicchiere che la bimba bevve avidamente e poi lo restituì ringraziando con una vocetta roca.
Ma quando si girò per porgere un altro bicchiere colmo d’acqua, lui si accorse che la bambina era scomparsa e rimase alquanto stupito anche per quella figurina cauta e silenziosa.
Guardò fuori di casa, ma non vi era traccia della piccola, richiuse allora la porta con il catenaccio e. ancora perplesso, andò a dormire.
L’indomani la bella giornata di sole lo distrasse dallo strano episodio della notte precedente, zappò per bene e seminò insalate, carote e cavoli nel suo orticello.
Ma alla sera, dopo cena, il fatto si ripeté: un lieve bussare alla porta, la bimba pallida di nome Alice che chiedeva un bicchier d’acqua , beveva e poi scompariva misteriosamente.
Dopo la terza visita notturna il vecchietto decise di andare in paese a domandare in giro se qualcuno fosse a conoscenza della strana figura.
Molti lo ignorarono o finsero di non sapere niente, ma alla fine una vecchietta più gentile gli disse che si ricordava di una bambina bionda che tanti anni prima abitava in una casetta nel bosco, purtroppo era morta per delle febbri terribili e i genitori disperati se ne erano andati via in un posto lontano.
Nessuno ne aveva più notizia, la tomba della piccola ricoperta di erbacce era in qualche posto nel bosco, forse il suo nome era Alice, forse abitava proprio nella casetta del nuovo venuto.
La notizia lo turbò un poco, ma da uomo pratico decise che, fantasmi o no, i suoi risparmi li aveva messi tutti nell’acquisto della sua casetta e quindi ci sarebbe rimasto, in fondo un bicchiere d’acqua non si negava a nessuno.
Anzi per festeggiare la sua decisione entrò nell’emporio del paese, acquistò un etto di prosciutto e un grosso melone maturo.
Ritornò quindi a casa sua, lo mise nel secchio che calò al fresco nel pozzo vicino all’acquaio e si preparò una minestrina.
Aveva da poco terminato e posato il cucchiaio nella scodella, quando sentì bussare ancora alla porta.
Si alzò di fretta, aprì, vide la bambina smunta nel suo vestitino lacero e le disse cordialmente “ Entra Alice, ho pronto il tuo bicchiere d’acqua fresca, puoi mangiare con me, se vuoi”
La bambina entrò, bevve il suo bicchiere e disse “ Grazie, sei stato molto gentile, adesso però devi venire con me, subito !”, gli afferrò la mano e trascinandolo con forza sovrumana si buttò nel pozzo vicino all’acquaio per trascinarlo nell’oltretomba.
Ma c’era il grosso melone maturo nel secchio dentro il pozzo, il fantasma lo penetrò come se fosse gelatina e vi rimase dentro intrappolato.
Il vecchietto si trovò liberato dalla stretta che lo attanagliava e vide il melone che si agitava nel secchio, come scosso da un terremoto.
Non poteva tagliarlo e fare magari del male alla bambina, allora lo ricalò in fondo al pozzo, gli gettò dei fiori e richiuse l’imboccatura con una grossa pietra.
Si mangiò poi il prosciutto che gli mise una gran sete, quindi decise di aprire una bottiglia di vino, che consumò con gusto.
Da allora il signore non bevve più acqua, quel melone giù in fondo al pozzo rimase tranquillo, anche se ogni tanto gli pareva che si sentisse un tintinnio di metallo dal fondo, come se lo volesse chiamare, allora lui alzava il calice di vino e rispondeva al saluto, precisando deciso :” Più tardi cara, più tardi, non c’è fretta!. “
La storia piacque molto ai nipotini e venne ripetuta tre volte dal buon nonno Talpone, poi, dato che era ormai notte fonda, ognuno tornò a casa sua.
Qualche giorno dopo gli telefonò la cara nipote Melinda e gli riferì che la piccola Sabrina era rimasta scossa dal suo racconto, per gli incubi aveva dormito malissimo le notti seguenti e non voleva più mangiare prosciutto e melone.
Per fortuna non aveva ancora chiesto una bottiglia di vino.
Sunday, 18 September 2011
GLI INNOCENTI
Si sente all’improvviso un pianto di bambino, acuto, disperato, continuo.
Nonno Talpone si alza dal tavolo della cena solitaria, crede di riconoscerne l’origine.
Affacciato al bacone sul cortile capisce che proviene dall’appartamento sottostante della scala vicina, ci risiamo, è il piccolo Giovanni, un bambino biondo ed esile, timido, ma pronto al sorriso.
Genitori giovani, svagati, molto presi dal lavoro.
Lo cura talvolta una bambinaia filippina, sembra gentile, quando può lo accompagna ai giardini con aria assente.
Quando si incontrano diventa un compagno di giochi del nipotino, la Piovretta, che ha la stessa età.
Ma spesso, forse per risparmiare, lo tiene una nonna, una signora elegante e arcigna che, se esce da casa, lo fa per passeggiare con lui lungo il corso a vedere le vetrine.
Viene spesso sgridato per ogni piccola cosa, così è solitario e triste, un’infanzia opaca per un fanciullo.
Ora il suo pianto continua così insistente che una mano si mostra rapida dalla sua stanza per chiudere persiane e finestre, serra il rumore, non il dolore.
Nonno Talpone ritorna piano al suo tavolo, cerca una bottiglia, si versa una dose abbondante nel bicchiere.
Al quarto si ovatta quel pianto disperato, ma rimane una tristezza profonda.
“ Oh Signore, supporta gli innocenti, il vento e la pioggia li flagellano “.
Nonno Talpone si alza dal tavolo della cena solitaria, crede di riconoscerne l’origine.
Affacciato al bacone sul cortile capisce che proviene dall’appartamento sottostante della scala vicina, ci risiamo, è il piccolo Giovanni, un bambino biondo ed esile, timido, ma pronto al sorriso.
Genitori giovani, svagati, molto presi dal lavoro.
Lo cura talvolta una bambinaia filippina, sembra gentile, quando può lo accompagna ai giardini con aria assente.
Quando si incontrano diventa un compagno di giochi del nipotino, la Piovretta, che ha la stessa età.
Ma spesso, forse per risparmiare, lo tiene una nonna, una signora elegante e arcigna che, se esce da casa, lo fa per passeggiare con lui lungo il corso a vedere le vetrine.
Viene spesso sgridato per ogni piccola cosa, così è solitario e triste, un’infanzia opaca per un fanciullo.
Ora il suo pianto continua così insistente che una mano si mostra rapida dalla sua stanza per chiudere persiane e finestre, serra il rumore, non il dolore.
Nonno Talpone ritorna piano al suo tavolo, cerca una bottiglia, si versa una dose abbondante nel bicchiere.
Al quarto si ovatta quel pianto disperato, ma rimane una tristezza profonda.
“ Oh Signore, supporta gli innocenti, il vento e la pioggia li flagellano “.
Saturday, 17 September 2011
A COSA STAI PENSANDO ?
L’utilizzo di facebook presenta sempre nuove sorprese, almeno per un vecchio pensionato come nonno Talpone.
Già il fatto di conoscerlo e cercare di impararne i meccanismi sei mesi fa ha richiesto un certo sforzo.
Tutto è cominciato su sollecitazione del figlio londinese, l’apprendista stregone degli effetti speciali, insomma il Martello di dio.
“ Dai papà, è semplice, iscriviti, poi metti le tue foto e puoi chiacchierare tra amici”
Il primo scoglio è stato quello di evitare di dover immettere una serie di dati personali inutili, non ultimo di specificare la propria età, non per un giovanilismo ridicolo, ma perché spesso non la sa nemmeno lui, è già tanto se si ricorda l’anniversario di sua moglie e il proprio numero di cellulare, quello principale, non quello delle 26 Sim che si è procurato con vari omaggi o offerte.
Non sa ancora come, ma si è trovato iscritto su facebook due o tre volte, forse per aver dimenticato la password, con la piacevole conseguenza di trovare tra gli amici da conoscere un altro se stesso.
Non e detto che a fine anno non si ritrovi con una grande famiglia di Avatar Talponi.
La cosa più buffa comunque è la scritta “ A cosa stai pensando ? ” da condividere con una moltitudine di cosiddetti amici di cui non sai quasi nulla.
Bisogna evidentemente stare attenti a non seguire tale invito con leggerezza talponesca.
Poco tempo fa sui giornali apparvero le dichiarazioni del secondo genio italiano governativo, quello dell’osteria dei “ sempre ciucc”, che voleva trasportare tre ministeri nella piccola cittadina di Monza.
Da profondo storico, dopo aver fatto rivivere il presunto Alberto da Giussano uscito fuori dal vecchio marchio della gloriosa bicicletta Legnano, forse questo genio padano voleva far rivivere i fasti della corte della regina Teodolinda, di longobarda memoria, chissà.
Talpone propose su facebook la creazione di un Ministero della Bruschetta, da localizzare nel paesino collinare ternano dove soggiornava, con il preciso compito di introdurre una specialità preparata con l’olio di Varese.
Ora è comunemente noto che la “ bruschetta “ è una fetta di pane sciapo, senza sale, abbrustolito sulla griglia, condito con una strofinatine di aglio, poco sale e un’abbondante annaffiatura di olio di mola extravergine, piatto povero di origine umbro-toscana, che ha fatto fortuna in Italia e nel mondo, sia pure con molte varianti, come la più famosa pizza napoletana.
Da non credere, nella serie di “ amici” che si sono in seguito presentati a Talpone, dopo una settimana cominciarono ad emergere strane comunicazioni e inviti a partecipare a festival e incontri leghisti, nonché a inviti a buttar fuori tutti gli immigrati.
A questo punto nonno talpone si ripromette di non pensare più su facebook, le conseguenze potrebbero essere imprevedibili, dall’accusa di essere un terrorista palestinese, all’invito a partecipare a incontri spirituali in Vaticano.
“Non pensate !”, sembra essere l’invito reale, non pensate gente, c’è già chi pensa per voi.
Già il fatto di conoscerlo e cercare di impararne i meccanismi sei mesi fa ha richiesto un certo sforzo.
Tutto è cominciato su sollecitazione del figlio londinese, l’apprendista stregone degli effetti speciali, insomma il Martello di dio.
“ Dai papà, è semplice, iscriviti, poi metti le tue foto e puoi chiacchierare tra amici”
Il primo scoglio è stato quello di evitare di dover immettere una serie di dati personali inutili, non ultimo di specificare la propria età, non per un giovanilismo ridicolo, ma perché spesso non la sa nemmeno lui, è già tanto se si ricorda l’anniversario di sua moglie e il proprio numero di cellulare, quello principale, non quello delle 26 Sim che si è procurato con vari omaggi o offerte.
Non sa ancora come, ma si è trovato iscritto su facebook due o tre volte, forse per aver dimenticato la password, con la piacevole conseguenza di trovare tra gli amici da conoscere un altro se stesso.
Non e detto che a fine anno non si ritrovi con una grande famiglia di Avatar Talponi.
La cosa più buffa comunque è la scritta “ A cosa stai pensando ? ” da condividere con una moltitudine di cosiddetti amici di cui non sai quasi nulla.
Bisogna evidentemente stare attenti a non seguire tale invito con leggerezza talponesca.
Poco tempo fa sui giornali apparvero le dichiarazioni del secondo genio italiano governativo, quello dell’osteria dei “ sempre ciucc”, che voleva trasportare tre ministeri nella piccola cittadina di Monza.
Da profondo storico, dopo aver fatto rivivere il presunto Alberto da Giussano uscito fuori dal vecchio marchio della gloriosa bicicletta Legnano, forse questo genio padano voleva far rivivere i fasti della corte della regina Teodolinda, di longobarda memoria, chissà.
Talpone propose su facebook la creazione di un Ministero della Bruschetta, da localizzare nel paesino collinare ternano dove soggiornava, con il preciso compito di introdurre una specialità preparata con l’olio di Varese.
Ora è comunemente noto che la “ bruschetta “ è una fetta di pane sciapo, senza sale, abbrustolito sulla griglia, condito con una strofinatine di aglio, poco sale e un’abbondante annaffiatura di olio di mola extravergine, piatto povero di origine umbro-toscana, che ha fatto fortuna in Italia e nel mondo, sia pure con molte varianti, come la più famosa pizza napoletana.
Da non credere, nella serie di “ amici” che si sono in seguito presentati a Talpone, dopo una settimana cominciarono ad emergere strane comunicazioni e inviti a partecipare a festival e incontri leghisti, nonché a inviti a buttar fuori tutti gli immigrati.
A questo punto nonno talpone si ripromette di non pensare più su facebook, le conseguenze potrebbero essere imprevedibili, dall’accusa di essere un terrorista palestinese, all’invito a partecipare a incontri spirituali in Vaticano.
“Non pensate !”, sembra essere l’invito reale, non pensate gente, c’è già chi pensa per voi.
Thursday, 15 September 2011
BELLO AVERE DELLE ALTERNATIVE
Talpone è rasserenato, anche perché gli amati nipotini quando l’hanno visto gli sono corsi in braccio festosi e urlanti, lo hanno stretto forte e a gara tra loro hanno cercato di raccontare tutte le loro prodezze eseguite durante le vacanze nella lontana isola greca.
Oggi pomeriggio arriva la telefonata del dottor Laghetti, l’amabile dentista dalle chiacchere infinite, annuncia con voce seria che ha potuto vedere la radiografia dell’incisivo, quello che dondolava leggermente al nostro eroe.
Talpone sorride fiducioso e ascolta il suo odontoiatra preferito, che gli elenca i particolari di una diagnosi funerea.
Sembra che ci siano problemi alla mascella, parla di necrosi, forse in conseguenza di un trauma, una testata o un calcio ricevuto, probabilmente da un nipotino, si chiama sindrome da nonni.
Risulta necessario eseguire un intervento di protesi su sei denti anteriori, abbastanza serio e costosissimo.
Nonno Talpone rimane raggelato dalla notizia, un addio mentale ad una futura possibile Smart, ma in fondo spera che ci sia il solito lieto fine del medico burlone.
No, il Laghetti imperterrito riferisce di essersi consultato in proposito con la moglie dentista, no davvero, un caso grave come quello di Talpone gli era capitato una sola volta in 25 anni di attività dentistica.
Comincia ad elencare le possibili alternative di intervento :
- Si può tentare un rafforzamento osseo, costa di meno ma le probabilità di successo sono del due per cento.
- Si possono usare denti di metallo ricoperti di resina, invece che di ceramica, costo minore, ma con il tempo la copertura di resina sparisce e rimane il metallo.
- Si possono lasciar cadere gli incisivi compromessi e lasciare il buco.
A questo punto chiede a nonno Talpone “ Qual è la sua età, dai 50 agli 80 ? Perché vede, quando si è anziani non importa l’estetica, si sputacchia un poco senza incisivi, però non costa niente “
Nonno Talpone dovrà decidere la prossima settimana con calma, intanto sta considerando la possibilità di girare con incisivi di acciaio, come quel cattivone russo, “ Lo Squalo “ nel film di James Bond.
Così ai giardinetti le mamme diranno ai loro bambini “ Forza, non fate i capricci, andiamo a casa, altrimenti chiedo a questo signore di mostrare la sua dentatura di acciaio, che vi stritolerà !”
Oppure “ Non ti sporcare, guarda che ti faccio mangiare da nonno Talpone !”
E’ piacevole invecchiare, dichiara il nostro, guardando il suo bicchiere mezzo vuoto e pensando che in fondo è bello avere ancora delle alternative a disposizione.
Oggi pomeriggio arriva la telefonata del dottor Laghetti, l’amabile dentista dalle chiacchere infinite, annuncia con voce seria che ha potuto vedere la radiografia dell’incisivo, quello che dondolava leggermente al nostro eroe.
Talpone sorride fiducioso e ascolta il suo odontoiatra preferito, che gli elenca i particolari di una diagnosi funerea.
Sembra che ci siano problemi alla mascella, parla di necrosi, forse in conseguenza di un trauma, una testata o un calcio ricevuto, probabilmente da un nipotino, si chiama sindrome da nonni.
Risulta necessario eseguire un intervento di protesi su sei denti anteriori, abbastanza serio e costosissimo.
Nonno Talpone rimane raggelato dalla notizia, un addio mentale ad una futura possibile Smart, ma in fondo spera che ci sia il solito lieto fine del medico burlone.
No, il Laghetti imperterrito riferisce di essersi consultato in proposito con la moglie dentista, no davvero, un caso grave come quello di Talpone gli era capitato una sola volta in 25 anni di attività dentistica.
Comincia ad elencare le possibili alternative di intervento :
- Si può tentare un rafforzamento osseo, costa di meno ma le probabilità di successo sono del due per cento.
- Si possono usare denti di metallo ricoperti di resina, invece che di ceramica, costo minore, ma con il tempo la copertura di resina sparisce e rimane il metallo.
- Si possono lasciar cadere gli incisivi compromessi e lasciare il buco.
A questo punto chiede a nonno Talpone “ Qual è la sua età, dai 50 agli 80 ? Perché vede, quando si è anziani non importa l’estetica, si sputacchia un poco senza incisivi, però non costa niente “
Nonno Talpone dovrà decidere la prossima settimana con calma, intanto sta considerando la possibilità di girare con incisivi di acciaio, come quel cattivone russo, “ Lo Squalo “ nel film di James Bond.
Così ai giardinetti le mamme diranno ai loro bambini “ Forza, non fate i capricci, andiamo a casa, altrimenti chiedo a questo signore di mostrare la sua dentatura di acciaio, che vi stritolerà !”
Oppure “ Non ti sporcare, guarda che ti faccio mangiare da nonno Talpone !”
E’ piacevole invecchiare, dichiara il nostro, guardando il suo bicchiere mezzo vuoto e pensando che in fondo è bello avere ancora delle alternative a disposizione.
Tuesday, 13 September 2011
SONO RASSEGNATO
Qualcuno magari penserà che nonno Talpone sia entrato in letargo prematuramente, visto che sono parecchi giorni che non aggiorna il suo blog, frutto di considerazioni e stupori sulle stranezze esistenziali che ci tocca vivere giornalmente.
La possibilità di una fase anticipata di letargo non sarebbe poi del tutto impossibile, vista la sua proverbiale distrazione e la giovanile confusione che lui esercita spontaneamente in fatto di date e impegni.
Vero anche che il figlio Martello di dio è da svariati giorni impegnato in faticose escursioni tra vette e rifugi delle Dolomiti, trascinato dall’infaticabile Tasso irlandese, cosa non si fa mai per amore, con la benefica conseguenza che in tal modo non può comunicare e impartire ordini telefonici.
Ma non è neanche questa la ragione del silenzio talponesco.
Dunque giovedì scorso la sua auto viene dichiarata inabile al viaggio per motivi pseudo tecnici, cioè il rifacimento della frizione.
Il venerdì si rompe un meccanismo interno della serratura della porta di entrata di casa, lasciando la possibilità di sperimentare vie alternative notturne alle finestre del primo piano, grazie ad una scala a pioli saldamente tenuta da nonno talpone.
Sabato arrivano gli operai che smontano in maniera geniale il portoncino d’ingresso, cambiano la serratura, se ne vanno a tarda mattinata con un lauto compenso, ma nel tardo pomeriggio viene tranciata la tubazione dell’acquedotto comunale e per 16 ore si rimane senz’acqua, sopravvivendo grazie a taniche che vengono riempite e trasportate da una fontanella pubblica di un paese vicino.
Domenica una delle nostre cinque gatte semi selvatiche, la mia nera Stellina, bussa alla porta, pardon miagola disperatamente alla porta di casa, decidendo di portare al riparo di un tetto due gattini grigi soriani, nati una quindicina di giorni prima e tenacemente nascosti sino a quel momento, poi una decina di minuti dopo, appena prima di un furioso temporale decide di uscire di nuovo, per rientrare con un altro cucciolo.
La moglie prussiana si commuove e freneticamente prepara cucce per la notte incombente, predispone cortine di stoffa a tutela della privacy gattesca, piattini di latte e di carne in vari punti strategici attorno ad esse.
Lunedì mattina alle cinque si sente all’esterno un flebile miagolio, mamma gatta diventa isterica, bisogna farla uscire, ritorna poco dopo con un quarto e ultimo cucciolo, il più tonto, che si era perso nella serata precedente.
Il meccanico ha riparato profumatamente la nostra vecchia auto, ma l’Istrice prussiana e la sorella Paperoga impongono a Talpone di costruire una nuova cuccia di legno, appositamente coibentata visto il prossimo inverno, impermeabilizzata e sollevata tipo palafitta per evitare eventuali umidità dal terreno.
Abbiamo da anni un’altra cuccia, però è attualmente abitata da un’altra gatta, nonna Perla, che ha appena partorito tre gattini, quindi con diritto di precedenza.
Per sua fortuna a Talpone non viene chiesto di predisporre nel nuovo ricovero dei lettini a castello, finestre con tendine e frigo bar, ma nelle fasi di costruzione trova il tempo di tagliarsi un dito della mano destra con una lama arrugginita che spunta da una vecchia tavola di legno, senza troppi problemi visto che aveva fatto l’antitetanica lo scorso anno quando con la motosega si era scortecciato due dita della mano sinistra mentre tagliava la legna per l’inverno.
I gattini apprezzano fin troppo la nostra casa e la nuova cuccia, lasciandovi intorno dei piccoli laghetti e snobbando la cassetta di sabbia predisposta in precedenza; a questo punto la moglie prussiana decide che la nuova cuccia con relativi gattini deve essere portata all’esterno, in posizione vicina, ma ombrosa e riparata dalle intemperie con apposita tettoia metallica.
I cuccioli non si lamentano, ma la gatta Stellina si sente molto offesa dall’affronto dello sgombero forzato, Talpone rimane male, se fosse per lui le avrebbe lasciato le chiavi di casa, se fosse stato possibile.
Martedì si inizia finalmente il viaggio di ritorno Terni-Milano, non senza aver prima stivato l’auto tipo TIR : valige, 18 borsoni di contenuto vario, una cassa di patate (?), due casse di pomodori veraci (?), due casse di barattoli di conserva di pomodoro preparati da mamma Istrice, due casse di orci di olio extravergine umbro delle colline vicine ( è nostrale ! ), passeggino, seggiolino e giochi residui dei nipotini, cassa di piante di gerani ( quelli umbri sono evidentemente speciali ), una cassa di piante aromatiche ( idem ), vasi di marmellate, di visciole zuccherate, uno zaino con apparecchiature elettroniche di nonno Talpone.
Lui riafferma convinto la necessità vitale di cambiare auto e di acquistare una Smart di seconda mano, più che sufficiente per sé e il suo zainetto.
Chi volesse fargli un regalo sa quali sono attualmente i suoi più ardenti desideri.
Comunque alla sera sono arrivati a Milano, hanno scaricato le casse, le borse, le valige, i vasi di fiori, tanto loro sono al terzo piano senza ascensore.
Nonno Talpone talvolta si sente uno sherpa, di quelli scemi che amano farsi del male.
Casa, dolce casa dicono, ma quando sono entrati nel loro nido hanno scoperto che il telefono non funzionava, così pure internet, la caldaia per farsi una doccia nonchè il decoder satellitare per soddisfare le manie omicide di nonna Istrice.
Mercoledì pagamento di tutte le varie bollette nel frattempo arrivate per posta e poi la temuta visita dentistica.
Il suo medico di fiducia, dottor Laghetti gli dice subito appena entrato “ Oggi non mi sento troppo bene, forse ho mangiato qualcosa che non andava “
Talpone sorride comprensivo e cerca di rialzarsi dal lettino su cui è sdraiato, ma l’altro lo blocca con mano ferma, si mette la mascherina, gli apre la bocca e rovista all’interno con specchietto e un ferretto ad artiglio di acciaio.
Il dentista inizia a parlare a raffica come al solito, gli elenca tutti i mali che lo affliggono, gli racconta del pronto soccorso in cui lo hanno ricoverato mentre era in vacanza nel suo paesetto del trentino e delle cure sbagliate che gli hanno prescritte rischiando di fargli perdere un occhio, dei casi più disperati che gli sono capitati nella sua carriera dentistica, delle truffe abitualmente utilizzate da dentisti disonesti e così via, senza mai fermarsi.
Alla fine gli domanda con aria funerea “ Ho due notizie da darle signor Talpone, una buona e una cattiva, fra l’altro, lei è credente ? “
Lacrimando , con uno sguardo smarrito nonno Talpone farfuglia che poche sere prima aveva visto in televisione un vecchio film per ragazzi prodotto da Walt Disney, “ Il segreto di Polyanna “, aveva vagamente capito cosa volesse significare, ma lui era sempre fermamente convinto che nella vita ci sono sempre bicchieri mezzi vuoti, comunque lui aveva passato una settimana abbastanza disumana, che parlasse pure, tanto era rassegnato.
“ Bene caro signor Talpone, la notizia buona è che posso ricementare subito la sua vecchia protesi che le era caduta, quella cattiva è che io non ci guadagno niente “.
Se non fosse stato per la folta barba nonno Talpone l’avrebbe baciato, si fa per dire, finalmente la serie negativa era finita per lui, e il buon dottor Laghetti sarebbe senz’altro in seguito onorato con fiaschi d’olio e capocolli umbri.
La possibilità di una fase anticipata di letargo non sarebbe poi del tutto impossibile, vista la sua proverbiale distrazione e la giovanile confusione che lui esercita spontaneamente in fatto di date e impegni.
Vero anche che il figlio Martello di dio è da svariati giorni impegnato in faticose escursioni tra vette e rifugi delle Dolomiti, trascinato dall’infaticabile Tasso irlandese, cosa non si fa mai per amore, con la benefica conseguenza che in tal modo non può comunicare e impartire ordini telefonici.
Ma non è neanche questa la ragione del silenzio talponesco.
Dunque giovedì scorso la sua auto viene dichiarata inabile al viaggio per motivi pseudo tecnici, cioè il rifacimento della frizione.
Il venerdì si rompe un meccanismo interno della serratura della porta di entrata di casa, lasciando la possibilità di sperimentare vie alternative notturne alle finestre del primo piano, grazie ad una scala a pioli saldamente tenuta da nonno talpone.
Sabato arrivano gli operai che smontano in maniera geniale il portoncino d’ingresso, cambiano la serratura, se ne vanno a tarda mattinata con un lauto compenso, ma nel tardo pomeriggio viene tranciata la tubazione dell’acquedotto comunale e per 16 ore si rimane senz’acqua, sopravvivendo grazie a taniche che vengono riempite e trasportate da una fontanella pubblica di un paese vicino.
Domenica una delle nostre cinque gatte semi selvatiche, la mia nera Stellina, bussa alla porta, pardon miagola disperatamente alla porta di casa, decidendo di portare al riparo di un tetto due gattini grigi soriani, nati una quindicina di giorni prima e tenacemente nascosti sino a quel momento, poi una decina di minuti dopo, appena prima di un furioso temporale decide di uscire di nuovo, per rientrare con un altro cucciolo.
La moglie prussiana si commuove e freneticamente prepara cucce per la notte incombente, predispone cortine di stoffa a tutela della privacy gattesca, piattini di latte e di carne in vari punti strategici attorno ad esse.
Lunedì mattina alle cinque si sente all’esterno un flebile miagolio, mamma gatta diventa isterica, bisogna farla uscire, ritorna poco dopo con un quarto e ultimo cucciolo, il più tonto, che si era perso nella serata precedente.
Il meccanico ha riparato profumatamente la nostra vecchia auto, ma l’Istrice prussiana e la sorella Paperoga impongono a Talpone di costruire una nuova cuccia di legno, appositamente coibentata visto il prossimo inverno, impermeabilizzata e sollevata tipo palafitta per evitare eventuali umidità dal terreno.
Abbiamo da anni un’altra cuccia, però è attualmente abitata da un’altra gatta, nonna Perla, che ha appena partorito tre gattini, quindi con diritto di precedenza.
Per sua fortuna a Talpone non viene chiesto di predisporre nel nuovo ricovero dei lettini a castello, finestre con tendine e frigo bar, ma nelle fasi di costruzione trova il tempo di tagliarsi un dito della mano destra con una lama arrugginita che spunta da una vecchia tavola di legno, senza troppi problemi visto che aveva fatto l’antitetanica lo scorso anno quando con la motosega si era scortecciato due dita della mano sinistra mentre tagliava la legna per l’inverno.
I gattini apprezzano fin troppo la nostra casa e la nuova cuccia, lasciandovi intorno dei piccoli laghetti e snobbando la cassetta di sabbia predisposta in precedenza; a questo punto la moglie prussiana decide che la nuova cuccia con relativi gattini deve essere portata all’esterno, in posizione vicina, ma ombrosa e riparata dalle intemperie con apposita tettoia metallica.
I cuccioli non si lamentano, ma la gatta Stellina si sente molto offesa dall’affronto dello sgombero forzato, Talpone rimane male, se fosse per lui le avrebbe lasciato le chiavi di casa, se fosse stato possibile.
Martedì si inizia finalmente il viaggio di ritorno Terni-Milano, non senza aver prima stivato l’auto tipo TIR : valige, 18 borsoni di contenuto vario, una cassa di patate (?), due casse di pomodori veraci (?), due casse di barattoli di conserva di pomodoro preparati da mamma Istrice, due casse di orci di olio extravergine umbro delle colline vicine ( è nostrale ! ), passeggino, seggiolino e giochi residui dei nipotini, cassa di piante di gerani ( quelli umbri sono evidentemente speciali ), una cassa di piante aromatiche ( idem ), vasi di marmellate, di visciole zuccherate, uno zaino con apparecchiature elettroniche di nonno Talpone.
Lui riafferma convinto la necessità vitale di cambiare auto e di acquistare una Smart di seconda mano, più che sufficiente per sé e il suo zainetto.
Chi volesse fargli un regalo sa quali sono attualmente i suoi più ardenti desideri.
Comunque alla sera sono arrivati a Milano, hanno scaricato le casse, le borse, le valige, i vasi di fiori, tanto loro sono al terzo piano senza ascensore.
Nonno Talpone talvolta si sente uno sherpa, di quelli scemi che amano farsi del male.
Casa, dolce casa dicono, ma quando sono entrati nel loro nido hanno scoperto che il telefono non funzionava, così pure internet, la caldaia per farsi una doccia nonchè il decoder satellitare per soddisfare le manie omicide di nonna Istrice.
Mercoledì pagamento di tutte le varie bollette nel frattempo arrivate per posta e poi la temuta visita dentistica.
Il suo medico di fiducia, dottor Laghetti gli dice subito appena entrato “ Oggi non mi sento troppo bene, forse ho mangiato qualcosa che non andava “
Talpone sorride comprensivo e cerca di rialzarsi dal lettino su cui è sdraiato, ma l’altro lo blocca con mano ferma, si mette la mascherina, gli apre la bocca e rovista all’interno con specchietto e un ferretto ad artiglio di acciaio.
Il dentista inizia a parlare a raffica come al solito, gli elenca tutti i mali che lo affliggono, gli racconta del pronto soccorso in cui lo hanno ricoverato mentre era in vacanza nel suo paesetto del trentino e delle cure sbagliate che gli hanno prescritte rischiando di fargli perdere un occhio, dei casi più disperati che gli sono capitati nella sua carriera dentistica, delle truffe abitualmente utilizzate da dentisti disonesti e così via, senza mai fermarsi.
Alla fine gli domanda con aria funerea “ Ho due notizie da darle signor Talpone, una buona e una cattiva, fra l’altro, lei è credente ? “
Lacrimando , con uno sguardo smarrito nonno Talpone farfuglia che poche sere prima aveva visto in televisione un vecchio film per ragazzi prodotto da Walt Disney, “ Il segreto di Polyanna “, aveva vagamente capito cosa volesse significare, ma lui era sempre fermamente convinto che nella vita ci sono sempre bicchieri mezzi vuoti, comunque lui aveva passato una settimana abbastanza disumana, che parlasse pure, tanto era rassegnato.
“ Bene caro signor Talpone, la notizia buona è che posso ricementare subito la sua vecchia protesi che le era caduta, quella cattiva è che io non ci guadagno niente “.
Se non fosse stato per la folta barba nonno Talpone l’avrebbe baciato, si fa per dire, finalmente la serie negativa era finita per lui, e il buon dottor Laghetti sarebbe senz’altro in seguito onorato con fiaschi d’olio e capocolli umbri.
Sunday, 11 September 2011
DUE NOTIZIE CATTIVE E UNA CONSOLATORIA
Superati gli stress di due mancate partenze dalla campagna umbra, nonno talpone ha ripreso i suoi allenamenti ginnici mattutini, che rischiano di renderlo ” runner addicted “( corsaiolo dipendente ), come la sua amica ( figlia/mamma/nipote ?) l’Elasti ovviamente, la giornalista umorista, la supermamma rosso Ferrari.
Nelle sue ultime passeggiate Talpone ha scoperto che da tre giorni ogni tanto si vede svolazzare intorno dei simpatici colorati volatili, pare siano dei fagiani.
Gli sono simpatici perché più che volare, fanno dei brevi balzi, mettendosi poi a zampettare sul prato, emettendo dei versi striduli.
Non saprei dire se Talpone si riconosce in loro o se sono i pennuti che vogliono imitare l’aspirante atleta della Valnerina.
La notizia cattiva è che gli hanno spiegato che domenica si apre la caccia, quindi questi poveri pennuti da allevamento avranno meno di una settimana per sgranchirsi le zampe prima di finire fucilati.
Considerando tre fagiani trovati in tre chilometri di percorso stradale boschivo, questa caccia mi sembra veramente miserabile.
Talpone propone, per ripagare i soldi spesi dai cacciatori, di organizzare delle caccie al tesoro per loro, con soste opportune onde sparare su tabelloni da tiro a segno, consegnando a fine percorso un pollo o un volatile, già pulito e confezionato sottovuoto da riportare a casa.
Niente incidenti tra cacciatori, niente fucilate tra le case, tutti portano a casa qualcosa da mangiare, anche le mie gatte sarebbero più tranquille.
Seconda notizia cattiva : fonti ben informate hanno spiegato a Talpone che i famosi bidoni arancioni di controllo della velocità sono sì installati nei piccoli comuni, ma spesso per mancanza di soldi non sono collegati a una centralina, quindi non funzionano.
Pertanto i suoi affaticanti sprint corsaioli davanti al bidone arancione sono perfettamente inutili, non riceverà mai la foto e la multa per eccesso di velocità nel suo paesello.
Terza notizia consolatoria : i famosi fiorellini bianchi ad ombrello, quelli diffusi in abbondanza nel suo prato fiorito, non sono cicuta, ma un oscuro fiorellino di campo. Le sue precauzioni, i suoi atteggiamenti ossequiosi nei riguardi della sua amabile/temibile Istrice Prussiana sono stati perfettamente inutili, anche se graditi dalla consorte.
A tal proposito nonno Talpone dovrebbe forse avvisare la cognata Paperoga, che sembra continui a preparare misteriosi infusi a suo marito.
Credo non riuscirà a diventare un’allegra vedovella con tali tisane, anzi il burbero sindacalista da quando li beve sembra aver acquisito una forma migliore.
Talpone invece, per quanta ginnastica faccia il primo mattino, purtroppo sta riprendendo peso e forme rotondeggianti a causa degli impegni giornalieri a cui è sottoposto.
A mezzogiorno per esempio sarà costretto a un pranzo da una cognata che preparerà prosciutto casareccio e melone, tagliatelle all’uovo ( quelle erte ) con sugo di salsiccia, porcini e tartufo, pomodori farciti di riso, stracotto di cinghiale con olive giganti, insalatona di pomodori dell’orto, frutta, dolce, gelato e digestivo.
Ahimè, prevedo qualche bis, dura la vita in quel di Terni.
Caro nonno Talpone come ti tocca soffrire !
Nelle sue ultime passeggiate Talpone ha scoperto che da tre giorni ogni tanto si vede svolazzare intorno dei simpatici colorati volatili, pare siano dei fagiani.
Gli sono simpatici perché più che volare, fanno dei brevi balzi, mettendosi poi a zampettare sul prato, emettendo dei versi striduli.
Non saprei dire se Talpone si riconosce in loro o se sono i pennuti che vogliono imitare l’aspirante atleta della Valnerina.
La notizia cattiva è che gli hanno spiegato che domenica si apre la caccia, quindi questi poveri pennuti da allevamento avranno meno di una settimana per sgranchirsi le zampe prima di finire fucilati.
Considerando tre fagiani trovati in tre chilometri di percorso stradale boschivo, questa caccia mi sembra veramente miserabile.
Talpone propone, per ripagare i soldi spesi dai cacciatori, di organizzare delle caccie al tesoro per loro, con soste opportune onde sparare su tabelloni da tiro a segno, consegnando a fine percorso un pollo o un volatile, già pulito e confezionato sottovuoto da riportare a casa.
Niente incidenti tra cacciatori, niente fucilate tra le case, tutti portano a casa qualcosa da mangiare, anche le mie gatte sarebbero più tranquille.
Seconda notizia cattiva : fonti ben informate hanno spiegato a Talpone che i famosi bidoni arancioni di controllo della velocità sono sì installati nei piccoli comuni, ma spesso per mancanza di soldi non sono collegati a una centralina, quindi non funzionano.
Pertanto i suoi affaticanti sprint corsaioli davanti al bidone arancione sono perfettamente inutili, non riceverà mai la foto e la multa per eccesso di velocità nel suo paesello.
Terza notizia consolatoria : i famosi fiorellini bianchi ad ombrello, quelli diffusi in abbondanza nel suo prato fiorito, non sono cicuta, ma un oscuro fiorellino di campo. Le sue precauzioni, i suoi atteggiamenti ossequiosi nei riguardi della sua amabile/temibile Istrice Prussiana sono stati perfettamente inutili, anche se graditi dalla consorte.
A tal proposito nonno Talpone dovrebbe forse avvisare la cognata Paperoga, che sembra continui a preparare misteriosi infusi a suo marito.
Credo non riuscirà a diventare un’allegra vedovella con tali tisane, anzi il burbero sindacalista da quando li beve sembra aver acquisito una forma migliore.
Talpone invece, per quanta ginnastica faccia il primo mattino, purtroppo sta riprendendo peso e forme rotondeggianti a causa degli impegni giornalieri a cui è sottoposto.
A mezzogiorno per esempio sarà costretto a un pranzo da una cognata che preparerà prosciutto casareccio e melone, tagliatelle all’uovo ( quelle erte ) con sugo di salsiccia, porcini e tartufo, pomodori farciti di riso, stracotto di cinghiale con olive giganti, insalatona di pomodori dell’orto, frutta, dolce, gelato e digestivo.
Ahimè, prevedo qualche bis, dura la vita in quel di Terni.
Caro nonno Talpone come ti tocca soffrire !
Saturday, 10 September 2011
COME TORNARE A CASA
“ Si avvicina il momento di ritornare nella grande città.
L’appuntamento con il dentista ( ma perché cadono i denti ? ), con gli adorati nipotini ( perché sono stati così lontani in Grecia ? ), con i tanti amici ( quando torni ? quando ci vediamo ?), i collegamenti internet finalmente decenti, la mia Milano con le sue mille attività, incontri, discussioni, partecipazione attiva alle cose del mondo.
Però dispiace lasciare la tranquillità bucolica del paesetto umbro.
Dove fare ancora queste passeggiate mattutine nel silenzio, le quattro chiacchere all’emporio paesano, gli incontri casuali con le tre grazie ultrasettantenni, vestite con grembiuli a fiori di una volta, che ti offrono il canestro dei fichi appena raccolti ?
Avrò anche modo di rimpiangere quelle cene gustose e saporite che tanto ti infastidivano, caro Talpone, il silenzio dei boschi, il frinire delle cicale sarà trasformato nei clacson degli imbecilli imbottigliati in auto sotto casa a Milano.
Devi ritornare, anche se pensionato sarai sempre legato al ritmo di lavoro dei tuoi cari, brontolone ma felice.
Ringrazia di non dover masticare l’amara radice della solitudine, vecchio Talpone. “
Così scriveva il giorno prima della partenza dalla sua casetta nei boschi, ma la sua vecchia station wagon, che a detta del meccanico del paese era a metà della sua vita, avendo appena percorso 240.000 chilometri, aveva improvvisamente deciso di rimanere ancora un poco in Umbria, con la scusa che aveva dei problemi alla frizione.
Talpone era deciso di ritornare in treno questa mattina, ma ieri sera tornando a casa a mezzanotte ha trovato la serratura del portone che si era messa in sciopero, senza il dovuto preavviso, obbligando l’agile istrice a salire su una scala, tenuta saldamente dal marito, per forzare una finestra al primo piano, buttandosi in seguito a capofitto all’interno della stanza con un gran sventolio di agili gambette che hanno fatto fremere il povero Talpone.
Si è così riusciti a dormire sotto un tetto, ma decisamente tutto sembra complottare per farci rimanere nella verde Umbria.
Talpone però non si arrende, stamattina con il suo Google Map sta calcolando quanti giorni ci vorrebbero per tornare a Milano a piedi, benché sia un atleta questo è un calcolo teorico, intendiamoci.
L’appuntamento con il dentista ( ma perché cadono i denti ? ), con gli adorati nipotini ( perché sono stati così lontani in Grecia ? ), con i tanti amici ( quando torni ? quando ci vediamo ?), i collegamenti internet finalmente decenti, la mia Milano con le sue mille attività, incontri, discussioni, partecipazione attiva alle cose del mondo.
Però dispiace lasciare la tranquillità bucolica del paesetto umbro.
Dove fare ancora queste passeggiate mattutine nel silenzio, le quattro chiacchere all’emporio paesano, gli incontri casuali con le tre grazie ultrasettantenni, vestite con grembiuli a fiori di una volta, che ti offrono il canestro dei fichi appena raccolti ?
Avrò anche modo di rimpiangere quelle cene gustose e saporite che tanto ti infastidivano, caro Talpone, il silenzio dei boschi, il frinire delle cicale sarà trasformato nei clacson degli imbecilli imbottigliati in auto sotto casa a Milano.
Devi ritornare, anche se pensionato sarai sempre legato al ritmo di lavoro dei tuoi cari, brontolone ma felice.
Ringrazia di non dover masticare l’amara radice della solitudine, vecchio Talpone. “
Così scriveva il giorno prima della partenza dalla sua casetta nei boschi, ma la sua vecchia station wagon, che a detta del meccanico del paese era a metà della sua vita, avendo appena percorso 240.000 chilometri, aveva improvvisamente deciso di rimanere ancora un poco in Umbria, con la scusa che aveva dei problemi alla frizione.
Talpone era deciso di ritornare in treno questa mattina, ma ieri sera tornando a casa a mezzanotte ha trovato la serratura del portone che si era messa in sciopero, senza il dovuto preavviso, obbligando l’agile istrice a salire su una scala, tenuta saldamente dal marito, per forzare una finestra al primo piano, buttandosi in seguito a capofitto all’interno della stanza con un gran sventolio di agili gambette che hanno fatto fremere il povero Talpone.
Si è così riusciti a dormire sotto un tetto, ma decisamente tutto sembra complottare per farci rimanere nella verde Umbria.
Talpone però non si arrende, stamattina con il suo Google Map sta calcolando quanti giorni ci vorrebbero per tornare a Milano a piedi, benché sia un atleta questo è un calcolo teorico, intendiamoci.
Thursday, 8 September 2011
ZATOPEK
Mentre camminava sul far della sera lungo la strada panoramica che dall’alto domina la Val Nerina, Talpone si vede sbucare da una stradina laterale un azzimato signore, magro, elegantissimo in un completo polo/pantaloncini/scarpette di un bianco candido che agilmente trotterella via di corsa davanti a lui.
“ Che roba -commenta sprezzante rivolto alla moglie- ma guarda quello lì, vestito come un figurino ! “
Talpone è da sempre contrario alle mode, agli snob, alle smancerie up-to-date, però quando il giorno dopo vede nel grande supermercato di Terni, quello che dice nessuno ti può dare di più, uno scaffale di scarpe sportive bianche in offerta a metà prezzo, ha un sussulto e un cedimento.
Il prezzo è ottimo, per una trentina di euro ti svendono delle luccicanti scarpette bianche dal nome esotico “ puma “.
Sono rimaste solo una decina di scatole, fortunatamente solo gli esemplari dal numero 45 al 47, quindi adatte per lui.
Veramente avrebbe preferito una marca dal nome “ levriero “ o “ leopardo “, ma si accontenta, in fondo anche il puma va veloce, non è vero ?
L’indomani di primo mattino le prova e le trova ben calzanti, morbidissime, scattanti.
Si lancia nella discesina verso il cancello, gli sembra di avere le ali ai piedi, insomma riesce a correre per un centinaio di metri prima di passare ad un passo veloce, alternato a corsettine.
Quando arriva da Nando è un successone, Talpone mostra le scarpette nuove a tutti i presenti, la Sofia, dopo aver sussurrato il solito “ Talpone , ah che bel nome ! “, gli chiede addirittura se può darle delle ripetizioni di inglese, privatamente.
Meglio uscire di corsa dal negozio con i giornali sottobraccio e, girato l’angolo, ridurre la velocità ad un passo moderato.
Solo uno scatto atletico davanti a quell’antipatico bidone arancione del segnalatore di velocità, ma per dispetto.
La risalita è più faticosa, ma dopo qualche curva vede davanti a sé, in un breve rettifilo, un ragazzotto con la canotta rossa che trotterella pian pianino nella sua stessa direzione.
Quando sente il mio passo ritmato di marcia, che gli si avvicina inesorabile e progressivo, lui ha un piccolo scatto e si porta più avanti.
Niente da fare, alla seconda curva la marcia di Talpone si fa più serrata e travolgente, lo raggiunge, lo affianca con leggerezza e alfine lo supera con un sonoro “ Buongiorno !”
Con una progressione da velocista Talpone prosegue stringendo i denti, fino alla curva seguente, per poter alla fine rallentare il passo, asciugarsi la fronte e riprendere un poco il fiato.
“ Ma chi sono io, Zatopek la locomotiva umana ?”- Si autocompiace il prode Talpone, memore di un nome famoso nella sua gioventù.
Quando arriva a casa racconta il prodigio alla moglie e la scongiura di immortalarlo in una fotografia.
Lei gentilmente lo accontenta e poi avvicinandosi gli chiede se è stato fuori con quella maglietta grigia.
“ Certamente, è una delle poche di nostro figlio Martello che sia abbastanza larga da poterla indossare, molto casual, perché ?”
Sembra che vi campeggi una scritta “ Ho sempre con me dei preservativi. Ogni tanto li spolvero “
“ Beh tanto è scritto in inglese !” Commenta fiducioso Talpone.
“ No caro, la scritta è in italiano e accanto è disegnata una grossa formica dai grandi baffi bianchi, con due zampe che stringono dei piumini rossi e altre due zampe appoggiate sui fianchi ancheggianti “.
“ Che roba -commenta sprezzante rivolto alla moglie- ma guarda quello lì, vestito come un figurino ! “
Talpone è da sempre contrario alle mode, agli snob, alle smancerie up-to-date, però quando il giorno dopo vede nel grande supermercato di Terni, quello che dice nessuno ti può dare di più, uno scaffale di scarpe sportive bianche in offerta a metà prezzo, ha un sussulto e un cedimento.
Il prezzo è ottimo, per una trentina di euro ti svendono delle luccicanti scarpette bianche dal nome esotico “ puma “.
Sono rimaste solo una decina di scatole, fortunatamente solo gli esemplari dal numero 45 al 47, quindi adatte per lui.
Veramente avrebbe preferito una marca dal nome “ levriero “ o “ leopardo “, ma si accontenta, in fondo anche il puma va veloce, non è vero ?
L’indomani di primo mattino le prova e le trova ben calzanti, morbidissime, scattanti.
Si lancia nella discesina verso il cancello, gli sembra di avere le ali ai piedi, insomma riesce a correre per un centinaio di metri prima di passare ad un passo veloce, alternato a corsettine.
Quando arriva da Nando è un successone, Talpone mostra le scarpette nuove a tutti i presenti, la Sofia, dopo aver sussurrato il solito “ Talpone , ah che bel nome ! “, gli chiede addirittura se può darle delle ripetizioni di inglese, privatamente.
Meglio uscire di corsa dal negozio con i giornali sottobraccio e, girato l’angolo, ridurre la velocità ad un passo moderato.
Solo uno scatto atletico davanti a quell’antipatico bidone arancione del segnalatore di velocità, ma per dispetto.
La risalita è più faticosa, ma dopo qualche curva vede davanti a sé, in un breve rettifilo, un ragazzotto con la canotta rossa che trotterella pian pianino nella sua stessa direzione.
Quando sente il mio passo ritmato di marcia, che gli si avvicina inesorabile e progressivo, lui ha un piccolo scatto e si porta più avanti.
Niente da fare, alla seconda curva la marcia di Talpone si fa più serrata e travolgente, lo raggiunge, lo affianca con leggerezza e alfine lo supera con un sonoro “ Buongiorno !”
Con una progressione da velocista Talpone prosegue stringendo i denti, fino alla curva seguente, per poter alla fine rallentare il passo, asciugarsi la fronte e riprendere un poco il fiato.
“ Ma chi sono io, Zatopek la locomotiva umana ?”- Si autocompiace il prode Talpone, memore di un nome famoso nella sua gioventù.
Quando arriva a casa racconta il prodigio alla moglie e la scongiura di immortalarlo in una fotografia.
Lei gentilmente lo accontenta e poi avvicinandosi gli chiede se è stato fuori con quella maglietta grigia.
“ Certamente, è una delle poche di nostro figlio Martello che sia abbastanza larga da poterla indossare, molto casual, perché ?”
Sembra che vi campeggi una scritta “ Ho sempre con me dei preservativi. Ogni tanto li spolvero “
“ Beh tanto è scritto in inglese !” Commenta fiducioso Talpone.
“ No caro, la scritta è in italiano e accanto è disegnata una grossa formica dai grandi baffi bianchi, con due zampe che stringono dei piumini rossi e altre due zampe appoggiate sui fianchi ancheggianti “.
Saturday, 3 September 2011
IL NOME DEI FIGLI 3
LA MOGLIE ?
Già, c’era anche la madre del piccolo Martello Dionisio, ma nel trambusto del momento fu dimenticato di avvertirla, in fondo si trattava di un secondo nome.
Giorni dopo, guardando per caso una copia del certificato di nascita, mamma Istrice si accorse dell’aggiunta, credo che fece qualche tardiva rimostranza, del tutto senza ragione, ne converrete.
Talpone in qualche modo fu perdonato, lui addirittura promise umilmente che i nomi del terzo, del quarto e del quinto figlio sarebbero stati di esclusiva scelta della sua Istriciotta.
Lei affermò decisa che se lui voleva fare altri figli se li poteva fare e partorire da solo, personalmente lei sarebbe andata a brindare con le sue amiche.
Così la questione fu chiusa definitivamente in casa Talponi.
Con il passare degli anni papà Talpone accompagnava sovente il giovane Martello Dionisio a visitare i musei di statuaria greca, mostrandogli quali fossero le fattezze del dio di cui si onorava di portare il nome.
Ragionando con il senno di poi Talpone ritiene di aver forse esagerato nel decantare continuamente le sinuose bellezze di quei corpi ignudi e provocanti dei bellissimi efebi divini.
Infatti Martello Dionisio andò in seguito a ricercare nel mondo gli esemplari di quel tipo di bellezza, riuscendo incredibilmente alla fine a conoscere e ad impalmare una rara copia vivente del suo dio greco, anche se di origine irlandese.
Ma non si può avere tutto nella vita.
Già, c’era anche la madre del piccolo Martello Dionisio, ma nel trambusto del momento fu dimenticato di avvertirla, in fondo si trattava di un secondo nome.
Giorni dopo, guardando per caso una copia del certificato di nascita, mamma Istrice si accorse dell’aggiunta, credo che fece qualche tardiva rimostranza, del tutto senza ragione, ne converrete.
Talpone in qualche modo fu perdonato, lui addirittura promise umilmente che i nomi del terzo, del quarto e del quinto figlio sarebbero stati di esclusiva scelta della sua Istriciotta.
Lei affermò decisa che se lui voleva fare altri figli se li poteva fare e partorire da solo, personalmente lei sarebbe andata a brindare con le sue amiche.
Così la questione fu chiusa definitivamente in casa Talponi.
Con il passare degli anni papà Talpone accompagnava sovente il giovane Martello Dionisio a visitare i musei di statuaria greca, mostrandogli quali fossero le fattezze del dio di cui si onorava di portare il nome.
Ragionando con il senno di poi Talpone ritiene di aver forse esagerato nel decantare continuamente le sinuose bellezze di quei corpi ignudi e provocanti dei bellissimi efebi divini.
Infatti Martello Dionisio andò in seguito a ricercare nel mondo gli esemplari di quel tipo di bellezza, riuscendo incredibilmente alla fine a conoscere e ad impalmare una rara copia vivente del suo dio greco, anche se di origine irlandese.
Ma non si può avere tutto nella vita.
Friday, 2 September 2011
IL NOME DEI FIGLI 2
Il nome di Martello Dionisio
Venendo al caso presente, si grazie, ieri sera ho digerito tutto perfettamente, il caso del mio secondo figlio, il Martello di dio in questione, premetto che lui si dimostrò molto determinato già dal periodo prenatale.
Anche lui come tutti i ragazzi di questo mondo non voleva andar via da casa, Martello quindi precocemente, anche se la pancia materna si ingrossava sempre più, sembrava non avere alcuna fretta di uscire fuori per godere le fatiche del mondo esterno, riposando tranquillo nel grembo di mamma Istrice.
Fu necessario richiedere un intervento cesareo, che non lo scosse più di tanto.
Infatti quando papà Talpone, accompagnato dal suo amico valente psichiatra, andò all’astanteria della Maternità per cercare il proprio pargolo al di là del vetro di protezione, lo scoprì, unico nella massa di neonati paonazzi urlanti, contorti e furibondi di essere stati buttati in questo sporco mondo, lo notò dicevo, perché giaceva nella sua culla beato, grasso e sorridente per non si sa quale ragione.
Incredibile, come faceva a dormire placidamente con un sorriso etilico sulle labbra, in quella bufera di strilli, che si sentiva persino oltre il vetro ?
Il fatto era veramente originale.
Si tenne un breve consulto medico, Talpone e il suo emerito amico medico conclusero che il suddetto giovane Martello si doveva essere procurato in qualche modo una corroborante bevanda alcolica.
Dunque, il nome del piccolo budda questa volta era di pertinenza di mamma Istrice, che con una certa originalità aveva deciso di utilizzare quello di suo cugino, nonché quello di mia sorella e di mio nipote.
I due amici decisero però che lo straordinario evento della beatitudine del piccolo budda andava tramandato ai posteri.
Si recarono pertanto dalla funzionaria dello Stato Civile per far inserire, quale secondo nome del piccolo, quello magico, divino ( in nomen di-vino ) e onorifico di Bacco.
Quella zitella acida si rifiutò inspiegabilmente di accettare la nostra ragionevole richiesta.
Fu inutile discutere con quella donna testarda.
Talpone ebbe allora uno dei suoi occasionali lampi di genio, il piccolo si poteva chiamare “ Dionysos “ in ricordo di un ipotetico nonno di origine greca ?
L’arpia precisò che lei poteva scrivere “ Dionigi “
Dionigi ? mai e poi mai, che schifezza.
La discussione proseguì animata e si concluse per sfinimento con un ragionevole compromesso “ Dionisio “
Che nome stupendo ! Come direbbe la Sofia del locale villaggio.
Il dio della luce, della procreazione, il divino fanciullo dell’ebrezza e della felicità.
Per festeggiare l’avvenimento i due amiconi si recarono subito alla Crota Piemunteisa di piazza Beccaria, stappando due bottiglie di Dolcetto d’Alba e sorbire qualche grappino per sistemare lo stomaco.
Venendo al caso presente, si grazie, ieri sera ho digerito tutto perfettamente, il caso del mio secondo figlio, il Martello di dio in questione, premetto che lui si dimostrò molto determinato già dal periodo prenatale.
Anche lui come tutti i ragazzi di questo mondo non voleva andar via da casa, Martello quindi precocemente, anche se la pancia materna si ingrossava sempre più, sembrava non avere alcuna fretta di uscire fuori per godere le fatiche del mondo esterno, riposando tranquillo nel grembo di mamma Istrice.
Fu necessario richiedere un intervento cesareo, che non lo scosse più di tanto.
Infatti quando papà Talpone, accompagnato dal suo amico valente psichiatra, andò all’astanteria della Maternità per cercare il proprio pargolo al di là del vetro di protezione, lo scoprì, unico nella massa di neonati paonazzi urlanti, contorti e furibondi di essere stati buttati in questo sporco mondo, lo notò dicevo, perché giaceva nella sua culla beato, grasso e sorridente per non si sa quale ragione.
Incredibile, come faceva a dormire placidamente con un sorriso etilico sulle labbra, in quella bufera di strilli, che si sentiva persino oltre il vetro ?
Il fatto era veramente originale.
Si tenne un breve consulto medico, Talpone e il suo emerito amico medico conclusero che il suddetto giovane Martello si doveva essere procurato in qualche modo una corroborante bevanda alcolica.
Dunque, il nome del piccolo budda questa volta era di pertinenza di mamma Istrice, che con una certa originalità aveva deciso di utilizzare quello di suo cugino, nonché quello di mia sorella e di mio nipote.
I due amici decisero però che lo straordinario evento della beatitudine del piccolo budda andava tramandato ai posteri.
Si recarono pertanto dalla funzionaria dello Stato Civile per far inserire, quale secondo nome del piccolo, quello magico, divino ( in nomen di-vino ) e onorifico di Bacco.
Quella zitella acida si rifiutò inspiegabilmente di accettare la nostra ragionevole richiesta.
Fu inutile discutere con quella donna testarda.
Talpone ebbe allora uno dei suoi occasionali lampi di genio, il piccolo si poteva chiamare “ Dionysos “ in ricordo di un ipotetico nonno di origine greca ?
L’arpia precisò che lei poteva scrivere “ Dionigi “
Dionigi ? mai e poi mai, che schifezza.
La discussione proseguì animata e si concluse per sfinimento con un ragionevole compromesso “ Dionisio “
Che nome stupendo ! Come direbbe la Sofia del locale villaggio.
Il dio della luce, della procreazione, il divino fanciullo dell’ebrezza e della felicità.
Per festeggiare l’avvenimento i due amiconi si recarono subito alla Crota Piemunteisa di piazza Beccaria, stappando due bottiglie di Dolcetto d’Alba e sorbire qualche grappino per sistemare lo stomaco.
Thursday, 1 September 2011
IL NOME DEI FIGLI
Un vecchio amico, conosciuto sin dalla nascita direi, mi ha chiesto di raccontare la vera storia di come fu scelto il nome del secondo e, purtroppo, ultimo mio figlio.
Poiché sembra che girino sulla rete delle dicerie e illazioni non rispondenti alla verità dei fatti avvenuti, nonno Talpone è ben lieto di fornire ai futuri storici e biografi di quel famoso personaggio del cinema, cioè mio figlio Martello di dio, la propria verace testimonianza.
Il primo figlio era nato tre anni prima, con qualche problema, poiché non voleva uscire dal grembo materno, divertendosi a fare piroette e a giocare a pallone in ambiente protetto, come continuerà a fare più tardi nelle partite a calcetto sotto i tendoni.
La scelta del suo nome toccava a papà Talpone, che ritenne doveroso utilizzare quello del suo stesso genitore.
D’altra parte lui portava quello del proprio nonno, defunto prima della sua nascita, come usava una volta.
L’ingenuo Talpone pensava invece di perpetuare un’alternanza di nomi, tipica della tradizione nobiliare, forse incongrua dato che il padre e il nonno erano stati operai.
Una susseguente scoperta tardiva che il bisnonno di Talpone si fosse chiamato Tommaso e che avesse esercitato la nobile professione di pollivendolo ambulante, l’aveva leggermente scosso, ma decise poi di procedere con determinazione nel suo intento araldico.
A dire il vero il padre di Talpone si domandò preoccupato se non fosse di cattivo augurio l’assegnare al nascituro il nome di un nonno ancora vivente, ma io affermai che quelle erano solo superstizioni ridicole, purtroppo mio padre morì un paio di mesi prima della nascita del nipote, dimostrando per l’ultima volta che lui aveva sempre ragione e che Talpone era proprio un talpone.
Ma io avevo deciso che si potevano aggiungere altri nomi appropriati per nobilitare il piccolo primogenito.
Usai infatti quelli altisonanti di Filippo Maria, un chiaro richiamo visconteo, in modo da cancellare definitivamente quello del povero aio pollivendolo.
Purtroppo mio figlio, il brillante avvocato, mi ha ultimamente confessato che per tale ragione da piccolo alla scuola elementare lo deridevano alquanto, chiamandolo “ La Maria “.
Battute del volgo ignorante, non dovrebbero nemmeno scalfire un animo nobile, secondo il parere di nonno Talpone.
A questo punto mi accorgo che forse non ho ancora parlato del povero Martello Dionisio, ma l’ora è tarda e prometto di proseguire domani sera, i ravioli ai carciofi e il dentice al forno con capperi e pomodorini non possono aspettare.
Poiché sembra che girino sulla rete delle dicerie e illazioni non rispondenti alla verità dei fatti avvenuti, nonno Talpone è ben lieto di fornire ai futuri storici e biografi di quel famoso personaggio del cinema, cioè mio figlio Martello di dio, la propria verace testimonianza.
Il primo figlio era nato tre anni prima, con qualche problema, poiché non voleva uscire dal grembo materno, divertendosi a fare piroette e a giocare a pallone in ambiente protetto, come continuerà a fare più tardi nelle partite a calcetto sotto i tendoni.
La scelta del suo nome toccava a papà Talpone, che ritenne doveroso utilizzare quello del suo stesso genitore.
D’altra parte lui portava quello del proprio nonno, defunto prima della sua nascita, come usava una volta.
L’ingenuo Talpone pensava invece di perpetuare un’alternanza di nomi, tipica della tradizione nobiliare, forse incongrua dato che il padre e il nonno erano stati operai.
Una susseguente scoperta tardiva che il bisnonno di Talpone si fosse chiamato Tommaso e che avesse esercitato la nobile professione di pollivendolo ambulante, l’aveva leggermente scosso, ma decise poi di procedere con determinazione nel suo intento araldico.
A dire il vero il padre di Talpone si domandò preoccupato se non fosse di cattivo augurio l’assegnare al nascituro il nome di un nonno ancora vivente, ma io affermai che quelle erano solo superstizioni ridicole, purtroppo mio padre morì un paio di mesi prima della nascita del nipote, dimostrando per l’ultima volta che lui aveva sempre ragione e che Talpone era proprio un talpone.
Ma io avevo deciso che si potevano aggiungere altri nomi appropriati per nobilitare il piccolo primogenito.
Usai infatti quelli altisonanti di Filippo Maria, un chiaro richiamo visconteo, in modo da cancellare definitivamente quello del povero aio pollivendolo.
Purtroppo mio figlio, il brillante avvocato, mi ha ultimamente confessato che per tale ragione da piccolo alla scuola elementare lo deridevano alquanto, chiamandolo “ La Maria “.
Battute del volgo ignorante, non dovrebbero nemmeno scalfire un animo nobile, secondo il parere di nonno Talpone.
A questo punto mi accorgo che forse non ho ancora parlato del povero Martello Dionisio, ma l’ora è tarda e prometto di proseguire domani sera, i ravioli ai carciofi e il dentice al forno con capperi e pomodorini non possono aspettare.
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