L’Italia è in pace da 65 anni circa, poco meno dell’età di nonno Talpone, eppure ogni anno si sente parlare di guerre e di conflitti, ma noi siamo in pace.
Al massimo mandiamo i nostri ragazzi in missione di pace o di pacificazione e li salutiamo e onoriamo quando qualcuno, troppi purtroppo, ritorna chiuso in una bara da benedire e da seppellire in un cimitero.
Dobbiamo risparmiare sulle spese dello stato, tagliamo stipendi e posti di lavoro, ma la nostra pacificazione di guerra non si può tagliare, come se fosse una questione di onore nazionale.
La Chiesa tace prudentemente, esprime solo preoccupati voti di pace, forse ha ancora qualche fiduciario nei consigli di amministrazione delle fabbriche di armi.
Da molti mesi nonno Talpone ci ragiona sopra, non ne ha scritto ancora perché o era appena morto un nostro ragazzo o sembrava di cattivo augurio il parlarne.
Ma la soluzione lui ce l’ha da tempo e ragionevole : mandiamo in missione i nostri nonni pensionati e lasciamo a casa a lavorare e a curare figli e famiglia i nostri giovani.
Talpone si offre volontario per primo naturalmente.
Almeno cinque sono le buone ragioni :
- Se muore un uomo di 65 anni fa meno danno alla società del decesso di uno di 20-30 anni, noi la nostra vita l’abbiamo vissuta, loro no
- La pensione è sempre più misera, come camperemo tra 10-15 anni ? Facciamola finita subito in bellezza
- Perché parlare poi di morte ? I nonni hanno più esperienza e saggezza per parlare con i decani di quei posti lontani. Dal novero degli anziani dobbiamo escludere dalla missione gli uomini politici, quelli non so se ci si può fidare a metterli fuori degli asili per regolare il traffico.
- Dato che saremo in missione di pacificazione riterrei inutile andare sul posto con le armi ( anche se Talpone sa sparare bene e senza problemi ). Direi di portarsi dietro una copia del Corano, anche in lingua originale, una scacchiera, del buon caffè di torrefazione italiana, soprattutto tanta pazienza e comprensione.
- Per iniziare si potrebbe prestar servizio presso gli ospedali di Emergency, con umiltà e discrezione.
Ritengo che oltre ad un enorme risparmio di denaro pubblico, daremmo un’immagine migliore della nostra Italia, come novelli francescani laici, senza altro messaggio che la comprensione da uomo a uomo.
Personalmente ho sempre parlato con musulmani, anche quelli radicali, con curiosità e rispetto della loro religione e non ho trovato ostilità.
“ L’unico vero problema è che non potrei godere dei benefici del generoso succo della vite “ questo è il lamento di nonno Talpone, la sua unica preoccupazione di avventuroso missionario da comoda poltrona.
P
Wednesday, 31 August 2011
Saturday, 27 August 2011
PROFUMO DI TARTUFO
Dopo il riposino pomeridiano per ripararsi dall’afa estiva, nonno Talpone e la sua istriciotta si recano a Sangemini con l’auto per raccogliere l’acqua minerale che sgorga fresca e saporita dalla fonte omonima.
Riempiti i canestri di bottiglie come altri alacri abitanti del luogo, passano poi a trovare i parenti che hanno un casolare con un ben curato orto nelle vicinanze.
Grande festa di accoglienza, ci sono fratelli, nipoti, nipotini, allegri e giocosi nell’aia.
Però cominciano a fiorire le battute :
“ Nonno Talpone perché parli male degli umbri ? “
“ Ce l’hai su con i cacciatori, si vede che il cinghiale in umido e i tordi allo spiedo non li mangerai più “
“ Chi ti darà ora i pomodori innaffiati con l’acqua minerale ?”
Talpone cerca di giustificarsi e di minimizzare, atterrito dalla prospettiva di vedersi decurtato di tante prelibatezze culinarie e degli inviti a cena di alcune delle migliori cuoche del ternano.
Ma è solo uno scherzo bonario, vogliono solo stuzzicarlo e divertirsi con qualche battuta, presto lo rassicurano sua cognata e la rossa nipote spoletina .
Si passa presto a raccontarsi le varie novità, le vacanze passate, le prodezze dei bambini, poi tutti a tavola per un’improvvisata cenetta . pizze e birra, ma anche carne alla griglia, fettone di melone e prosciutto ( vinto dal cognato nel torneo locale di briscola ), cetrioli e delicatissimi pomodori dell’orto.
Dopo un fantastico tramonto ramato tra le basse colline, a sera inoltrata si raccontano storie di fantasmi che deliziano i bambini, Talpone raccoglie numerosi bis, ma viene l’ora di tornare a casa.
Nell’auto del nonno milanese hanno caricato una grossa cassa di rotondi, saporitissimi pomodori, i capolavori del cognato Ercole e il nipote Maciste gli ha inoltre generosamente lasciato un sacchetto di tartufi appena raccolti nei boschi vicini.
Inebriato dal profumo di quest’ultimo pregevole regalo che invade l’abitacolo anche con i finestrini aperti, nonno talpone non si contiene più e poeticamente declama “Quanto so’ boni e generosi ‘sti umbri, io me li sposerebbe tutti quanti ! “
La sua dolce compagna di vita osserva bonaria “ Caro, guarda che un’umbra l’hai già sposata quarant’anni fa “
E’ proprio vero.
Ma capitelo, è il conturbante profumo di tartufi che lo fa delirare.
Riempiti i canestri di bottiglie come altri alacri abitanti del luogo, passano poi a trovare i parenti che hanno un casolare con un ben curato orto nelle vicinanze.
Grande festa di accoglienza, ci sono fratelli, nipoti, nipotini, allegri e giocosi nell’aia.
Però cominciano a fiorire le battute :
“ Nonno Talpone perché parli male degli umbri ? “
“ Ce l’hai su con i cacciatori, si vede che il cinghiale in umido e i tordi allo spiedo non li mangerai più “
“ Chi ti darà ora i pomodori innaffiati con l’acqua minerale ?”
Talpone cerca di giustificarsi e di minimizzare, atterrito dalla prospettiva di vedersi decurtato di tante prelibatezze culinarie e degli inviti a cena di alcune delle migliori cuoche del ternano.
Ma è solo uno scherzo bonario, vogliono solo stuzzicarlo e divertirsi con qualche battuta, presto lo rassicurano sua cognata e la rossa nipote spoletina .
Si passa presto a raccontarsi le varie novità, le vacanze passate, le prodezze dei bambini, poi tutti a tavola per un’improvvisata cenetta . pizze e birra, ma anche carne alla griglia, fettone di melone e prosciutto ( vinto dal cognato nel torneo locale di briscola ), cetrioli e delicatissimi pomodori dell’orto.
Dopo un fantastico tramonto ramato tra le basse colline, a sera inoltrata si raccontano storie di fantasmi che deliziano i bambini, Talpone raccoglie numerosi bis, ma viene l’ora di tornare a casa.
Nell’auto del nonno milanese hanno caricato una grossa cassa di rotondi, saporitissimi pomodori, i capolavori del cognato Ercole e il nipote Maciste gli ha inoltre generosamente lasciato un sacchetto di tartufi appena raccolti nei boschi vicini.
Inebriato dal profumo di quest’ultimo pregevole regalo che invade l’abitacolo anche con i finestrini aperti, nonno talpone non si contiene più e poeticamente declama “Quanto so’ boni e generosi ‘sti umbri, io me li sposerebbe tutti quanti ! “
La sua dolce compagna di vita osserva bonaria “ Caro, guarda che un’umbra l’hai già sposata quarant’anni fa “
E’ proprio vero.
Ma capitelo, è il conturbante profumo di tartufi che lo fa delirare.
Friday, 26 August 2011
SAGGEZZA POPOLARE
Buon ferragosto a tutti quelli che non sono della casta dei magnaccioni, quindi buone feste ai pensionati sempre più poveri, ai giovani senza lavoro, ai precari, a quelli che hanno il lavoro ma non sanno come faranno ad andare avanti, agli statali ora senza liquidazione.
Tutti in vacanza in qualche modo, così così, salvo quelli che con i soldi sporchi se la spassano da signori.
La batosta economica che la maggioranza degli italiani deve subire è pesante, una specie di tassa sul macinato di ottocentesca memoria.
Tutti vivono nella sfiducia, nella rabbia, nel timore e con poche speranze nel futuro.
Anche nel nostro paesello, l’arrivo mattutino di una ventina di giornali nel piccolo emporio di Nando suscita commenti acidi e recriminazioni.
Nonno Talpone acquista un paio di quotidiani e le prime pagine gli mettono l’amaro in bocca.
Si consola con una grossa pasta al cioccolato e si unisce al brontolio dei presenti.
Ecco che entra nel negozio il Pirlone, un vecchio conoscente.
E’ sempre male in arnese, ormai in pensione, vivacchia facendo lavoretti negli uliveti.
Da giovane è dovuto emigrare al nord, a Milano, per trovare un’occupazione.
Dopo qualche anno il suo ritorno, con una spintarella ha fatto un ventennio da operaio nell’acciaieria, ma il suo continuo intercalare con quella paroletta lombarda gli è valso il soprannome di Pirlone.
Vedendo che acquista l’unica copia de “ Il Giornale “ nonno Talpone gli chiede :
“ Ma come, con tutto quello che ci stanno rapinando, proprio quello devi comprare ?”
Con un ghigno a mezza bocca del suo faccione irsuto il Pirlone borbotta :
“Eh sono un compagno speciale !”
Quanta saggezza popolare nell’affibbiare gli appellativi appropriati !
Tutti in vacanza in qualche modo, così così, salvo quelli che con i soldi sporchi se la spassano da signori.
La batosta economica che la maggioranza degli italiani deve subire è pesante, una specie di tassa sul macinato di ottocentesca memoria.
Tutti vivono nella sfiducia, nella rabbia, nel timore e con poche speranze nel futuro.
Anche nel nostro paesello, l’arrivo mattutino di una ventina di giornali nel piccolo emporio di Nando suscita commenti acidi e recriminazioni.
Nonno Talpone acquista un paio di quotidiani e le prime pagine gli mettono l’amaro in bocca.
Si consola con una grossa pasta al cioccolato e si unisce al brontolio dei presenti.
Ecco che entra nel negozio il Pirlone, un vecchio conoscente.
E’ sempre male in arnese, ormai in pensione, vivacchia facendo lavoretti negli uliveti.
Da giovane è dovuto emigrare al nord, a Milano, per trovare un’occupazione.
Dopo qualche anno il suo ritorno, con una spintarella ha fatto un ventennio da operaio nell’acciaieria, ma il suo continuo intercalare con quella paroletta lombarda gli è valso il soprannome di Pirlone.
Vedendo che acquista l’unica copia de “ Il Giornale “ nonno Talpone gli chiede :
“ Ma come, con tutto quello che ci stanno rapinando, proprio quello devi comprare ?”
Con un ghigno a mezza bocca del suo faccione irsuto il Pirlone borbotta :
“Eh sono un compagno speciale !”
Quanta saggezza popolare nell’affibbiare gli appellativi appropriati !
Thursday, 25 August 2011
TOM SAWYER ABITA QUI ?
Come è dolce il risveglio del mattino, quando nonno talpone apre gli occhi, felice di abbandonare i suoi abituali incubi notturni per riscoprire al suo fianco l’amata compagna di vita, beatamente dormiente, con il suo viso puro di bambina.
Lui dovrebbe alzarsi e correre nelle strade deserte nel rugiadoso mattino, ma l’amore, va bene anche la pigrizia lo ammetto, lo incatena ancora a letto ad ammirare l’Istrice e a pensare all’amore, ai sogni, ai fatti vissuti.
E’ anche il momento del suo riposo creativo, quello che serve all’uomo per i suoi progetti, invenzioni, opere d’arte, soluzioni di complessi problemi o, nel suo piccolo, alla sua cartelletta di vita vissuta.
La sua istriciotta finalmente si sveglia, Talpone comincia a sussurrarle poetiche frasi d’amore, che hanno un pronto riscontro “ Quando si inizia a costruire la pavimentazione esterna, come quella della casa di mia nipote che abbiamo visto ieri sera ?”
Talpone si schermisce “ Vedi amore, è un problema di artigiani adatti e di soldi, si può vedere, ma intanto …”
“ Bene intanto stamattina verniciamo il cancello di ferro all’ingresso della strada che è tutto arrugginito “
“ Ma angelo mio, in effetti da qualche parte c’è della ruggine, nostro figlio Martello ha fatto un lavoro affrettato, però…”
“ Però va ridipinto e poi ringrazia Martello che l’aveva dipinto più di vent’anni fa, ora alziamoci, al lavoro !”
Inutile insistere con una moglie prussiana, non valgono moine o scuse, è come cercare di fermare un carro armato con le mani.
Talpone rimpiange di non essersi alzato in tempo come si era ripromesso, per uscire di soppiatto con la scusa degli allenamenti sportivi o della sua passeggiata che dir si voglia.
Scortato dalla sua prussiana, Talpone recupera dei barattoli di vernice antiruggine, avanzi storici di epoche di fatiche e lavori del passato, poi discende al famigerato cancello per spazzolare, grattare, togliere viticchi di edera e tralci spinosi, spennellare una vernice catramosa.
Per oscure ragioni a Talpone è capitato un vecchio pennello rigido come un pezzo di legno, un paio di guanti di tela bucati e impregnati di aghi di ginepro che gli si infilano allegramente nelle dita, nonché il compito di issarsi in cima a una scaletta di ferro in equilibrio instabile con la latta di vernice in mano, mentre dalla parte opposta l’Istrice vernicia la parte bassa del cancello e i suoi piedi.
All’esaurimento del barattolo il saggio Talpone suggerisce di rinviare il lavoro per l’acquisto di nuova vernice, ma la sua dolce kapò ordina di continuare il lavoro, sia pure con un altro barattolo di vernice grigio scuro, finito il quale si procede con gli avanzi di colore grigio chiaro per concludere con quelli di color bianco brillante.
L’effetto sarà leggermente composito, ma si riesce a completare l’opera prima di attaccare con il colore rosso cardinale.
Al tempo del primo barattolo color antracite, mentre nonno Talpone e la sua Istrice si dipingevano vicendevolmente dalle parti opposte del cancello, lui aveva avuto un’idea geniale.
Ha suggerito alla moglie di ridere sonoramente al passaggio di qualche viandante per imitare lo strattagemma del caro Tom Sawyer della sua infanzia, che era riuscito a far imbiancare la palizzata dagli amici con la pretesa che quel lavoro fosse un gran divertimento.
Purtroppo quando finirono il lavoro alle 13.30, sotto un sole cocente, erano passate sulla strada solo due automobili e un autobus di linea, insensibili a ogni sorriso radioso di Talpone.
Se passate quindi davanti ad un cancello dai colori compositi e vedete due nonni che vi sorridono imploranti mentre passate, fate un’opera buona, fermatevi un momento e chiedete cosa fanno di così divertente.
Fatelo per favore, altrimenti nonno Talpone penserà che Tom Sawyer non abita più qui.
Lui dovrebbe alzarsi e correre nelle strade deserte nel rugiadoso mattino, ma l’amore, va bene anche la pigrizia lo ammetto, lo incatena ancora a letto ad ammirare l’Istrice e a pensare all’amore, ai sogni, ai fatti vissuti.
E’ anche il momento del suo riposo creativo, quello che serve all’uomo per i suoi progetti, invenzioni, opere d’arte, soluzioni di complessi problemi o, nel suo piccolo, alla sua cartelletta di vita vissuta.
La sua istriciotta finalmente si sveglia, Talpone comincia a sussurrarle poetiche frasi d’amore, che hanno un pronto riscontro “ Quando si inizia a costruire la pavimentazione esterna, come quella della casa di mia nipote che abbiamo visto ieri sera ?”
Talpone si schermisce “ Vedi amore, è un problema di artigiani adatti e di soldi, si può vedere, ma intanto …”
“ Bene intanto stamattina verniciamo il cancello di ferro all’ingresso della strada che è tutto arrugginito “
“ Ma angelo mio, in effetti da qualche parte c’è della ruggine, nostro figlio Martello ha fatto un lavoro affrettato, però…”
“ Però va ridipinto e poi ringrazia Martello che l’aveva dipinto più di vent’anni fa, ora alziamoci, al lavoro !”
Inutile insistere con una moglie prussiana, non valgono moine o scuse, è come cercare di fermare un carro armato con le mani.
Talpone rimpiange di non essersi alzato in tempo come si era ripromesso, per uscire di soppiatto con la scusa degli allenamenti sportivi o della sua passeggiata che dir si voglia.
Scortato dalla sua prussiana, Talpone recupera dei barattoli di vernice antiruggine, avanzi storici di epoche di fatiche e lavori del passato, poi discende al famigerato cancello per spazzolare, grattare, togliere viticchi di edera e tralci spinosi, spennellare una vernice catramosa.
Per oscure ragioni a Talpone è capitato un vecchio pennello rigido come un pezzo di legno, un paio di guanti di tela bucati e impregnati di aghi di ginepro che gli si infilano allegramente nelle dita, nonché il compito di issarsi in cima a una scaletta di ferro in equilibrio instabile con la latta di vernice in mano, mentre dalla parte opposta l’Istrice vernicia la parte bassa del cancello e i suoi piedi.
All’esaurimento del barattolo il saggio Talpone suggerisce di rinviare il lavoro per l’acquisto di nuova vernice, ma la sua dolce kapò ordina di continuare il lavoro, sia pure con un altro barattolo di vernice grigio scuro, finito il quale si procede con gli avanzi di colore grigio chiaro per concludere con quelli di color bianco brillante.
L’effetto sarà leggermente composito, ma si riesce a completare l’opera prima di attaccare con il colore rosso cardinale.
Al tempo del primo barattolo color antracite, mentre nonno Talpone e la sua Istrice si dipingevano vicendevolmente dalle parti opposte del cancello, lui aveva avuto un’idea geniale.
Ha suggerito alla moglie di ridere sonoramente al passaggio di qualche viandante per imitare lo strattagemma del caro Tom Sawyer della sua infanzia, che era riuscito a far imbiancare la palizzata dagli amici con la pretesa che quel lavoro fosse un gran divertimento.
Purtroppo quando finirono il lavoro alle 13.30, sotto un sole cocente, erano passate sulla strada solo due automobili e un autobus di linea, insensibili a ogni sorriso radioso di Talpone.
Se passate quindi davanti ad un cancello dai colori compositi e vedete due nonni che vi sorridono imploranti mentre passate, fate un’opera buona, fermatevi un momento e chiedete cosa fanno di così divertente.
Fatelo per favore, altrimenti nonno Talpone penserà che Tom Sawyer non abita più qui.
Wednesday, 24 August 2011
SOGNI DI GLORIA
Al terzo giorno di ginnastica mattutina nonno Talpone si è alzato dal letto leggermente dolorante, ma fedele ai suoi principi non ha badato che a infilare i suoi pantaloncini corti blu a quattro tasconi, utilissimi se devi portarti dietro i tuoi tre cellulari, non si sa mai, poi carta, penna, fazzoletti e occhiali, nonché indossare con nonchalance una maglietta grigia molto casual.
Veramente il bottone di chiusura dei pantaloncini era saltato via, non si fanno più i lavori di sartoria di una volta, così Talpone si è allacciato un robusto cinturone di cuoio marrone e via, verso la meta!
Dopo una cinquantina di passi leggermente claudicanti ha cominciato a sentire un dolore sempre più acuto al tallone destro, così ha pensato bene di camminare sulla punta dei piedi, quasi come un ballerino.
In una breve discesa addirittura si è permesso una corsettina, quasi trascinato dalla forza di gravità.
Stupito si è detto “ Forza, il sole ti sorride, avanti così vecchio Talpone”
Infatti, tra passettini di danza e corsettine in discesa ben alternate, è arrivato alla bottega di Nando in ben venti minuti invece della solita mezz’ora.
L’amico l’ha accolto con un festoso “ Ciao Talpone, ancora arrivato a piedi ?”
Le donnette del negozio lo hanno guardato in modo da lui giudicato pieno di ammirazione.
Di certo è avvenuto che una signora di taglia molto abbondante, con una folta capigliatura riccia di un biondo oro brillante gli ha domandato “ Ma viene dal vocabolo Spodiore ?”
“ No – ha risposto l’atleta – quello è a metà strada, io abito molto più avanti “
“ Ma non ha paura dei cinghiali – ha proseguito la giunonica matrona – io una volta ne ho incontrato uno, adesso non cammino più se non accompagnata da un’amica “
Talpone ha infilato la capsula del tè al limone disidratato e zuccherato nella macchinetta, ha sollevato leggermente i suoi baffetti bianchi e ha precisato “ Veramente mi è capitato di incontrare su queste strade una famiglia intera di cinghiali, un nutrito gruppo, direi padre, madre, cuccioletti e forse qualche zia. Non è un problema cara signora, basta fermare la corsa e attendere senza paura che passino via tutti.“
Un “Ooh “ generale è esalato dalle gole delle attempate signore.
Talpone si è girato agilmente per fermare il flusso di acqua calda e tè che scendeva nel bicchierino di plastica, giusto in tempo per non farlo traboccare e per evitare di precisare che l’avvenimento era realmente accaduto tempo fa, ma mentre guidava la sua autovettura.
Comunque è sicuro che il particolare non cambia molto la situazione di pericolo corso, un anno fa addirittura mentre guidava era passato sopra una serpe schiacciata che giaceva in mezzo alla strada.
Insomma nel suo piccolo Talpone si considera un avventuroso.
Ha poi raccolto i suoi giornali, il litro di latte e mezzo filone di pane, del monte Bibbico naturalmente, cotto a legna, il migliore, per affrontare il ritorno a casa con la fermezza di un legionario romano.
Passando davanti al segnalatore di velocità arancione che si trova all’uscita del paese gli è venuta una brillante idea.
Continuando gli allenamenti con eroismo e costanza, Talpone potrebbe prepararsi un cartello con il suo nome e indirizzo, da appendere dietro alla schiena e passare di corsa davanti al segnalatore, facendo scattare la foto e ricevendo a casa la multa da pagare.
Richiedere poi copia della foto flash e incorniciare il tutto in un grande quadro dorato da appendere in sala.
Che notizia !
Nonno Talpone che riceve una multa per eccesso di velocità mentre di corsa supera il limite di 50 Km orari nell’abitato.
Altro che il figlio nuotatore nel Tamigi e l’altro che gioca a calcetto e a tennis quando la famiglia è in montagna.
Oh sogni di gloria !
Veramente il bottone di chiusura dei pantaloncini era saltato via, non si fanno più i lavori di sartoria di una volta, così Talpone si è allacciato un robusto cinturone di cuoio marrone e via, verso la meta!
Dopo una cinquantina di passi leggermente claudicanti ha cominciato a sentire un dolore sempre più acuto al tallone destro, così ha pensato bene di camminare sulla punta dei piedi, quasi come un ballerino.
In una breve discesa addirittura si è permesso una corsettina, quasi trascinato dalla forza di gravità.
Stupito si è detto “ Forza, il sole ti sorride, avanti così vecchio Talpone”
Infatti, tra passettini di danza e corsettine in discesa ben alternate, è arrivato alla bottega di Nando in ben venti minuti invece della solita mezz’ora.
L’amico l’ha accolto con un festoso “ Ciao Talpone, ancora arrivato a piedi ?”
Le donnette del negozio lo hanno guardato in modo da lui giudicato pieno di ammirazione.
Di certo è avvenuto che una signora di taglia molto abbondante, con una folta capigliatura riccia di un biondo oro brillante gli ha domandato “ Ma viene dal vocabolo Spodiore ?”
“ No – ha risposto l’atleta – quello è a metà strada, io abito molto più avanti “
“ Ma non ha paura dei cinghiali – ha proseguito la giunonica matrona – io una volta ne ho incontrato uno, adesso non cammino più se non accompagnata da un’amica “
Talpone ha infilato la capsula del tè al limone disidratato e zuccherato nella macchinetta, ha sollevato leggermente i suoi baffetti bianchi e ha precisato “ Veramente mi è capitato di incontrare su queste strade una famiglia intera di cinghiali, un nutrito gruppo, direi padre, madre, cuccioletti e forse qualche zia. Non è un problema cara signora, basta fermare la corsa e attendere senza paura che passino via tutti.“
Un “Ooh “ generale è esalato dalle gole delle attempate signore.
Talpone si è girato agilmente per fermare il flusso di acqua calda e tè che scendeva nel bicchierino di plastica, giusto in tempo per non farlo traboccare e per evitare di precisare che l’avvenimento era realmente accaduto tempo fa, ma mentre guidava la sua autovettura.
Comunque è sicuro che il particolare non cambia molto la situazione di pericolo corso, un anno fa addirittura mentre guidava era passato sopra una serpe schiacciata che giaceva in mezzo alla strada.
Insomma nel suo piccolo Talpone si considera un avventuroso.
Ha poi raccolto i suoi giornali, il litro di latte e mezzo filone di pane, del monte Bibbico naturalmente, cotto a legna, il migliore, per affrontare il ritorno a casa con la fermezza di un legionario romano.
Passando davanti al segnalatore di velocità arancione che si trova all’uscita del paese gli è venuta una brillante idea.
Continuando gli allenamenti con eroismo e costanza, Talpone potrebbe prepararsi un cartello con il suo nome e indirizzo, da appendere dietro alla schiena e passare di corsa davanti al segnalatore, facendo scattare la foto e ricevendo a casa la multa da pagare.
Richiedere poi copia della foto flash e incorniciare il tutto in un grande quadro dorato da appendere in sala.
Che notizia !
Nonno Talpone che riceve una multa per eccesso di velocità mentre di corsa supera il limite di 50 Km orari nell’abitato.
Altro che il figlio nuotatore nel Tamigi e l’altro che gioca a calcetto e a tennis quando la famiglia è in montagna.
Oh sogni di gloria !
Tuesday, 23 August 2011
QUA FINISCE MALE !
Signor Direttore, dott. Martello, il suo inviato speciale nella Conca Ternana, il sottoscritto nonno Talpone, pur tra mille difficoltà cerca di mantenere la corrispondenza giornaliera richiesta, a rischio della propria incolumità.
Tumulti di bande giovanili, saccheggi di negozi, autobus e case bruciate ?
No, signor Direttore, in questi luoghi ameni tutto tace come sempre, come nei secoli di dominazione papalina.
Il pericolo, ben conosciuto dagli abitanti indigeni, sono i pranzi e le cene giornaliere che sono servite, rigorosamente abbondanti, gustose, fantasiose, maledettamente ripetute.
Ha presente quel vecchio film di Ferreri “ La grande abbuffata “ ?
Io, ingenuo milanese, in quegli anni mi entusiasmai, avevo anche almeno trent’anni di meno, pensavo ad una fantasia grottesca di quel geniale regista.
Invece no, lui probabilmente era passato casualmente da Terni in periodo di sagre estive.
Non si può dire “ va bene, gustiamoci questi picchietti al tartufo ( porzione di due etti circa ) e poi ci facciamo un caffè.
No, qua si inizia con una ventina di antipasti, dal farro al tartufo ( te pareva ) ai dieci tipi di bruschetta a testa di vario tipo, ai pescetti fritti, olive ascolane ( non sono di Terni ma si sono radicate anche loro ) coratelle, fettine di lardo aromatizzate.
Poi picchietti, ciriole, strozzapreti, lasagnette, spaghetti e maccheroncini al tartufo in bianco ( dicono loro, anche se nereggia ), alla boscaiola, al ragù di castrato, ai frutti di mare, alle granseole, al pesto ( sì, è ligure, ma qua se magna de tutto ).
Seguono agnelletto al forno, tagliata con pepe ( ma non era fiorentina ? ), braciole, cinghiale in umido, fettine, pollo ( questo è nostrale, nun po’ di de no !), salsicce gustosissime, trote ( nostrali pure queste ) fatte al forno e cosparse di tartufo.
In seguito come rifiutare lo scodellone di panzanella, per mettere a posto lo stomaco, anche se da piatto povero, ora con alici, uova sode, olive e quant’altro vale una cena da solo.
Non parlo delle frittatine,” una fettina sola, so’ fatte con le ova nostre !”
Sei da tempo arrivato al capolinea, ti passano pizzette casarecce, formaggi di Norcia, fichi giganti e gustosi, ormai incosciente ti infili in bocca crostate alle visciole, panna cotta, tirami su, bomboloni alla crema.
Il gelatino il tartufino di cioccolato, magari corretto, sempre per sistemare lo stomaco ormai formato baule, amari, limoncelli, nocini si uniscono fraternamente.
Come se non bastasse durante tutte le cene i ternani parlano appassionatamente delle prossime magnate, si fissano date e appuntamenti ( sono già stato prenotato fino a ferragosto inoltrato ), si litiga sul posto fissato, “Da me che c’ho un agnelletto nostrale che nun te dico”
“ No, da me che vado a Civitavecchia e te porto du casse de pesci freschi freschi dal pescatore mio ! “
“ Macchè, io tengo delle sarcicce e un collo de maiale che è uno spettacolo, nun fo pe ‘ dì , è proprio mio de me, l’ho curato come un fijo “
“ Mannò, annamo a Polino, che lassù se sta sempre freschi e ce stanno li funghi porcini “
“ Bravo, ma che sei matto de capoccia, dopo te avvelenano, nun lo sai ?
Annamo a Quadrelli, lì si che sono salutari !”
La caccia è chiusa, di politica, se non devi chiedere un favore o un posto, non si parla che fa sempre schifo, spesso si discute di donne e di corna, con genealogie dettagliatissime a tutti note, ma per te oscure.
Tu boccheggi, t’addormenti a tavola, ma come fai a scrivere articoli ?
Se poi nonno Talpone vuole evitare qualche pranzo o cena deve litigare con la moglie ternana, le cognate, le cugine che si offendono.
Guardi fuori e vedi questi accidenti di prati verdi ricoperti di fiorellini bianchi di cicuta, senti un brivido di gelo allo stomaco e sussurri “ Va bene cara, andiamo “
Qua finisce male, mi creda signor direttore.
Tumulti di bande giovanili, saccheggi di negozi, autobus e case bruciate ?
No, signor Direttore, in questi luoghi ameni tutto tace come sempre, come nei secoli di dominazione papalina.
Il pericolo, ben conosciuto dagli abitanti indigeni, sono i pranzi e le cene giornaliere che sono servite, rigorosamente abbondanti, gustose, fantasiose, maledettamente ripetute.
Ha presente quel vecchio film di Ferreri “ La grande abbuffata “ ?
Io, ingenuo milanese, in quegli anni mi entusiasmai, avevo anche almeno trent’anni di meno, pensavo ad una fantasia grottesca di quel geniale regista.
Invece no, lui probabilmente era passato casualmente da Terni in periodo di sagre estive.
Non si può dire “ va bene, gustiamoci questi picchietti al tartufo ( porzione di due etti circa ) e poi ci facciamo un caffè.
No, qua si inizia con una ventina di antipasti, dal farro al tartufo ( te pareva ) ai dieci tipi di bruschetta a testa di vario tipo, ai pescetti fritti, olive ascolane ( non sono di Terni ma si sono radicate anche loro ) coratelle, fettine di lardo aromatizzate.
Poi picchietti, ciriole, strozzapreti, lasagnette, spaghetti e maccheroncini al tartufo in bianco ( dicono loro, anche se nereggia ), alla boscaiola, al ragù di castrato, ai frutti di mare, alle granseole, al pesto ( sì, è ligure, ma qua se magna de tutto ).
Seguono agnelletto al forno, tagliata con pepe ( ma non era fiorentina ? ), braciole, cinghiale in umido, fettine, pollo ( questo è nostrale, nun po’ di de no !), salsicce gustosissime, trote ( nostrali pure queste ) fatte al forno e cosparse di tartufo.
In seguito come rifiutare lo scodellone di panzanella, per mettere a posto lo stomaco, anche se da piatto povero, ora con alici, uova sode, olive e quant’altro vale una cena da solo.
Non parlo delle frittatine,” una fettina sola, so’ fatte con le ova nostre !”
Sei da tempo arrivato al capolinea, ti passano pizzette casarecce, formaggi di Norcia, fichi giganti e gustosi, ormai incosciente ti infili in bocca crostate alle visciole, panna cotta, tirami su, bomboloni alla crema.
Il gelatino il tartufino di cioccolato, magari corretto, sempre per sistemare lo stomaco ormai formato baule, amari, limoncelli, nocini si uniscono fraternamente.
Come se non bastasse durante tutte le cene i ternani parlano appassionatamente delle prossime magnate, si fissano date e appuntamenti ( sono già stato prenotato fino a ferragosto inoltrato ), si litiga sul posto fissato, “Da me che c’ho un agnelletto nostrale che nun te dico”
“ No, da me che vado a Civitavecchia e te porto du casse de pesci freschi freschi dal pescatore mio ! “
“ Macchè, io tengo delle sarcicce e un collo de maiale che è uno spettacolo, nun fo pe ‘ dì , è proprio mio de me, l’ho curato come un fijo “
“ Mannò, annamo a Polino, che lassù se sta sempre freschi e ce stanno li funghi porcini “
“ Bravo, ma che sei matto de capoccia, dopo te avvelenano, nun lo sai ?
Annamo a Quadrelli, lì si che sono salutari !”
La caccia è chiusa, di politica, se non devi chiedere un favore o un posto, non si parla che fa sempre schifo, spesso si discute di donne e di corna, con genealogie dettagliatissime a tutti note, ma per te oscure.
Tu boccheggi, t’addormenti a tavola, ma come fai a scrivere articoli ?
Se poi nonno Talpone vuole evitare qualche pranzo o cena deve litigare con la moglie ternana, le cognate, le cugine che si offendono.
Guardi fuori e vedi questi accidenti di prati verdi ricoperti di fiorellini bianchi di cicuta, senti un brivido di gelo allo stomaco e sussurri “ Va bene cara, andiamo “
Qua finisce male, mi creda signor direttore.
Monday, 22 August 2011
GRASSE RISATE
Dopo due giorni di pause abbuffatorie, passate da nonno Talpone e consorte a soli grossi pomodori caserecci e pesche, è scattato l’immancabile invito a cena.
Un posticino in Val Nerina, vicino ad un laghetto di pesca sportiva, una ventina di tavoli all’aperto, cucina casareccia ma con sprazzi di fantasia indovinata, prezzi modici, il cognato sindacalista in questo indovina sempre il posto giusto.
Il problema è la compagnia : sarò fissato, ma la classe media in provincia ripete sempre le stesse cose, non sempre amene.
Le donne : i figli che non studiano, le malattie spesso immaginarie, i tranquillanti e le medicine consigliabili.
Gli uomini : la magnata, la bonazza, le corna degli altri.
Ci saranno eccezioni naturalmente, ma quando Talpone cenava con vecchi ternani che provenivano dal lavoro manuale, muratori, contadini, meccanici, notava una compostezza e una signorilità ben diversa.
Non importa ormai sono rassegnato.
Commenti sulle minigonne delle giovani che entrano nel giardino della trattoria, sulle scollature o sulle forme delle signore, propositi di appuntamenti per le prossime cene, racconti delle personali esperienze di vita.
Che divertimento.
“ Ti ricordi in Spagna quella con un seno così pendente, quante gliene ho dette, poi andando via lei ci ha salutato in italiano ! “
Grandi risate.
“ E io, quando ero in Turchia, una grossa tedesca con un enorme posteriore proprio davanti a me, ho elencato tutto quello che le avrei fatto, beh, da non credere, parlava italiano pure lei !”
Risate generali.
“ Invece io a un nipote quando era piccolo gli mettevo in bocca l’alluce del piede e lui ciucciava, poi si svegliava e strillava. L’hanno detto pure a mago Zurlì in televisione, pensa un po’ “
Tripudio di risate.
“Una volta che mi avevano messo mio nipote di quattro, cinque anni nella mia camera e io dovevo dormire in salotto, quel disgraziato poi ha rovistato nel mio cassetto. Allora l’ho afferrato per i piedi e l’ho tenuto appeso fuori dal balcone del terzo piano, piangeva, urlava e scalciava come un dannato quell’infame, così impara la lezione !”
Nonno Talpone non riesce a scrivere senza deglutire a vuoto con un inizio di attacco di panico, ma lì, davanti ai piatti gustosi a base di barbazza, tutti ridevano fino alle lacrime.
Un posticino in Val Nerina, vicino ad un laghetto di pesca sportiva, una ventina di tavoli all’aperto, cucina casareccia ma con sprazzi di fantasia indovinata, prezzi modici, il cognato sindacalista in questo indovina sempre il posto giusto.
Il problema è la compagnia : sarò fissato, ma la classe media in provincia ripete sempre le stesse cose, non sempre amene.
Le donne : i figli che non studiano, le malattie spesso immaginarie, i tranquillanti e le medicine consigliabili.
Gli uomini : la magnata, la bonazza, le corna degli altri.
Ci saranno eccezioni naturalmente, ma quando Talpone cenava con vecchi ternani che provenivano dal lavoro manuale, muratori, contadini, meccanici, notava una compostezza e una signorilità ben diversa.
Non importa ormai sono rassegnato.
Commenti sulle minigonne delle giovani che entrano nel giardino della trattoria, sulle scollature o sulle forme delle signore, propositi di appuntamenti per le prossime cene, racconti delle personali esperienze di vita.
Che divertimento.
“ Ti ricordi in Spagna quella con un seno così pendente, quante gliene ho dette, poi andando via lei ci ha salutato in italiano ! “
Grandi risate.
“ E io, quando ero in Turchia, una grossa tedesca con un enorme posteriore proprio davanti a me, ho elencato tutto quello che le avrei fatto, beh, da non credere, parlava italiano pure lei !”
Risate generali.
“ Invece io a un nipote quando era piccolo gli mettevo in bocca l’alluce del piede e lui ciucciava, poi si svegliava e strillava. L’hanno detto pure a mago Zurlì in televisione, pensa un po’ “
Tripudio di risate.
“Una volta che mi avevano messo mio nipote di quattro, cinque anni nella mia camera e io dovevo dormire in salotto, quel disgraziato poi ha rovistato nel mio cassetto. Allora l’ho afferrato per i piedi e l’ho tenuto appeso fuori dal balcone del terzo piano, piangeva, urlava e scalciava come un dannato quell’infame, così impara la lezione !”
Nonno Talpone non riesce a scrivere senza deglutire a vuoto con un inizio di attacco di panico, ma lì, davanti ai piatti gustosi a base di barbazza, tutti ridevano fino alle lacrime.
Sunday, 21 August 2011
FINALMENTE IN AZIONE !
“ Un poco di movimento ci vuole !” stabilì nonno Talpone guardandosi allo specchio e notando con rammarico che non riusciva ad allacciare la chiusura dei pantaloni.
Era urgente correre ai ripari, rinnegò quindi per la prima volta le solite tazze di tè e le fette di pane ricoperte di squisite marmellate preparate amorosamente dalla consorte.
Usci da casa a digiuno e si diresse verso il cancello in fondo al vialetto, per scendere a piedi verso il vicino paesello.
Erano almeno ben tre chilometri buoni di strada.
Prudentemente stabilì di salire in auto per accorciare ragionevolmente lo sforzo imminente.
Alle prime villette esterne del paese parcheggiò in un piazzale e si incamminò di buon passo gagliardo verso la bottega del suo amico Nando.
Erano circa trecento metri da percorrere, petto in fuori, con movimento ritmico e cadenzato delle braccia, sotto il sole brillante del primo mattino.
Augurò gentilmente il buon giorno ad un paio di persone sulla strada ed entrò con aria trionfante nel negozietto, unico esemplare commerciale di questo paesetto medioevale.
Salutò con calore l’amico, prese un giornale, bevve una tazzina di tè al limone dalla macchinetta, assaggiò un paio di paste alla cioccolata appena portate dal fornaio e commentò festoso “ Oggi sono venuto a piedi ! “
Il che era perfettamente vero, non doveva specificare da dove e nessuno glielo chiese, con sua grande soddisfazione personale.
Quanto poco ci vuole per ridare il buonumore ad una persona !
Ritornò poi baldanzoso a piedi verso il parcheggio, tra il trillio degli uccellini e l’aria frizzante delle colline.
Nonno Talpone sorrise soddisfatto, finalmente in azione !
Era urgente correre ai ripari, rinnegò quindi per la prima volta le solite tazze di tè e le fette di pane ricoperte di squisite marmellate preparate amorosamente dalla consorte.
Usci da casa a digiuno e si diresse verso il cancello in fondo al vialetto, per scendere a piedi verso il vicino paesello.
Erano almeno ben tre chilometri buoni di strada.
Prudentemente stabilì di salire in auto per accorciare ragionevolmente lo sforzo imminente.
Alle prime villette esterne del paese parcheggiò in un piazzale e si incamminò di buon passo gagliardo verso la bottega del suo amico Nando.
Erano circa trecento metri da percorrere, petto in fuori, con movimento ritmico e cadenzato delle braccia, sotto il sole brillante del primo mattino.
Augurò gentilmente il buon giorno ad un paio di persone sulla strada ed entrò con aria trionfante nel negozietto, unico esemplare commerciale di questo paesetto medioevale.
Salutò con calore l’amico, prese un giornale, bevve una tazzina di tè al limone dalla macchinetta, assaggiò un paio di paste alla cioccolata appena portate dal fornaio e commentò festoso “ Oggi sono venuto a piedi ! “
Il che era perfettamente vero, non doveva specificare da dove e nessuno glielo chiese, con sua grande soddisfazione personale.
Quanto poco ci vuole per ridare il buonumore ad una persona !
Ritornò poi baldanzoso a piedi verso il parcheggio, tra il trillio degli uccellini e l’aria frizzante delle colline.
Nonno Talpone sorrise soddisfatto, finalmente in azione !
Saturday, 20 August 2011
NONNO FREGOLI
Squilla il cellulare, risponde mamma Istrice, dai toni dolci e dalla durata della telefonata un estraneo potrebbe pensare che sia l’amante, ma Talpone capisce che si tratta del figlio Promettente Avvocato.
Con il Martello di dio londinese la durata sarebbe stata inferiore, per motivi economici naturalmente.
Dopo mezz’ora mi chiama, l’Avvocato vuole parlare con me.
Strano, le sue macchine da far riparare ? No, siamo a 600 Km di distanza, idem per bollettini da pagare o commissioni da sbrigare.
Mi interroga subito “ Pronto, folletto dei boschi ? C’è qua un bambino che ti deve parlare “
Talpone capisce che si richiede una trasformazione alla Fregoli, si tappa il naso e risponde “ Prondo chi è ? “
Lo Scoiattolino con la sua vocina squillante ed emozionata chiede “ Pronto, sei il folletto dei boschi ? “
“ Di, dimmi bure caro… “
“ Sono un bambino e vorrei la vestizione di Dark Fender “
“ Scusa bambino berchè vuoi una chitara o vuoi forse un gostume del Fenner di Guere Stellari ? “
“ Il costume di Guerre Stellari, per il mio compleanno “
“ Gome ti chiami e quando gombi gli anni ? “
“ Sono Scoiattolino Talponi, un momento…. Papà quando compio gli anni ?...Ah si, il 13 settembre, posso avere la vestizione di Dark Fender allora ?”
“ Va bene, lo segno qua sul mio libro d’oro, ti saluto e fai il bravo bambino “
Finalmente arriva al telefono il Promettente Avvocato, Talpone può riprendere fiato, stava soffocando, per amore d’accordo, ma sempre semisoffocato era, chiede ansioso “ Mi ha riconosciuto ?”
“ No folletto dei boschi, va bene così “ E chiude la comunicazione.
Già per ultime feste Talpone ha dovuto fare la voce dell’Uomo Ragno con un fazzoletto in bocca, ancor prima entrare in una strettissima casacca da Babbo Natale, spaventando i piccoli e mangiando una barba di plastica, speriamo che in futuro non gli chiedano di fare Biancaneve.
Dura vita da nonni, detto con i baffi all’insù.
Con il Martello di dio londinese la durata sarebbe stata inferiore, per motivi economici naturalmente.
Dopo mezz’ora mi chiama, l’Avvocato vuole parlare con me.
Strano, le sue macchine da far riparare ? No, siamo a 600 Km di distanza, idem per bollettini da pagare o commissioni da sbrigare.
Mi interroga subito “ Pronto, folletto dei boschi ? C’è qua un bambino che ti deve parlare “
Talpone capisce che si richiede una trasformazione alla Fregoli, si tappa il naso e risponde “ Prondo chi è ? “
Lo Scoiattolino con la sua vocina squillante ed emozionata chiede “ Pronto, sei il folletto dei boschi ? “
“ Di, dimmi bure caro… “
“ Sono un bambino e vorrei la vestizione di Dark Fender “
“ Scusa bambino berchè vuoi una chitara o vuoi forse un gostume del Fenner di Guere Stellari ? “
“ Il costume di Guerre Stellari, per il mio compleanno “
“ Gome ti chiami e quando gombi gli anni ? “
“ Sono Scoiattolino Talponi, un momento…. Papà quando compio gli anni ?...Ah si, il 13 settembre, posso avere la vestizione di Dark Fender allora ?”
“ Va bene, lo segno qua sul mio libro d’oro, ti saluto e fai il bravo bambino “
Finalmente arriva al telefono il Promettente Avvocato, Talpone può riprendere fiato, stava soffocando, per amore d’accordo, ma sempre semisoffocato era, chiede ansioso “ Mi ha riconosciuto ?”
“ No folletto dei boschi, va bene così “ E chiude la comunicazione.
Già per ultime feste Talpone ha dovuto fare la voce dell’Uomo Ragno con un fazzoletto in bocca, ancor prima entrare in una strettissima casacca da Babbo Natale, spaventando i piccoli e mangiando una barba di plastica, speriamo che in futuro non gli chiedano di fare Biancaneve.
Dura vita da nonni, detto con i baffi all’insù.
Wednesday, 17 August 2011
UN BEL CAMPO FIORITO
“ Guarda Istriciotta come sono belli quei fiori bianchi, sembrano una macchia lattea sul prato verde “
“ E’ vero, però senti, non profumano ! “
Nonno Talpone annusa lo stelo raccolto, che termina ad ombrello in una serie di corolle di minuscoli fiorellini bianchi.
E’ un povero fiore spontaneo di campo, adatto al più a fare da contorno per i suoi simili dai colori più vivaci e raffinati.
Purtroppo ora è l’unico tipo presente nel nostro campo, il periodo delle varie orchidee selvatiche, che dicono specie protetta e rara, invece stranamente diffusa ovunque da noi, è purtroppo ormai finito.
Come in estate non ci sono più quelle erbe saporitissime di campo, rapunzoli, crispigni, saporitella, che Talpone raccoglie in primavera per comporre delle insalate gustosissime, degne di un re.
Comunque per curiosità porto in casa l’esemplare raccolto, cercando nelle librerie i testi di botanica sui fiori spontanei.
Ben presto trovo il disegno a colori che raffigura il mio fiorellino.
Leggo : “Conium maculatum, fusto cavo, eretto, fiori piccoli, bianchi, riuniti ad ombrelle ( sic ) “
E’ sicuramente lui !
“ Pianta fortemente velenosa in tutte le sue parti “
Gulp !
E’ la cicuta di socratesca memoria, inorridito nonno Talpone lo getta nel camino.
La sera, a casa della sorella Paperoga, l’estrosa ceramista, l’Istrice racconta il fatto accaduto, abbiamo i prati coperti di piantine di bianca cicuta.
La spiritosa ( ? ) Paperoga esclama tutta giuliva “ Allora perché non cicutiamo i nostri mariti e viviamo libere e contente ? “
L’Istrice sorride con uno sbuffetto d’aria perlomeno equivoco, Talpone allibisce.
Le due sorelle sono fedelissime fans di tutti i programmi polizieschi ammanniti dalla TV, Poirot, miss Marple, Scherlok Holmes, l’ispettore Barnaby, fino a quegli orrendi serial televisivi americani.
Dal fondo della poltrona l’incauto marito di Paperoga bercia come al solito “ Accendimi la televisione, voglio il telegiornale o un programma con belle figliole giovani ( per censura uso un eufemismo ), tutte tette e culo “
Non ha mai brillato per finezza il rude sindacalista, pur essendo una persona buona e generosa, a volte è orrendamente spiacevole.
In questo momento appare un incosciente suicida.
Talpone per rompere il ghiaccio chiede ansioso “ Posso apparecchiare tavola ? Serve aiuto ? “
In cuor suo solennemente si ripromette :
• Abbasserà sempre la tavoletta del WC dopo l’uso
• Chiederà di passare l’aspirapolvere e di lavare i pavimenti
• Conterà fino a sette prima di rispondere in modo magari sgarbato
• Comprerà mazzi di fiori almeno una volta alla settimana
• Idem per comporre settimanalmente una poesia d’amore, in mancanza d’ispirazione adattare un sonetto di Shakespeare, fa sempre un effettone, dimenticare l’amato Giovenale
Caro direttore mi capisca, con queste donne che al grido di “ Towanda “ si possono scatenare, è meglio essere cauti.
Licenziarmi, se proprio deve, pazienza, ma cicutato NO.
“ E’ vero, però senti, non profumano ! “
Nonno Talpone annusa lo stelo raccolto, che termina ad ombrello in una serie di corolle di minuscoli fiorellini bianchi.
E’ un povero fiore spontaneo di campo, adatto al più a fare da contorno per i suoi simili dai colori più vivaci e raffinati.
Purtroppo ora è l’unico tipo presente nel nostro campo, il periodo delle varie orchidee selvatiche, che dicono specie protetta e rara, invece stranamente diffusa ovunque da noi, è purtroppo ormai finito.
Come in estate non ci sono più quelle erbe saporitissime di campo, rapunzoli, crispigni, saporitella, che Talpone raccoglie in primavera per comporre delle insalate gustosissime, degne di un re.
Comunque per curiosità porto in casa l’esemplare raccolto, cercando nelle librerie i testi di botanica sui fiori spontanei.
Ben presto trovo il disegno a colori che raffigura il mio fiorellino.
Leggo : “Conium maculatum, fusto cavo, eretto, fiori piccoli, bianchi, riuniti ad ombrelle ( sic ) “
E’ sicuramente lui !
“ Pianta fortemente velenosa in tutte le sue parti “
Gulp !
E’ la cicuta di socratesca memoria, inorridito nonno Talpone lo getta nel camino.
La sera, a casa della sorella Paperoga, l’estrosa ceramista, l’Istrice racconta il fatto accaduto, abbiamo i prati coperti di piantine di bianca cicuta.
La spiritosa ( ? ) Paperoga esclama tutta giuliva “ Allora perché non cicutiamo i nostri mariti e viviamo libere e contente ? “
L’Istrice sorride con uno sbuffetto d’aria perlomeno equivoco, Talpone allibisce.
Le due sorelle sono fedelissime fans di tutti i programmi polizieschi ammanniti dalla TV, Poirot, miss Marple, Scherlok Holmes, l’ispettore Barnaby, fino a quegli orrendi serial televisivi americani.
Dal fondo della poltrona l’incauto marito di Paperoga bercia come al solito “ Accendimi la televisione, voglio il telegiornale o un programma con belle figliole giovani ( per censura uso un eufemismo ), tutte tette e culo “
Non ha mai brillato per finezza il rude sindacalista, pur essendo una persona buona e generosa, a volte è orrendamente spiacevole.
In questo momento appare un incosciente suicida.
Talpone per rompere il ghiaccio chiede ansioso “ Posso apparecchiare tavola ? Serve aiuto ? “
In cuor suo solennemente si ripromette :
• Abbasserà sempre la tavoletta del WC dopo l’uso
• Chiederà di passare l’aspirapolvere e di lavare i pavimenti
• Conterà fino a sette prima di rispondere in modo magari sgarbato
• Comprerà mazzi di fiori almeno una volta alla settimana
• Idem per comporre settimanalmente una poesia d’amore, in mancanza d’ispirazione adattare un sonetto di Shakespeare, fa sempre un effettone, dimenticare l’amato Giovenale
Caro direttore mi capisca, con queste donne che al grido di “ Towanda “ si possono scatenare, è meglio essere cauti.
Licenziarmi, se proprio deve, pazienza, ma cicutato NO.
Sunday, 14 August 2011
VOGLIA DI TENEREZZA
E’ scesa la notte, i nipotini sono ormai addormentati nei loro lettini, nonno talpone e la sua istrice dai verdi occhi intriganti si siedono al tavolo della cucina, sono lievemente storditi, la giornata è finalmente terminata.
Tra poco andranno anche loro a dormire.
Talpone guarda la sua donna e non sa perché le trova sempre qualche particolare malioso che sembrava aver scordato.
Lei è stanca, la giornata è stata lunga, notevole anche la richiesta di attenzioni oltre alla gioia dello stare insieme ai piccoli cuccioli di uomo, come li chiama il martello londinese.
Talpone sorride della situazione, vorrebbe abbracciarla e parlare insieme di mille tenerezze.
Si rende conto per esperienza che lei pensa solo a recuperare le forze, non hanno nemmeno la televisione satellitare con le serie investigative di Sherlok Holmes, del commissario Barnaby, di Poirot, che sono il suo oppio rilassante.
Così il nostro eroe rassegnato recupera la bottiglia di grappa del famoso Uncle Sunday, il magico distillatore del trentino, le versa un bicchierino medicinale.
Lei sorride grata, quando riceve anche un pacchetto di sigarette e accendino che lui aveva tenuto per le emergenze gli mormora “ Grazie, ci voleva proprio ! “
Talpone lo riceve come un atto d’amore, vivere molte primavere forse serve a qualcosa.
Tra poco andranno anche loro a dormire.
Talpone guarda la sua donna e non sa perché le trova sempre qualche particolare malioso che sembrava aver scordato.
Lei è stanca, la giornata è stata lunga, notevole anche la richiesta di attenzioni oltre alla gioia dello stare insieme ai piccoli cuccioli di uomo, come li chiama il martello londinese.
Talpone sorride della situazione, vorrebbe abbracciarla e parlare insieme di mille tenerezze.
Si rende conto per esperienza che lei pensa solo a recuperare le forze, non hanno nemmeno la televisione satellitare con le serie investigative di Sherlok Holmes, del commissario Barnaby, di Poirot, che sono il suo oppio rilassante.
Così il nostro eroe rassegnato recupera la bottiglia di grappa del famoso Uncle Sunday, il magico distillatore del trentino, le versa un bicchierino medicinale.
Lei sorride grata, quando riceve anche un pacchetto di sigarette e accendino che lui aveva tenuto per le emergenze gli mormora “ Grazie, ci voleva proprio ! “
Talpone lo riceve come un atto d’amore, vivere molte primavere forse serve a qualcosa.
Saturday, 13 August 2011
NON LICENZIATEMI !
Ancora invischiato dal ricordo degli amati nipotini, nonno talpone ora si sveglia tardi la mattina, legge con tranquillità il suo ultimo affascinante romanzo, ”l’idiota “ di Dostoevskij , girella per casa e in giardino con aria svagata, insomma se la prende comoda, come ogni pensionato assennato.
E’ vero, ultimamente non ha scritto il solito post giornaliero sul suo blog, la sera era troppo stanco per la giornata tumultuosa dei due nipotini, ora troppo vuota per la loro mancanza.
D’altra parte lui non riceve molti commenti sul suo blog, saranno stati una decina in quattro mesi, talpone si crogiolava in una specie di limbo, fatto di ozi e di ricordi.
Naturalmente parlo di otium nel senso degli antichi romani ( forse anche degli attuali abitanti di Roma ), cioè la considerazione filosofica degli aspetti della vita, un’attività altamente intellettuale e impegnativa.
Ancor più, essendo un milanese purosangue da molte generazioni, il suo senso pratico lo aveva portato a stendere una lista delle cose da fare, cosa in sé adorabile, perché non si fanno sforzi dannosi per la salute e si dimostra agli altri che si è profondamente impegnati.
Ecco la lista dei miei impegni :
• Ripassare le nozioni di musica e di solfeggio per riprendere a suonare. Peccato che i mei tre flauti, la chitarra, l’ocarina e la nuova tastiera che mi ero regalato siano rimasti inspiegabilmente a Milano.
• Eseguire della salutare ginnastica mattutina, rivedere le posizioni e i movimenti di Tai Chi, stile Yang naturalmente, secondo le indicazioni leggermente contrastanti dei sei libri posseduti.
• Magari fare i tre Km di percorso a buon passo verso il paesetto medioevale vicino, al fine di prendere un tè con paste o focaccine salate dall’amico negoziante, che vende di tutto, dai salami e formaggi ai giornali, dalla frutta e verdura alla porchetta da lui preparata. Riconsiderare se sia il caso in un secondo tempo di fare il percorso di corsa, stile Elasti, secondo le prescrizioni del manuale di Jogging che devo avere in una libreria qui in Umbria.
• Stendere un programma dettagliato delle possibili gite turistiche a Roma e nei vicini paesetti medioevali, che hanno la piacevole consuetudine in questo periodo di organizzare sagre del cinghiale, della bruschetta, delle ciriole al tartufo e altre cosettine sfiziose.
• Controllare nelle varie librerie quali sono i libri ancora da leggere. Non so come, ma ce ne sono sempre, poiché acquistati con foga, vengono poi nascosti da una nuova fila di libri più aggressivi che sgomitano per mettersi in mostra solo loro.
• Guardarsi in giro per poter precisare in uno schema preciso le possibili opere di manutenzione del giardino e della casa, da fare personalmente o attraverso il contributo di qualche volonteroso aiutante, tipo i due cognati, i figli quando dovessero mai venire nei prossimi anni, i nipoti quando saranno cresciuti abbastanza da non farmi accusare di sfruttamento del lavoro minorile ( per ora segretamente li uso per rastrellare le foglie e raccogliere le prugne, quest’ultime da consegnare all’amico negoziante in cambio di chupa chupa ).
Nonno talpone era quindi occupatissimo in queste e ulteriori urgenti incombenze, quando riceve una bella sferzata dal figlio martello di dio che gli scrive “ Sbaglio o sei in arretrato di qualche settimana nella pubblicazione dei tuoi post ? “
Ultimamente talpone pensava che con il matrimonio si fossero smorzati i furori del lontano trapano londinese.
Errore madornale.
Va bene signor direttore, non si preoccupi, recupererò.
Non mi licenzi per favore.
In ogni caso, per prudenza, ho già preparato un annuncio di lavoro “ Giovane nonno, causa perdita di lavoro, offresi part-time, capacità teoricamente ampie, multietnico, multilinguista, multifunzionale, richieste modiche, leggermente brontolone “ .
Thursday, 11 August 2011
LUI NON C'ERA !
Finalmente siamo arrivati alla meta, in quelle montagne dell’alto Garda, tra boschi di pini, verdi prati da alpeggio, villini, alberghi, sporadici residence con file di casette che sembrano stie da pollaio d’allevamento.
La vista sul lago, perso laggiù in fondo, coperto di foschia, è struggente, l’aria è fine e frizzante.
Nel villino degli altri nonni sono già presenti gli altri cuginetti, i nipotini corrono subito da loro felici, per perdersi in nuovi giochi e corse sfrenate.
Talpone e consorte hanno ormai fatto la loro parte, ora li guardano sereni e partecipi.
Infine arrivano i genitori, baci e abbracci, si ricompone la famigliola, è giusto così, noi nonni ci mettiamo in seconda fila, siamo ormai comparse.
Segue una notte tranquilla, risveglio stupito di tanta pace, unito ad un certo rimpianto.
A pranzo festa grande e apertura dei regali, è il compleanno del cuginetto di otto anni.
Il brillante avvocato e la gentilissima Tuttopiede ( tra l’altro preparata avvocato anche lei, perché queste discriminazioni, bisogna trovarle undiverso soprannome, questa giuria dei nomi sembra l’avvocatura di stato per le lungaggini ) presentano il loro dono : un borsone bianco verde contenente un tendino da campeggio, borsino con seggiolino pieghevole, zainetto, borraccia e ammeniccoli, tutto quanto serve per l’avventura.
Tutto quanto entusiasma il ragazzino, gli fa passare in second’ordine la playstation e i filmini di mostri stellari.
Nel pomeriggio grandi prove di montaggio e dimostrazioni generali di campeggio selvaggio, accumulo di cuscini, bottiglie e giochini.
Infine il figlio avvocato, eterno ragazzino, decide di montare anche lui una personale tenda ad igloo, rifornendola di sacco a pelo e materassino, con la brillante idea di dormirci la notte .
La proposta entusiasma naturalmente il figlio scoiattolino, il festeggiato e un altro cugino quattordicenne.
A stento si frenano i più piccoli che sono raffreddati, le madri e i nonni cercano di bloccare il promettente progetto, il cielo si è rannuvolato pesantemente, si prevedono temporali.
Su quel prato in declivio non è saggio fare ragazzate imprudenti.
Talpone si unisce al coro, alterna discorsi dissuasori a consigli tecnici di attrezzatura logistica, tiramento di corde di sicurezza, scavo di fossatelli di drenaggio, in cuor suo muore dalla voglia di inserirsi nell’avventura, come il gran Mogul delle giovani marmotte.
Ma non ha una tenda disponibile, le quattro diverse possedute sono sparse in lontani polverosi solai, tra cataste di oggetti conservati gelosamente ( può servire, non si sa mai !) e poi dimenticati.
I pionieri non demordono e dopo cena, armati di coperte, pile e borracce si infilano orgogliosi nella tenda a igloo e nel tendino giocattolo.
Appena in tempo, inizia a piovere con sempre maggior intensità, tuoni e lampi, i superstiti dalla finestra guardano preoccupati i due tendini sferzati dagli scrosci di pioggia.
Talpone scuote la testa scontento e ansioso, l’aveva detto lui che pioveva, non ascoltano mai i saggi consigli questi giovani d’oggi e via a borbottare come di consueto.
Intanto sente le risatine e il chiacchericcio agitato che esce dalle tendine, illuminate a tratti anche dal guizzare delle torce accese dall’interno e muore dalla voglia di essere là dentro anche lui, con stretto lo scoiattolino e il figliolo giocoso.
Si intravede ad un certo punto la sagoma dell’avvocato che di scatto esce dalla tenda per assicurare un telo di plastica scivolato via e rientra precipitosamente.
Si va a dormire in comodi letti, ben coperti ed asciutti, con il libro di Dostoevskij sul comodino e gli auricolari del lettore MP3 che ti cullano con ritmi mozartiani.
Eppure nonno talpone non riesce a rimanere tranquillo, pensa alla grande avventura che stanno vivendo quei ragazzi dentro la tenda, sotto lo scroscio della pioggia battente, tutti stretti insieme a ridacchiare entusiasti.
Un episodio che rimarrà impresso nella loro memoria infantile per sempre e lui, il vecchio talpone, ne prova un amaro rimpianto, perché nelle rievocazioni future in quella famosa notte di pioggia lui non c’era.
La vista sul lago, perso laggiù in fondo, coperto di foschia, è struggente, l’aria è fine e frizzante.
Nel villino degli altri nonni sono già presenti gli altri cuginetti, i nipotini corrono subito da loro felici, per perdersi in nuovi giochi e corse sfrenate.
Talpone e consorte hanno ormai fatto la loro parte, ora li guardano sereni e partecipi.
Infine arrivano i genitori, baci e abbracci, si ricompone la famigliola, è giusto così, noi nonni ci mettiamo in seconda fila, siamo ormai comparse.
Segue una notte tranquilla, risveglio stupito di tanta pace, unito ad un certo rimpianto.
A pranzo festa grande e apertura dei regali, è il compleanno del cuginetto di otto anni.
Il brillante avvocato e la gentilissima Tuttopiede ( tra l’altro preparata avvocato anche lei, perché queste discriminazioni, bisogna trovarle undiverso soprannome, questa giuria dei nomi sembra l’avvocatura di stato per le lungaggini ) presentano il loro dono : un borsone bianco verde contenente un tendino da campeggio, borsino con seggiolino pieghevole, zainetto, borraccia e ammeniccoli, tutto quanto serve per l’avventura.
Tutto quanto entusiasma il ragazzino, gli fa passare in second’ordine la playstation e i filmini di mostri stellari.
Nel pomeriggio grandi prove di montaggio e dimostrazioni generali di campeggio selvaggio, accumulo di cuscini, bottiglie e giochini.
Infine il figlio avvocato, eterno ragazzino, decide di montare anche lui una personale tenda ad igloo, rifornendola di sacco a pelo e materassino, con la brillante idea di dormirci la notte .
La proposta entusiasma naturalmente il figlio scoiattolino, il festeggiato e un altro cugino quattordicenne.
A stento si frenano i più piccoli che sono raffreddati, le madri e i nonni cercano di bloccare il promettente progetto, il cielo si è rannuvolato pesantemente, si prevedono temporali.
Su quel prato in declivio non è saggio fare ragazzate imprudenti.
Talpone si unisce al coro, alterna discorsi dissuasori a consigli tecnici di attrezzatura logistica, tiramento di corde di sicurezza, scavo di fossatelli di drenaggio, in cuor suo muore dalla voglia di inserirsi nell’avventura, come il gran Mogul delle giovani marmotte.
Ma non ha una tenda disponibile, le quattro diverse possedute sono sparse in lontani polverosi solai, tra cataste di oggetti conservati gelosamente ( può servire, non si sa mai !) e poi dimenticati.
I pionieri non demordono e dopo cena, armati di coperte, pile e borracce si infilano orgogliosi nella tenda a igloo e nel tendino giocattolo.
Appena in tempo, inizia a piovere con sempre maggior intensità, tuoni e lampi, i superstiti dalla finestra guardano preoccupati i due tendini sferzati dagli scrosci di pioggia.
Talpone scuote la testa scontento e ansioso, l’aveva detto lui che pioveva, non ascoltano mai i saggi consigli questi giovani d’oggi e via a borbottare come di consueto.
Intanto sente le risatine e il chiacchericcio agitato che esce dalle tendine, illuminate a tratti anche dal guizzare delle torce accese dall’interno e muore dalla voglia di essere là dentro anche lui, con stretto lo scoiattolino e il figliolo giocoso.
Si intravede ad un certo punto la sagoma dell’avvocato che di scatto esce dalla tenda per assicurare un telo di plastica scivolato via e rientra precipitosamente.
Si va a dormire in comodi letti, ben coperti ed asciutti, con il libro di Dostoevskij sul comodino e gli auricolari del lettore MP3 che ti cullano con ritmi mozartiani.
Eppure nonno talpone non riesce a rimanere tranquillo, pensa alla grande avventura che stanno vivendo quei ragazzi dentro la tenda, sotto lo scroscio della pioggia battente, tutti stretti insieme a ridacchiare entusiasti.
Un episodio che rimarrà impresso nella loro memoria infantile per sempre e lui, il vecchio talpone, ne prova un amaro rimpianto, perché nelle rievocazioni future in quella famosa notte di pioggia lui non c’era.
Tuesday, 9 August 2011
UN LUNGO RITORNO
Le due settimane di gare olimpioniche di resistenza con i due pargoletti sono ormai finite e si ritorna in auto dalla verde Umbria verso le montagne dell’alto Garda.
Il tempo ci è stato patrigno, si prevedevano lunghe nuotate in piscina e ogni giorno o era freddo o pioveva.
Eravamo partiti da Milano addirittura con una minipiscina da 2,5 metri, riportata ancora inscatolata.
I vicini di campagna, i cugini, le zie, ognuno con una piscina più grande della precedente, ma l’acquazzone estivo era imparziale, acqua sempre.
La vita dentro casa può essere caotica con maschi urlanti e dediti alla lotta.
La droga dei cartoni animati va dosata nei casi estremi del pre-pranzo o del risveglio all’alba della piovretta ( mi spiace usare questo termine con il piccolo, ma quando vedo cosa sa distruggere in venti secondi dentro la mia auto, confermo : piccola piovra o pioveretta, come dice lui ).
Le capacità pittoriche di Talpone disegnatore non bastano, i giochi con le carte, le automobiline, i lego, i puzzle bastano per pochi minuti.
Hanno preparato torte al cioccolato, fatto gli gnocchi con patate e farina, ma non si poteva riempire le giornate con questo.
Anche le sei gatte ( si è aggiunta al matroneo una trovatella tutta bianca ) erano stanche di dover mangiare otto volte al giorno per soddisfare le ambizioni dei giovani ristoratori in erba.
Nelle crisi peggiori di pestaggio tra nipotini talpone ha forse avuto una pazienza da miccia corta, parla, impone, urla, poi si pente di aver trasceso.
L’istrice nonna fa la vellutata alla Montessori, ma certe volte al ventesimo tentativo di dialogo può esplodere anche lei.
Sempre droga da cartoni animati ?
Il fatto è che i nonni non sono i genitori e si trovano bambini allevati con altri metodi e con altre abitudini.
Tre settimane di fila di convivenza, con un brevissimo intervallo, in condizioni metereologiche avverse, forse sono un’esperienza traumatica, anche se la gioia che danno i piccoli non è descrivibile facilmente.
Ora torniamo con un viaggio in auto di otto ore, cercando di guidare tra qualche urlo e vari oggetti volanti, dal retro volano pennarelli e accuse reciproche di scorrettezze.
A Bologna prima di una lunga coda per il solito incidente, dopo una pausa pranzo, i piccoli cambiano posto.
Lo scoiattolino è davanti, legato al suo seggiolino, accanto a nonno che guida, la situazione migliora molto.
Il piccolo guarda interessato il paesaggio, si commentano le auto e i TIR che si superano, si parla delle vacanze passate insieme.
Talpone posa delicatamente la sua mano sul suo ginocchio, vorrebbe chiedere scusa degli scatti d’ira avuti in passato, ma il piccolo non ne ha memoria.
Siedono vicini placidamente curiosi del paesaggio montano della val d’Adige.
Sereni e oziosi, come due vecchi amici d’infanzia.
Il tempo ci è stato patrigno, si prevedevano lunghe nuotate in piscina e ogni giorno o era freddo o pioveva.
Eravamo partiti da Milano addirittura con una minipiscina da 2,5 metri, riportata ancora inscatolata.
I vicini di campagna, i cugini, le zie, ognuno con una piscina più grande della precedente, ma l’acquazzone estivo era imparziale, acqua sempre.
La vita dentro casa può essere caotica con maschi urlanti e dediti alla lotta.
La droga dei cartoni animati va dosata nei casi estremi del pre-pranzo o del risveglio all’alba della piovretta ( mi spiace usare questo termine con il piccolo, ma quando vedo cosa sa distruggere in venti secondi dentro la mia auto, confermo : piccola piovra o pioveretta, come dice lui ).
Le capacità pittoriche di Talpone disegnatore non bastano, i giochi con le carte, le automobiline, i lego, i puzzle bastano per pochi minuti.
Hanno preparato torte al cioccolato, fatto gli gnocchi con patate e farina, ma non si poteva riempire le giornate con questo.
Anche le sei gatte ( si è aggiunta al matroneo una trovatella tutta bianca ) erano stanche di dover mangiare otto volte al giorno per soddisfare le ambizioni dei giovani ristoratori in erba.
Nelle crisi peggiori di pestaggio tra nipotini talpone ha forse avuto una pazienza da miccia corta, parla, impone, urla, poi si pente di aver trasceso.
L’istrice nonna fa la vellutata alla Montessori, ma certe volte al ventesimo tentativo di dialogo può esplodere anche lei.
Sempre droga da cartoni animati ?
Il fatto è che i nonni non sono i genitori e si trovano bambini allevati con altri metodi e con altre abitudini.
Tre settimane di fila di convivenza, con un brevissimo intervallo, in condizioni metereologiche avverse, forse sono un’esperienza traumatica, anche se la gioia che danno i piccoli non è descrivibile facilmente.
Ora torniamo con un viaggio in auto di otto ore, cercando di guidare tra qualche urlo e vari oggetti volanti, dal retro volano pennarelli e accuse reciproche di scorrettezze.
A Bologna prima di una lunga coda per il solito incidente, dopo una pausa pranzo, i piccoli cambiano posto.
Lo scoiattolino è davanti, legato al suo seggiolino, accanto a nonno che guida, la situazione migliora molto.
Il piccolo guarda interessato il paesaggio, si commentano le auto e i TIR che si superano, si parla delle vacanze passate insieme.
Talpone posa delicatamente la sua mano sul suo ginocchio, vorrebbe chiedere scusa degli scatti d’ira avuti in passato, ma il piccolo non ne ha memoria.
Siedono vicini placidamente curiosi del paesaggio montano della val d’Adige.
Sereni e oziosi, come due vecchi amici d’infanzia.
Monday, 8 August 2011
LE NOTTI BIANCHE
La giornata è veramente finita, pensa nonno talpone mentre, insieme alla sua adorata compagna, spinge le carrozzine dei nipotini addormentati verso la camera dell’albergo, che per fortuna, dice lui, è fornito di ascensore.
Non si fatica a fare i quattro piani con bambini e annessi in braccio.
Che lusso, nella famiglia di talpone che abita dal tempo della guerra un terzo piano senza ascensore, il trasporto bimbi addormentati è una vecchia consuetudine.
Ormai sono diventati come gli sherpa, valigioni, bimbi, scatoloni, mobili, tutto viene da loro trasportato verso la cima, pardon la meta, faticosamente.
In albergo tutto va liscio, rampa di accesso, ascensore, corridoio, si entra e si compie il trasbordo bimbi da carrozzino a letto, svestizione e indossamento pigiamino in silenzio, con mosse sicure e coordinate come da lunga abitudine.
Ecco, i nonni come un’equipe chirurgica ben affiatata hanno svolto il loro compito.
Ora a letto, talpone con lo scoiattolino, l’istrice morbidosa con la piovretta.
Quest’ultimo va diviso dal fratellino, oltre che per la preferenza spiccata del singolo nipotino per il nonno preferito, anche per la simpatica abitudine di svegliarsi di notte per la perdita momentanea del ciuccio.
Quindi strillo-recupero affannoso-riappisolamento fino alle sei del mattino, quando il suo stomachino esige con gemiti e pianti acuti il biberon di latte tiepido da servirsi con massima velocità per fermare la sirena d’allarme.
Scoiattolino invece dorme fino alle otto del mattino, ha un risveglio lento, richiede conforto del nonno per raccontare i suoi sogni notturni e fare conversazione seria da uomini adulti.
Tutto sembra semplice, ma l’aria marina o la lontananza dei genitori o la stazza di nonno talpone producono uno strano fenomeno di slittamento .
Posto delicatamente lo scoiattolino nella parte destra del lettone matrimoniale, questo nel sonno scivola con moto lento ma costante nella parte sinistra occupata da nonno talpone, che accetta la richiesta di vicinanza fisica, il testa a testa di conforto, ma chiede un minimo di tranquillità.
Lo scoiattolino addormentato invece vuole pedalare la bicicletta anche nel sonno, lanciare palle di fuoco come il suo supereroe e fare piroette come Spiderman.
Talpone però è vecchio del mestiere.
Come già faceva con suo figlio, il futuro brillante avvocato, lui scivola fuori, fa il giro del letto, per stendersi poi nell’ altra estremità.
Un piano geniale che talpone svela al mondo intero per la prima volta, a beneficio di genitori e nonni che devono giacere nello stesso letto con piccoli bimbi.
Da usare più correttamente invece delle solite spinte infastidite, gli urli rabbiosi, le notti bianche e gli allontanamenti precari della propria cozzetta agitata.
Funziona benissimo.
Beh, naturalmente può capitare in alcuni casi sfortunati che con lento movimento il bimbo poi scivola di nuovo dalla vostra parte e voi dovete rifare il giro del letto. Questo però non allarma il bimbo nel suo sonno e permette a voi di fare gratuitamente una salutare ginnastica anche nelle ore notturne, mantenendo la linea e il giro vita.
Dovrò consigliarlo alla mia amica Elasti che dice di avere sempre questi problemi estetici ( non è vero, ma fanno parte delle sue fissazioni mentali ) con tre figli che si ritrova la dovrebbero tenere in gran forma, senza prender insolazioni nel suo jogging quotidiano durante il solleone americano.
Sunday, 7 August 2011
SERATE DA SPIAGGIA
La cena è stata consumata, la nonna lava i piatti, se li lavasse talpone non sarebbero mai puliti come dice lei, quindi il nonno cerca di fare un paio di partite a rubamazzetto con i nipotini.
La piovretta prende alla lettera il nome del gioco, ruba tutte le carte raggiungibili e cerca di accartocciarle per creare nuovi origami.
Lo scoiattolino gioca bene, ma ha una fortuna sfacciata, ha sempre in mano la carta che ti ruba il mazzetto faticosamente accumulato.
D’accordo è un gioco, non bisogna arrabbiarsi, però che razza di, insomma nonno perde continuamente.
Per fortuna non giochiamo a soldi o a caramelle.
Alla fine si esce tutti con i due passeggini per il giro serale.
Litigano un poco per la scelta del trasporto e del nonno guidatore, dato che nelle loro intenzioni si tratta di una gara di velocità e slalom tra i villeggianti sul lungomare.
Presto c’è la prima fermata alle giostre, per caso la nonna si ferma fuori dal baraccone per curare i bolidi da corsa e talpone è addetto ad issare i due piccoli su un’astronave spaziale sormontata dal faccione gigantesco di Buzz Light Year.
Sistematili e allacciate le cinture di sicurezza, il nonno non fa tempo a scendere dalla giostra, quindi si fa numerosi giri aggrappato all’astronave maledetta che oltretutto rulla, si innalza e si abbassa tra fischi, balenare di luci e mitragliamenti vari.
Dopo ben tre corse scende dal piedistallo e tocca terra accompagnato dai due bimbi, leggermente impallidito e con vertigini lancinanti.
La sua proverbiale prontezza di riflessi da bradipo gli ha impedito di scendere in tempo, ma i nipotini l’hanno considerata un’azione temeraria e oltretutto ha viaggiato gratis, cosa che in Liguria è oggetto di alta stima.
Per rinfrancarci c’è vicino un minuscolo carrettino che vende zucchero filato.
Lontani ricordi di fanciullezza commuovono talpone, un tuffo nel passato di più di sessant’anni, ai tempi delle mele cotte glassate e infilate su uno stecco, delle collane di castagne secche e del castagnaccio.
La vecchia signora ha un ripiano con due enormi ciotole di alluminio, versa il bicchierino di zucchero bianco o rosato nel foro centrale, avvia il motorino e raccoglie le tele zuccherine con un lungo spiedino di legno.
Ne compro due, la piovretta assaggia, ma poi passa il grosso fuso al nonno che finge di accettarlo con riluttanza.
Con gli assaggi iniziamo un duello a colpi di stecco con lo scoiattolino, ci rubiamo lo zucchero filato e ci forgiamo enormi baffi bianchi e rosa.
Poi il gioco finisce e talpone si ritrova con due fusi malconci in mano e zucchero filato sul viso e sui calzoncini corti.
Nessun problema di dieta, niente si spreca per la generazione di guerra, quindi nonno se li divora alla faccia dei benpensanti che fanno la vasca sul lungomare.
Ci fermiamo su un lungo molo, la luna piena è uno splendore, lascia una lunga stola argentea sul mare scuro per confondersi poi con la schiuma delle onde che si infrangono sulla scogliera sottostante.
La piovretta grida entusiasta “ Il sole, il sole !”
Grosse risate del fratello maggiore, dopo un attimo di distrazione nostra mi accorgo che il piccolo ha aperto e sta rovistando nel contenitore di esche e ami di un vicino pescatore.
Lo blocco e strepito “ Sei proprio una piccola piovra, tocchi e rompi tutto !”
Lui si inalbera e reagisce strillando “ Io non sciono pioveretta, capitoo !”
“ E allora cosa sei ? “
“ Sono l’ammore di gnogna !! “
Nonna istrice lo sente, si commuove e gli corre incontro abbracciandolo e sbaciucchiandolo.
Non solo le bambine, anche le nonne ammalia questa piovretta.
La piovretta prende alla lettera il nome del gioco, ruba tutte le carte raggiungibili e cerca di accartocciarle per creare nuovi origami.
Lo scoiattolino gioca bene, ma ha una fortuna sfacciata, ha sempre in mano la carta che ti ruba il mazzetto faticosamente accumulato.
D’accordo è un gioco, non bisogna arrabbiarsi, però che razza di, insomma nonno perde continuamente.
Per fortuna non giochiamo a soldi o a caramelle.
Alla fine si esce tutti con i due passeggini per il giro serale.
Litigano un poco per la scelta del trasporto e del nonno guidatore, dato che nelle loro intenzioni si tratta di una gara di velocità e slalom tra i villeggianti sul lungomare.
Presto c’è la prima fermata alle giostre, per caso la nonna si ferma fuori dal baraccone per curare i bolidi da corsa e talpone è addetto ad issare i due piccoli su un’astronave spaziale sormontata dal faccione gigantesco di Buzz Light Year.
Sistematili e allacciate le cinture di sicurezza, il nonno non fa tempo a scendere dalla giostra, quindi si fa numerosi giri aggrappato all’astronave maledetta che oltretutto rulla, si innalza e si abbassa tra fischi, balenare di luci e mitragliamenti vari.
Dopo ben tre corse scende dal piedistallo e tocca terra accompagnato dai due bimbi, leggermente impallidito e con vertigini lancinanti.
La sua proverbiale prontezza di riflessi da bradipo gli ha impedito di scendere in tempo, ma i nipotini l’hanno considerata un’azione temeraria e oltretutto ha viaggiato gratis, cosa che in Liguria è oggetto di alta stima.
Per rinfrancarci c’è vicino un minuscolo carrettino che vende zucchero filato.
Lontani ricordi di fanciullezza commuovono talpone, un tuffo nel passato di più di sessant’anni, ai tempi delle mele cotte glassate e infilate su uno stecco, delle collane di castagne secche e del castagnaccio.
La vecchia signora ha un ripiano con due enormi ciotole di alluminio, versa il bicchierino di zucchero bianco o rosato nel foro centrale, avvia il motorino e raccoglie le tele zuccherine con un lungo spiedino di legno.
Ne compro due, la piovretta assaggia, ma poi passa il grosso fuso al nonno che finge di accettarlo con riluttanza.
Con gli assaggi iniziamo un duello a colpi di stecco con lo scoiattolino, ci rubiamo lo zucchero filato e ci forgiamo enormi baffi bianchi e rosa.
Poi il gioco finisce e talpone si ritrova con due fusi malconci in mano e zucchero filato sul viso e sui calzoncini corti.
Nessun problema di dieta, niente si spreca per la generazione di guerra, quindi nonno se li divora alla faccia dei benpensanti che fanno la vasca sul lungomare.
Ci fermiamo su un lungo molo, la luna piena è uno splendore, lascia una lunga stola argentea sul mare scuro per confondersi poi con la schiuma delle onde che si infrangono sulla scogliera sottostante.
La piovretta grida entusiasta “ Il sole, il sole !”
Grosse risate del fratello maggiore, dopo un attimo di distrazione nostra mi accorgo che il piccolo ha aperto e sta rovistando nel contenitore di esche e ami di un vicino pescatore.
Lo blocco e strepito “ Sei proprio una piccola piovra, tocchi e rompi tutto !”
Lui si inalbera e reagisce strillando “ Io non sciono pioveretta, capitoo !”
“ E allora cosa sei ? “
“ Sono l’ammore di gnogna !! “
Nonna istrice lo sente, si commuove e gli corre incontro abbracciandolo e sbaciucchiandolo.
Non solo le bambine, anche le nonne ammalia questa piovretta.
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