Tuesday, 3 May 2011

RACCOLTA RIFIUTI

Stamattina era una bella giornata di sole a Milano, primaverile, non troppo calda.
Mi aveva telefonato il mio vecchio amico Nino, psichiatra in pensione, insieme siamo usciti per una passeggiata in periferia, come usiamo fare da quando ci siamo conosciuti in seconda media.
Si chiacchierava in tono pacato ed ilare, proprio da compagnoni fraterni, mentre ci guardavamo intorno alla ricerca di un bar pulito e tranquillo di nostro gradimento.
Al solito abbiamo camminato per diversi chilometri, senza accorgerci del tempo trascorso, spaziando nei nostri discorsi su fatti e persone dell’ultimo mezzo secolo.
Al ritorno, usciti dal lungo e gradevole percorso pedonale del canale della Martesana, mi sono accorto di un giovinastro che con secchio e spazzolone finiva di attaccare dei manifesti elettorali sulle campane dei rifiuti di carta, plastica e indifferenziati posti ai lati del marciapiede di viale Monza.
Logicamente il mio disappunto civico per l’abuso è stato grande.
Quei larghi manifesti che coprivano i quattro lati dei cassonetti rappresentavano il faccione ghignante del nano rifatto, quello del milione di posti di lavoro, della ricostruzione rapida, anzi già avvenuta dell’Aquila, di Napoli senza rifiuti, il bunga bunga insomma.
Stavo già adirandomi, quando mi sono reso conto che nel fare la sua affissione abusiva il ragazzo aveva fatto la scelta appropriata.
Quale posto migliore per quell’individuo del cassonetto dei rifiuti ?
Però siamo ecologicamente corretti con la raccolta differenziata : per buttarlo via ricordatevi di usare la scheda di voto nell’urna elettorale del 15 maggio prossimo.

Monday, 2 May 2011

Comunicare, facile a dirsi

Comunicare, facile a dirsi
Si inizia da bambini con le prime parole, cercate, provate, storpiate, ripetute, la gioia dell’esprimersi.
Si diventa ragazzi, si abusa di questa libertà in modo impreciso, furibondo, eccessivo.
E’ la conquista dell’espressione.
Poi iniziano le prime fumosità, i cliché, i luoghi comuni, il gergo alla moda.
Tutto viene semplificato e normalizzato nel periodo di lavoro, nella maturità.
Quando questo finisce si è allo sbando, anche perché i contatti umani ormai si riducono.
Si fanno spazio le espressioni di rimpianto, nuovi luoghi comuni, ripetizioni involontarie di cose già dette.
Ti ritrovi con gente semisorda, che non ricorda, che odia il presente e non lo vuole capire, lo rifiuta.
Sono stanco di sentirmi ripetere le stesse frasi, come un disco rotto, sai già di che cosa parlerà la gente che conosci, sembra di vivere tra gli alieni.
Ci si ritrova a tavola e non sai che dire, queste persone continuano a parlare di piccole sciocchezze quotidiane, si ripetono sino allo sfinimento, non ascoltano gli altri, solo sé stessi.
Solo quando parli con gente più giovane ti trovi davanti a concezioni e parole diverse.
E’ faticoso certe volte, ma molto interessante.
Non ci si capisce subito ?
Beh, con calma, seduti ad un tavolo, con del buon vino, una grappa, un po’ d’erba, si può ancora parlare per comunicare, per ascoltare, per conoscersi, anche per stare vicino in silenzio, in armonia con il mondo.
Certamente con un bambino che cresce, che sta iniziando a conoscere la vita, si può ragionare, ascoltare le sue prime scoperte, con gioia e semplicità.
Come ricominciare per noi a cercare di capire la vita.

Sunday, 1 May 2011

PIRAPIA

Oggi è il 1° maggio e sono arrabbiato.
E’ una bella giornata di sole, la gente è andata al mare, in campagna, nei parchi al verde, a fare shopping nei negozi aperti.
Anche questa festa ci vogliono togliere.
Il 25 aprile ?
Superato via, in fondo, però, anche i partigiani ……
Il 1° maggio ?
Beh, il papa beato, tutti a san pietro, milioni di pellegrini, maxischermo, subito santo..
Cambiamo la Costituzione.
Togliamoci dalla Comunità Europea.
Clandestini buttateli a mare, fuori dalle balle.
I precari, i disoccupati, i giovani senza lavoro, i cinquantenni mandati a casa, tagliamo, tagliamo.
MA CHE C….. SUCCEDE?
Il tempo in cui scendevamo nelle strade con le bandiere rosse ritagliate dal merciaio, quando chiedevamo un altro tipo di università e di istruzione, quando gli studenti cercavano di parlare con gli operai, magari con troppo idealismo e forse arroganza.
No, quest’ultima cosa penso di non averla fatta, mio padre,i miei zii, mio nonno erano operai, loro cercavano un miglioramento di vita, che era grama nella prima metà del secolo scorso, altro che rivoluzione.
Per questo sono uscito quando si cominciava a parlare e a agire a sproposito.
Hanno sbagliato, hanno pagato, ma adesso paghiamo tutti quanti.
C’è rabbia, c’è disillusione.
Poveri noi, sotto il giogo mediatico di un tappo rifatto, che parla come un venditore di pomate ai mercati.
Siamo andati dietro il corteo, incazzati e impotenti.
In piazza san Babila c’era il gazebo di Pisapia.
Un brav’uomo, sembra interessato ai problemi della gente, alle periferie degradate.
Ho visto all’interno i soliti gadget di propaganda per raccogliere le offerte, in bella mostra quei bottoni metallici da appuntarsi alla camicia, quelli che nel ’68 mettevamo con su scritte tipo: “Fate l’Amore, non la guerra “,”Pace”, “ No al Vietnam” .
Nel banchetto, guardando meglio, ho visto quelli con il candidato mascherato da donna, con fiocco rosa in testa.
Sono allibito.
C’ erano altri con “ Vota Pisapia “, lui raffigurato con cappellaccio, benda nera, teschio e ghigno da pirata, con sotto scritto in gotico “PIRAPIA”.
Ne ho comperati due per i miei nipotini.
E’ triste, lo so.
Ma voterò per lui il 15 maggio.