Il piccolo scoiattolo, uscito dall’asilo, corre spericolato lungo il marciapiede, inseguito dal ballonzolante fratellino.
La meta è vicina : il cancello di ferro d’ingresso, quello che separa il cosiddetto villaggio “ in “ dalla periferia “ out “ di Milano.
Si arrampicano faticosamente sulle sbarre di chiusura e aspettano il nonno che sta arrivando a dieci passi di distanza.
Il gioco è stare aggrappati ai ferri mentre la porta viene da lui aperta e fatta ruotare su sé stessa.
Questa volta però arriva dall’altra parte un vecchietto irascibile che urla come un forsennato “ Giù di lì, cosa fate ? Siete pazzi ? “
I piccoli si calano giù intimoriti, lo scoiattolino comincia a piangere, arriva il nonno, apre il cancello e guarda l’isterico, questo ammutolisce, ma ormai la gioia dell’uscita dall’asilo è rovinata.
La nonna cerca con dolci parole di calmare il bambino, che singhiozza a dirotto.
Il fratellino piovretta, di stampo più coriaceo, cammina serio ma senza lacrime.
Nonno talpone prende in braccio il suo piccolo disperato, gli promette che domani tenderanno un agguato al vecchio bizzoso e se urlerà ancora gli daranno una mazzata in testa.
Niente.
Allora talpone mima un forsennato scroscio di manate sul fantasma di quel trucido gnomo urlante e assicura che per lui è cosa da niente, lui è forte come Hulk e potrebbe sollevare anche un’auto ; si guarda intorno, si avvicina a una piccola utilitaria e cerca di sollevarla.
Naturalmente quella non si sposta di un millimetro, lo scoiattolino frena le lacrime ma resta scettico, prigioniero della sua grande paura.
Talpone allora tira fuori dal sacchetto dei giochi, tra palloni colorati e pupazzi di spiderman, una grossa auto di plastica e fa vedere come lui la fa volare via.
Niente, non convince nessuno, anche la piovretta lo guarda poco convinto.
Va bene, nonno talpone non può far vedere i suoi muscoli da Hulk, non è giornata.
Allora prende lo scoiattolino sulle spalle e comincia a saltellare sotto i rami degli alberi più bassi.
Gli ondeggiamenti non sono la cura migliore per il suo mal di testa e le vertigini di cui soffre da tempo, ma il momento è grave, occorrono rimedi estremi.
Mentre corrono, il piccolo comincia a ridere e a strappare le foglioline dai rami, la piovretta li segue chiedendo di salire a cavallo anche lui.
Andiamo tutti verso i giardinetti esterni, talpone sempre saltellante sotto i rami più bassi e vicino alle alte siepi di recinzione delle villette lungo la strada.
Lo scoiattolino ha un’idea meravigliosa per curare la testa del nonno.
Strappa i fiorellini dei gelsomini e glieli infila nelle orecchie, strizzandoli ben bene.
Strappa anche foglioline e rametti e li frulla nei condotti uditivi di nonno talpone che urla fingendosi terrorizzato.
Ormai lui ride a piena gola, gorgheggiando felice, in un convulso di strilli e sonore risate.
Arrivano a gran trotto ai giardini, il nonno albero che spande intorno fiorellini e foglie, il nipotino anche lui urlante che da gran manate al suo testone.
Poi lo scoiattolino scende dalle sue spalle e corre felice verso gli scivoli e altri giochi, infine arriva il fratellino che reclama la sua parte di cavalcate.
Ma dovrà aspettare, l’animale è stanco, deve riposare su una panchina, dategli una piccola tregua.
Stanco senz’altro e dispiaciuto che la nuova cura sperimentale dei gelsomini non ha avuto molto successo, ma l’allegria dei piccoli si, stavolta l’ha conquistata.
Wednesday, 29 June 2011
Saturday, 18 June 2011
IL MESTIERE DI PAPA’
Ci sono momenti di riflessione, di melanconia, di svuotamento, di pausa.
Giorni in cui agisci come un automa, svolgi i tuoi compiti quotidiani, parli e ascolti, ma come dietro una lastra di vetro.
Niente di grave se queste sensazioni sono passeggere.
Fortunatamente io ho nonno talpone che mi tiene compagnia.
Lo tengo, se posso, un po’ al guinzaglio, perché di tendenza è esagerato in ogni cosa.
Difficile adesso, dato che barcollo già del mio.
Talpone però mi ha fatto ricordare un fatto lontano, sia per farmi tornare il sorriso, sia per dimostrare che non è solo ora con il blog che ci conosciamo.
E’ ora che ci accettiamo per quello che siamo, dobbiamo convivere e sopportarci.
Molti anni fa, da trentenne, indossavo sempre giacca e cravatta, giravo con una valigetta ventiquattrore di pelle verde oliva, ero considerato una persona seria e regolarmente inserita nella società.
Portavo un borsalino blu scuro, un gran paio di baffi castani e fumavo pipe di radica inglese.
Mi consideravo un tipico borghese, dignitoso come sognava mio padre, morto pochi anni prima, felice che avessi finalmente un lavoro fisso e ben pagato, con i contributi per la pensione, come diceva lui.
Il primo figlio, il futuro avvocato, andava all’asilo comunale di via Feltre, il secondo non ancora, non ricordo cosa facesse, forse era dalla nonna a Terni.
Come dice sempre il martello di dio, quando si parla di qualcosa da piccolo, lui o era dalla nonna o non era ancora nato.
All’asilo, dicevo, siamo stati dei genitori normali, con una discreta partecipazione alle sue attività, come altre coppie.
Per questo mia moglie fu sorpresa quando venne chiamata dalla direttrice che chiedeva urgentemente di parlarle.
Il bambino era vivace, anzi vivacissimo, ma in genere amichevole e gentile.
Quando mia moglie entrò nell’ufficio e si fu accomodata, si sentì fare dalla responsabile dell’istituto questa strana richiesta : “ La disturbiamo per chiederle un grande favore. Quest’anno abbiamo intenzione di migliorare particolarmente l’usuale spettacolino scolastico. Le saremmo veramente grate se potessimo godere dell’intervento professionale di suo marito, se possibile. Suo figlio ci ha detto che suo padre di mestiere fa il clown “.
Giorni in cui agisci come un automa, svolgi i tuoi compiti quotidiani, parli e ascolti, ma come dietro una lastra di vetro.
Niente di grave se queste sensazioni sono passeggere.
Fortunatamente io ho nonno talpone che mi tiene compagnia.
Lo tengo, se posso, un po’ al guinzaglio, perché di tendenza è esagerato in ogni cosa.
Difficile adesso, dato che barcollo già del mio.
Talpone però mi ha fatto ricordare un fatto lontano, sia per farmi tornare il sorriso, sia per dimostrare che non è solo ora con il blog che ci conosciamo.
E’ ora che ci accettiamo per quello che siamo, dobbiamo convivere e sopportarci.
Molti anni fa, da trentenne, indossavo sempre giacca e cravatta, giravo con una valigetta ventiquattrore di pelle verde oliva, ero considerato una persona seria e regolarmente inserita nella società.
Portavo un borsalino blu scuro, un gran paio di baffi castani e fumavo pipe di radica inglese.
Mi consideravo un tipico borghese, dignitoso come sognava mio padre, morto pochi anni prima, felice che avessi finalmente un lavoro fisso e ben pagato, con i contributi per la pensione, come diceva lui.
Il primo figlio, il futuro avvocato, andava all’asilo comunale di via Feltre, il secondo non ancora, non ricordo cosa facesse, forse era dalla nonna a Terni.
Come dice sempre il martello di dio, quando si parla di qualcosa da piccolo, lui o era dalla nonna o non era ancora nato.
All’asilo, dicevo, siamo stati dei genitori normali, con una discreta partecipazione alle sue attività, come altre coppie.
Per questo mia moglie fu sorpresa quando venne chiamata dalla direttrice che chiedeva urgentemente di parlarle.
Il bambino era vivace, anzi vivacissimo, ma in genere amichevole e gentile.
Quando mia moglie entrò nell’ufficio e si fu accomodata, si sentì fare dalla responsabile dell’istituto questa strana richiesta : “ La disturbiamo per chiederle un grande favore. Quest’anno abbiamo intenzione di migliorare particolarmente l’usuale spettacolino scolastico. Le saremmo veramente grate se potessimo godere dell’intervento professionale di suo marito, se possibile. Suo figlio ci ha detto che suo padre di mestiere fa il clown “.
Wednesday, 15 June 2011
RITORNO CON PAPA’
Sono in viaggio in auto verso la Liguria, solo, salvo nonno talpone, che sta in un angolo, mesto e pensieroso.
Gli avevo detto che non doveva nemmeno fiatare o gli avrei torto il collo.
Mi sono alzato presto, alle sei, sono partito sotto un cielo nuvoloso, in una città ancora quasi deserta.
Stiamo andando a trovare papà e a riportarlo a Milano.
Questo viaggio era previsto da quasi sei mesi e sempre rinviato.
Da ieri sera ci penso continuamente, non ho quasi dormito.
Stamane, quando ho cercato di alzarmi dal letto, ho avuto un giramento di testa, barcollavo, era la mia solita labirintite che dopo tre anni di pausa si è fatta risentire pesantemente.
Inoltre mi bruciano gli occhi, una forma di congiuntivite, anche questa si fa viva ogni tre o quattro anni.
Ma il viaggio non volevo rinviarlo, quindi un po’ ballonzolante e piangendo sono salito in auto, era una cosa mia, lo dovevo a mio padre.
Lui ha avuto un’infanzia molto dura, la madre morta giovanissima, il padre operaio e socialista, ma gretto e ubriacone, almeno alla domenica, da tutti chiamato “ Noé “, come se avesse scoperto lui la vite e i suoi generosi frutti spremuti.
Papà è andato a lavorare presto, dopo la quinta elementare, ho scoperto i foglietti della sua paga alla Pirelli di quando aveva dodici anni.
Ha studiato alla sera alla Società d’Arti e Mestieri, era molto bravo, ho trovato sue medaglie, encomi, libri premio.
Ha lavorato con intelligenza e senza risparmio per varie società, tutta la vita, fino ai ripetuti infarti che l’hanno portato al pensionamento anticipato.
Forse, anzi senz’altro, non sono stato il figlio che avrebbe sognato, quello più serio e allineato che faceva carriera da ingegnere.
Il suo sogno mai realizzato.
Forse se fosse vissuta mia madre, carattere romantico e sognatore, vi sarebbero state meno incomprensioni.
L’ho fatto contento solo quando ho trovato l’amore della mia vita, lui ha voluto conoscere lei e la sua famiglia di provenienza giù in Umbria.
Le ha voluto subito bene e l’ha apprezzata in modo completo e incondizionato.
Si è stupito solo che, matto com’ero, avessi fatto una cosa buona nella vita.
Quando poco dopo sposati la mia timida istriciotta è rimasta incinta, lui era al massimo della felicità, purtroppo non ha potuto vedere il nipote, futuro avvocato.
Ho avuto due figli come lui e forse, nella mia pochezza, li ho sempre ascoltati e accettati per quelli che erano, facendo il padre burbero ma anche talpone.
Forse c’è maggiore comunicazione con i miei figli, con i nipoti si sa, talpone si scioglie come il burro in padella.
Perdonami papà, mentre ti accompagno per l’ultima volta nella tua Milano, passando davanti alle ex officine OM del nonno Noé, davanti alla tua casa popolare di ringhiera, davanti al vecchio circolo socialista di via Bellezza dove da ragazzino tenevi i conti della cooperativa operaia.
Lascia l’ultimo saluto ai tuoi posti d’infanzia e lasciami il tuo perdono se ti ho fatto soffrire, è servito a capire meglio da padre e da nonno, talpone s’intende.
Addio papà.
Gli avevo detto che non doveva nemmeno fiatare o gli avrei torto il collo.
Mi sono alzato presto, alle sei, sono partito sotto un cielo nuvoloso, in una città ancora quasi deserta.
Stiamo andando a trovare papà e a riportarlo a Milano.
Questo viaggio era previsto da quasi sei mesi e sempre rinviato.
Da ieri sera ci penso continuamente, non ho quasi dormito.
Stamane, quando ho cercato di alzarmi dal letto, ho avuto un giramento di testa, barcollavo, era la mia solita labirintite che dopo tre anni di pausa si è fatta risentire pesantemente.
Inoltre mi bruciano gli occhi, una forma di congiuntivite, anche questa si fa viva ogni tre o quattro anni.
Ma il viaggio non volevo rinviarlo, quindi un po’ ballonzolante e piangendo sono salito in auto, era una cosa mia, lo dovevo a mio padre.
Lui ha avuto un’infanzia molto dura, la madre morta giovanissima, il padre operaio e socialista, ma gretto e ubriacone, almeno alla domenica, da tutti chiamato “ Noé “, come se avesse scoperto lui la vite e i suoi generosi frutti spremuti.
Papà è andato a lavorare presto, dopo la quinta elementare, ho scoperto i foglietti della sua paga alla Pirelli di quando aveva dodici anni.
Ha studiato alla sera alla Società d’Arti e Mestieri, era molto bravo, ho trovato sue medaglie, encomi, libri premio.
Ha lavorato con intelligenza e senza risparmio per varie società, tutta la vita, fino ai ripetuti infarti che l’hanno portato al pensionamento anticipato.
Forse, anzi senz’altro, non sono stato il figlio che avrebbe sognato, quello più serio e allineato che faceva carriera da ingegnere.
Il suo sogno mai realizzato.
Forse se fosse vissuta mia madre, carattere romantico e sognatore, vi sarebbero state meno incomprensioni.
L’ho fatto contento solo quando ho trovato l’amore della mia vita, lui ha voluto conoscere lei e la sua famiglia di provenienza giù in Umbria.
Le ha voluto subito bene e l’ha apprezzata in modo completo e incondizionato.
Si è stupito solo che, matto com’ero, avessi fatto una cosa buona nella vita.
Quando poco dopo sposati la mia timida istriciotta è rimasta incinta, lui era al massimo della felicità, purtroppo non ha potuto vedere il nipote, futuro avvocato.
Ho avuto due figli come lui e forse, nella mia pochezza, li ho sempre ascoltati e accettati per quelli che erano, facendo il padre burbero ma anche talpone.
Forse c’è maggiore comunicazione con i miei figli, con i nipoti si sa, talpone si scioglie come il burro in padella.
Perdonami papà, mentre ti accompagno per l’ultima volta nella tua Milano, passando davanti alle ex officine OM del nonno Noé, davanti alla tua casa popolare di ringhiera, davanti al vecchio circolo socialista di via Bellezza dove da ragazzino tenevi i conti della cooperativa operaia.
Lascia l’ultimo saluto ai tuoi posti d’infanzia e lasciami il tuo perdono se ti ho fatto soffrire, è servito a capire meglio da padre e da nonno, talpone s’intende.
Addio papà.
Monday, 13 June 2011
VOGLIO DIVORZIARE
I quattro referendum sono passati con una maggioranza travolgente e inaspettata, superando anche il trabocchetto del quorum con il voto scarso degli italiani all’estero.
Il barzellettaio venditore di saponette mastica amaro, la televisione stasera addirittura diceva che si era trincerato in un “ no comment “ all’inglese, come se un guitto potesse passare per un gentleman.
Chi invece non sta zitto un attimo, saltella impazzito dalla gioia, invia SMS agli amici, tampina persino su twitter la Sabina Guzzanti, brinda a spumante ripetutamente con la scusa della vittoria, è, come potete immaginare, il nonno talpone.
Lui sostiene che l’aveva predetto venti giorni fa mentre visitava la cattedrale di Salisbury, l’aveva ripetuto mentre girava tra le rovine del monastero di Glastonbury, ma allora era a dieta liquida da più giorni, con acqua calda ( cosa di cui si vergogna da morire ancora oggi ) e patate lesse a pranzo e cena.
Il suo forzato menù quotidiano non lo aiutava certo a mantenere un modesto equilibrio, se mai ne ha avuto uno.
Poi a cena da amici venerdì scorso, dopo una scorpacciata di zuppa di pesce e svariate bottiglie di vino bianco, ha intrattenuto con lunghi e oscuri discorsi di profezie il povero nonno del suo beniamino, il piccolo Giorgio.
Questo nonno è una persona molto seria ed equilibrata, inoltre è anche un paziente ascoltatore, che anche questa volta ha subito le previsioni apocalittiche, in parte poi realizzatesi, di nonno talpone.
Ma adesso tocca a me, povero nonno Paolo, subire le nuove idee grandiose e i progetti iperbolici del preteso mago nonno talpone.
Lui vorrebbe aprire un ufficio di consulenza chiromantica, anche via internet, viste le sue pretese capacità divinatorie, per dare consigli alla gente su amori, affari, affanni, quello che lui chiama, in pura vena cartonistica, il futurama.
Vero è che quasi trent’anni fa stava scrivendo su commissione il suo secondo libro, proprio sulle arti divinatorie con tarocchi, lettura della mano e con il pendolino.
Per fortuna il contratto editoriale poi sfumò, lasciandolo con i primi appunti e una certa quantità di libri sull’argomento.
E’ inoltre vero che aveva vicino a casa una vecchia zia nubile, bisbetica e irascibile, molto brava però a leggere il futuro con il giro magico delle carte, insegnandogli da bambino tale abilità, invece di giocare con lui a rubamazzetto o alla Pepatencia.
Io però pensavo che tutte queste esperienze fossero seppellite in un lontano passato.
Ma ora chi ferma più nonno talpone ?
Nonno Paolo è sì paziente, ma comincia a sentire puzza di guai.
Quasi quasi divorzio.
Ma no, non dal mio amore istriciotto, per quanto pungiglioso sia, ahi quanto pungente, ma voglio divorziare da lui, dal mio avatar, il cibernetico mago nonno talpone.
Che dite, faccio bene ?
Il barzellettaio venditore di saponette mastica amaro, la televisione stasera addirittura diceva che si era trincerato in un “ no comment “ all’inglese, come se un guitto potesse passare per un gentleman.
Chi invece non sta zitto un attimo, saltella impazzito dalla gioia, invia SMS agli amici, tampina persino su twitter la Sabina Guzzanti, brinda a spumante ripetutamente con la scusa della vittoria, è, come potete immaginare, il nonno talpone.
Lui sostiene che l’aveva predetto venti giorni fa mentre visitava la cattedrale di Salisbury, l’aveva ripetuto mentre girava tra le rovine del monastero di Glastonbury, ma allora era a dieta liquida da più giorni, con acqua calda ( cosa di cui si vergogna da morire ancora oggi ) e patate lesse a pranzo e cena.
Il suo forzato menù quotidiano non lo aiutava certo a mantenere un modesto equilibrio, se mai ne ha avuto uno.
Poi a cena da amici venerdì scorso, dopo una scorpacciata di zuppa di pesce e svariate bottiglie di vino bianco, ha intrattenuto con lunghi e oscuri discorsi di profezie il povero nonno del suo beniamino, il piccolo Giorgio.
Questo nonno è una persona molto seria ed equilibrata, inoltre è anche un paziente ascoltatore, che anche questa volta ha subito le previsioni apocalittiche, in parte poi realizzatesi, di nonno talpone.
Ma adesso tocca a me, povero nonno Paolo, subire le nuove idee grandiose e i progetti iperbolici del preteso mago nonno talpone.
Lui vorrebbe aprire un ufficio di consulenza chiromantica, anche via internet, viste le sue pretese capacità divinatorie, per dare consigli alla gente su amori, affari, affanni, quello che lui chiama, in pura vena cartonistica, il futurama.
Vero è che quasi trent’anni fa stava scrivendo su commissione il suo secondo libro, proprio sulle arti divinatorie con tarocchi, lettura della mano e con il pendolino.
Per fortuna il contratto editoriale poi sfumò, lasciandolo con i primi appunti e una certa quantità di libri sull’argomento.
E’ inoltre vero che aveva vicino a casa una vecchia zia nubile, bisbetica e irascibile, molto brava però a leggere il futuro con il giro magico delle carte, insegnandogli da bambino tale abilità, invece di giocare con lui a rubamazzetto o alla Pepatencia.
Io però pensavo che tutte queste esperienze fossero seppellite in un lontano passato.
Ma ora chi ferma più nonno talpone ?
Nonno Paolo è sì paziente, ma comincia a sentire puzza di guai.
Quasi quasi divorzio.
Ma no, non dal mio amore istriciotto, per quanto pungiglioso sia, ahi quanto pungente, ma voglio divorziare da lui, dal mio avatar, il cibernetico mago nonno talpone.
Che dite, faccio bene ?
Sunday, 12 June 2011
PAGAMENTO IN BOTTIGLIE
Stamattina si è cominciato a votare per i referendum.
Mio figlio, il Martello di dio, aveva cominciato due mesi fa a inondare di mail aggressive e perentorie la moltitudine dei suoi amici.
Mia moglie, l’istrice prussiana, aveva intrapreso già ieri mattina il lungo viaggio in treno per votare in Umbria, dove ha la residenza.
Nonno talpone ha accettato questi tre giorni di lontananza, diciamo anche di vacanza, con una buona dose di filosofia.
Pensa che l’amore migliori con breve pause di lontananza reciproca.
Si è così goduto la festa di compleanno del nipotino piovretta, ormai divenuto adulto.
Ha ormai tre anni lui, quando gli viene chiesta l’età risponde così “ Dieci anni, io “.
Sempre così gli uomini, tra quarant’anni, o forse prima, comincerà a dichiararne meno.
Alla fine, come nonno talpone, non saprà, gli auguro, quale sia la sua età, perché tutte gli appartengono.
Comunque ieri, senza controlli, mi ero fatto una gran scorpacciata di pizzette, fette di torta alla panna, fragole e ananas, bicchieri di birra, vino fragolino e vassoi di patatine fritte all’aceto bianco.
A dir la verità questa è l’ultima scoperta del figlio avvocato, folgorato dai pacchetti di patatine serviti al pub matrimoniale.
Stamattina quindi nonno talpone ha rinviato la scrittura del solito post, ieri sera era leggermente malconcio, dalla sua sveglia alle sei era pronto per andare a votare.
Non ha faticato, stranamente, a trovare il certificato elettorale e la carta d’identità.
Un segno divino, data la sua sbadataggine.
Messa una bella croce sul SI dei quattro più cinque foglioni delle schede, è uscito tronfio per la strada.
Ha chiesto al giornalaio se aveva fatto il suo dovere, questi ha risposto che era di turno, lui aveva la residenza a Mantova.
Leggermente contrariato, nonno talpone ha iniziato a camminare per le strade di periferia, con uno sguardo indagatore sui passanti e scrutando le poche auto che passavano per vedere se avessero l’intenzione di svignarsela per un’uscita domenicale.
Pensò anche di mettersi davanti ai caselli autostradali con un grosso cartello al collo, con su scritto “ hai già votato ? “.
Per calmarsi telefonò al suo amico psichiatra, ma non ebbe risposta.
Nel frattempo nella lunga camminata lui guardava sempre lassù in cielo, per scoprire se le nuvole promettessero pioggia o un maledetto sole da gita fuori porta.
Comunque nonno talpone crede fermamente nelle sue innate capacità divinatorie e ripete, come già scritto tempo fa e ripetuto due sere fa ad una cena da amici, che le elezioni di Pisapia erano certe, che il referendum prevarrà, che il venditore di saponette, anzi di soap opera, perderà il potere politico, poi il suo tesoro e infine ne morrà di dolore.
Come Giovanni Senza Terra ottocento anni fa.
Vengo richiamato al telefono dall’amico psichiatra che mi rassicura : lui, la moglie langarola e la figlia pasionaria hanno già votato.
Un gran sospiro di sollievo.
Nonno talpone evita però di parlare all’amico delle sue visioni profetiche, prudenza ci vuole.
Meglio sognare e sperare.
Poi chissà, se tutto si dovesse avverare, lui potrebbe avere un futuro di mago veggente, il famoso mago talpone, vede e prevede tutto, amore, affari…
Pagamento in bottiglie, prego.
Mio figlio, il Martello di dio, aveva cominciato due mesi fa a inondare di mail aggressive e perentorie la moltitudine dei suoi amici.
Mia moglie, l’istrice prussiana, aveva intrapreso già ieri mattina il lungo viaggio in treno per votare in Umbria, dove ha la residenza.
Nonno talpone ha accettato questi tre giorni di lontananza, diciamo anche di vacanza, con una buona dose di filosofia.
Pensa che l’amore migliori con breve pause di lontananza reciproca.
Si è così goduto la festa di compleanno del nipotino piovretta, ormai divenuto adulto.
Ha ormai tre anni lui, quando gli viene chiesta l’età risponde così “ Dieci anni, io “.
Sempre così gli uomini, tra quarant’anni, o forse prima, comincerà a dichiararne meno.
Alla fine, come nonno talpone, non saprà, gli auguro, quale sia la sua età, perché tutte gli appartengono.
Comunque ieri, senza controlli, mi ero fatto una gran scorpacciata di pizzette, fette di torta alla panna, fragole e ananas, bicchieri di birra, vino fragolino e vassoi di patatine fritte all’aceto bianco.
A dir la verità questa è l’ultima scoperta del figlio avvocato, folgorato dai pacchetti di patatine serviti al pub matrimoniale.
Stamattina quindi nonno talpone ha rinviato la scrittura del solito post, ieri sera era leggermente malconcio, dalla sua sveglia alle sei era pronto per andare a votare.
Non ha faticato, stranamente, a trovare il certificato elettorale e la carta d’identità.
Un segno divino, data la sua sbadataggine.
Messa una bella croce sul SI dei quattro più cinque foglioni delle schede, è uscito tronfio per la strada.
Ha chiesto al giornalaio se aveva fatto il suo dovere, questi ha risposto che era di turno, lui aveva la residenza a Mantova.
Leggermente contrariato, nonno talpone ha iniziato a camminare per le strade di periferia, con uno sguardo indagatore sui passanti e scrutando le poche auto che passavano per vedere se avessero l’intenzione di svignarsela per un’uscita domenicale.
Pensò anche di mettersi davanti ai caselli autostradali con un grosso cartello al collo, con su scritto “ hai già votato ? “.
Per calmarsi telefonò al suo amico psichiatra, ma non ebbe risposta.
Nel frattempo nella lunga camminata lui guardava sempre lassù in cielo, per scoprire se le nuvole promettessero pioggia o un maledetto sole da gita fuori porta.
Comunque nonno talpone crede fermamente nelle sue innate capacità divinatorie e ripete, come già scritto tempo fa e ripetuto due sere fa ad una cena da amici, che le elezioni di Pisapia erano certe, che il referendum prevarrà, che il venditore di saponette, anzi di soap opera, perderà il potere politico, poi il suo tesoro e infine ne morrà di dolore.
Come Giovanni Senza Terra ottocento anni fa.
Vengo richiamato al telefono dall’amico psichiatra che mi rassicura : lui, la moglie langarola e la figlia pasionaria hanno già votato.
Un gran sospiro di sollievo.
Nonno talpone evita però di parlare all’amico delle sue visioni profetiche, prudenza ci vuole.
Meglio sognare e sperare.
Poi chissà, se tutto si dovesse avverare, lui potrebbe avere un futuro di mago veggente, il famoso mago talpone, vede e prevede tutto, amore, affari…
Pagamento in bottiglie, prego.
Subscribe to:
Posts (Atom)